Costantino: “Il nuovo Pechino Express sarà super LGBT e fisicamente devastante”

Cast di giovani rivelazioni tra cui lo stilista gay Marcelo Burlon nella sesta edizione dal 13 settembre su Raidue.

Giovane, social e, inevitabilmente, super friendly. Il nuovo Pechino Express – Verso il Sol Levante, sesta edizione, irrinunciabile appuntamento della rentrée televisiva, torna su Raidue il 13 settembre e un po’ alle origini: l’Oriente, sì, ma inedito – Filippine, Taiwan e Giappone – con prove pare estreme e devastanti per un cast sorprendente ricolmo di maschietti tutti da scoprire e qualche irresistibile riciclo per appassionati (Antonella Elia, su tutti!).

Ma soprattutto torna lui, il nostro punto di riferimento – non cardinale, termine troppo cattolico, non gradirebbe – Costantino Della Gherardesca, guardiano di una razionalità disincantata che nell’opaca tv italiana brilla come una stella. L’abbiamo anche scoperto ardito scrittore filosofeggiante nel curioso esperimento letterario ‘Punto. Aprire la mente e chiudere con le stronzate’ (Rizzoli Lizard), un pentalogo di auto-aiuto ferocemente satirico e disilluso (prima regola: non seguire i propri sogni!) in cui evidenzia quanto il mondo gay si sia tristemente uniformato al modello sociale etero.

Ecco che cosa ci ha raccontato in esclusiva:

Il cast di questa sesta edizione, ‘Verso il Sol Levante’, sorprende perché sembra puntare molto sulla scoperta, sono pochi i nomi noti. Sembra anche molto social, sulla scia di un target che vede i millennials come maggioranza assoluta del pubblico di Pechino Express… Che ne pensi?

Penso che tu abbia colto perfettamente il senso del cast di quest’anno, nonché il target. Ci sono in realtà molti nomi noti, ma ad un pubblico non televisivo. Abbiamo deciso di non essere solipsistici e di aprire verso il mondo che vivono i ragazzi che seguono Pechino Express, abbiamo cercato di fare qualcosa di nuovo e soprattutto pulito che differenzi il programma in modo netto rispetto ai reality di emittenti private.

Il pubblico queer non vede l’ora di gustarsi i #modaioli, ossia la rivelazione fashion-millionaire Marcelo Burlon e il videoartist Michele Lamanna… Non c’è il rischio che qualcuno si ingelosisca?

Io non credo che Marcelo abbia un fidanzato. Credo che, come me, sia sul mercato. Contrariamente a me però è in ottima forma fisica, quindi ovviamente ha molto più successo sul fronte personale.

Com’è stato spogliare di quasi tutto uno stilista ricchissimo come Marcelo Burlon?

In realtà Marcelo è un uomo che si è fatto da solo, molto tenace ed atletico. Non è cresciuto in mezzo al foie gras e le bottiglie di Chateau d’Yquem. Anche se è decisamente più ricco di me, è molto più alla mano, molto più democratico.

E da Michele Lamanna che cosa ci possiamo aspettare?

Lamanna è molto più buono nonché molto meno spartano di Marcelo, è un vero modaiolo. Sarà difficile per lui affrontare il disagio, la sporcizia, i ratti e gli insetti.

Comunque il parterre di bei manzi è decisamente ricco, e i #maschi sembrano un po’ contrapposti alle #estrellas spagnole… Forse questi ultimi sono meno maschi e più artisti dei primi?

Ci sono controversie su chi sia più manzo tra Rocco e Francesco dei #maschi. Io trovo Rocco un bellissimo uomo. Sono curioso di vedere quanto sarà apprezzato dal pubblico. Rafael delle #estrellas è un artista, in tutti i sensi.

Per i fan un po’ attempati del trash, la coppia Antonella Elia e Jill Cooper delle #caporali promette scintille…

Le #caporali sono spettacolari. Jill è una fitness guru cristiana nata a Wichita, ed è feroce. Antonella è incredibile perché vede il mondo con gli occhi di una 14enne, ed ha una forte carica emotiva.

E gli Egger hanno tirato fuori quell’anima blasée da vecchio nobile che è in te?

No.

Pechino Express torna un po’ alle origini, ma in un Oriente assolutamente inedito: come descriveresti in poche righe questa triplice avventura in Filippine, Taiwan e Giappone?

Sarà molto interessante, le Filippine sono un paese straordinario ma estremamente povero. Quindi i viaggiatori dovranno affrontare le solite avversità tipiche di Pechino Express. Dopodiché la situazione si ribalterà, per la prima volta nella storia di Pechino Express i viaggiatori si troveranno ad attraversare due luoghi molto più ricchi e tecnologicamente evoluti dell’Italia: Taiwan e il Giappone.

Come ti è sembrata la percezione dell’omosessualità in questi tre Paesi, tu che hai viaggiato ormai in quasi tutto il mondo?

Persino nelle Filippine, dove c’è un presidente populista di destra, c’è una gigantesca e fiorente comunità gay. Taiwan è il primo posto in Asia a legalizzare le unioni civili. In Giappone c’è un filino di omofobia negli ambienti più conservatori, ma anche li non c’è alcun problema per il viaggiatore omosessuale.

Cocteau diceva che “il Giappone esce dal mare. Il mare l’ha respinto come una conchiglia di madreperla. Il mare conserva il diritto di distruggerlo e di riprenderselo”. È vero che è impensabile un Giappone senza il suo mare?

Beh sì, ma soprattutto è raffinatissima la loro cultura culinaria sul pesce. Sono riusciti a farmi un lavaggio del cervello tipo Manchurian Candidate: non mangerò mai più del salmone se ha le striature bianche di grasso, e non comprerò mai più il pesce se c’è puzza di pesce dove lo stanno vendendo.

Puoi anticiparci qualcosa sulle nuove prove? Saranno più dure e selettive?

Fisicamente sarà molto difficile, d’altronde il senso di Pechino Express per i viaggiatori è proprio quello di confrontarsi con i propri limiti fisici e psicologici. E superarli.

Hai scritto un curioso libro, ‘Punto. Aprire la mente e chiudere con le stronzate’ per Rizzoli, una sorta di manuale di auto-aiuto post new age in cinque punti alla Deepak Chopra ma innestato in uno zibaldone di aforismi alla Montaigne. Viene fuori la tua formazione da filosofo, come ti è venuta l’idea di strutturarlo così?

Il libro è innanzitutto comico, ed è anche una parodia dei manuali di auto-aiuto spirituali, quindi ho deciso di strutturarlo come tale. Come dico sempre: è un manuale di auto-aiuto per persone che si rendono conto di non avere un’anima.

Hai colto una delle grandi verità sul fallimento d’immagine del modello sessuale gay e della previsione in tal senso di Michel Foucault, il quale pensava che gli etero avrebbe copiato dagli omosessuali: scrivi che “abbiamo barattato il nostro ruolo di pionieri della futura umanità con una foto di famiglia”…

Una foto di famiglia americana reaganiana. Anni fa avevo conosciuto Terry Gilliam, durante le registrazioni di un programma, e lui disse che un bel giorno, a Malibù, si ritrovò mano nella mano con la sua bellissima fidanzata, mentre camminava sulla spiaggia guardando il tramonto californiano. E in quel preciso momento si rese conto che stava vivendo una cartolina, un sogno altrui. Mollò tutto, fidanzatina inclusa, e si trasferì in una cascina in mezzo al fango nella provincia francese. Durante le riprese di Secondo Costa, un programma che ho fatto per Rai2, ho conosciuto un ragazzo gay che aveva il tatuaggio di un passeggino, perché aveva una figlia. Davanti alle telecamere sono stato civile. Avrei dovuto spaccare tutto. Ho passato la mia adolescenza odiando e scappando dal mondo dei passeggini e biberon. La sola idea di accompagnare un bambino ad una partita di pallavolo mi fa accapponare la pelle. Mi troverei molto più a mio agio a fare il colonnello per Al Sisi.

Hai anche svelato il profondo materialismo che regna oggi insieme a quello che tu chiami il ‘poverismo di maniera’: il vero tabù oggi è la povertà, non si può dire di essere attratti dal lusso…

Il pauperismo era adorabile quando lo faceva Annabella Lwin a 15 anni. Meno quando lo fanno dei giornalisti di sesso maschile di 45 anni. Vedi, sono tutti bravissimi a fare i rivoluzionari no-global con gli status Facebook, ma poi vorrei vederli realmente senza denaro. Non credo che i pirati somali passino il loro tempo a indignarsi online per delle cazzate, sfoggiando la propria, presunta, superiorità etica.

Grazie a te scopriamo l’incredibile storia della trans iraniana Maryam Khatoon Molkara che ha ottenuto dall’ayatollah una sorta di ‘foglio rosa’ per facilitare economicamente il percorso di transizione… Come l’hai scovata? Ti piacerebbe un Pechino Express ambientato in Medio Oriente?

Non mi ricordo dove ho scovato Maryam, forse in un documentario della BBC. L’Iran è una nazione straordinaria, la terra della poesia. Secondo me un Pechino Express ambientato in Medio Oriente, oltre ad essere divino, aiuterebbe moltissimo a sfatare i soliti preconcetti sulla cultura musulmana.

2 commenti su “Costantino: “Il nuovo Pechino Express sarà super LGBT e fisicamente devastante”

  1. Io capisco che Dio è morto Marx è morto e Di Maio e Salvini che non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro e che non saprebbero gestire un chiosco di gelati siano stati invitati al seminario ambrosetti dai capitani di industria per dire alle aziende cosa vogliono o debbono fare. Ma affiancare i filosofi a Costantino della Gherardesca… povera filosofia!

  2. Mi chiedo più che altro quale sia l’ideale di Omosessualità che hanno questi vips? Posto che Costantino come a suo tempo Platinette hanno ben diritto di avere le proprie idee e di esprimerle, d’altronde non si può pretendere che tutti i Gay vogliano mettere su famiglia e ci mancherebbe, tuttavia è che proprio mi sfugge quale sia ciò a cui anelano. Cosa sarebbe poi quello che avrebbero copiato gli Eterosessuali da noi Omosessuali mi è totalmente oscuro…

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