Ucraina, non solo transfobia, ma anche razzismo al confine: “Prima i bianchi, poi i neri”

Profughi respinti alla frontiera ucraino-polacca perché neri. Ecco le dichiarazioni degli studenti.

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Non solo transfobia, ma anche razzismo al confine ucraino: "Prima i bianchi, poi i neri".
profuga alla frontiera di medyka
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Oltre alle donne trans respinte al confine ucraino perché il passaporto le identifica come “maschio”, anche le persone nere si ritrovano a combattere più di una guerra. Tra le ultime dichiarazioni, a numerosi profughi è stato impedito salire sui treni in partenza dall’Ucraina perché “i bianchi passano prima“.

L’ultima testimonianza arriva da Palermo, da Suor Anna Alonzo, che ha temporaneamente accolto presso la fondazione di Casteldaccia, Casa Regina della Pace, Michael e Mishack, due studenti ventenni in fuga dall’Ucraina: “La precedente proprietaria mi ha detto che non voleva ospitare due africani” dichiara Suor Anna. “Speriamo che qualcuno li aiuti. È lo spettro del razzismo. Che differenza c’è tra un ragazzo ucraino e un ragazzo nigeriano che vive in Ucraina? Sono entrambi esseri umani in fuga dalla stessa guerra”.

Non solo transfobia, ma anche razzismo al confine ucraino: "Prima i bianchi, poi i neri".
Foto di Wojtek Radwanski/ Getty Images

Un’altra dichiarazione arriva da Moustapha Bagui Sylla, studente originario della Guinea, che si è ritrovato a scappare dalla residenza universitaria di Kharkiv. “Non fanno passare gli Africani” gli hanno risposto alla frontiera di Medyka. “I neri non erano ammessi, ma abbiamo potuto vedere i bianchi che passavano” ha dichiarato Sylla a France24. Alexander Somto Orah, 25 enne in fuga insieme ad altri suoi amici, è stato costretto a tuffarsi sul treno in movimento, aggrappandosi al vagone e urlando al macchinista: “O apri la porta o moriamo per strada“. Orah racconta a Nbc News che alla stazione i controllori urlavano “solo ucraini” dando la precedenza esclusivamente alle persone bianche, senza nemmeno verificare il passaporto. Un’altra studentessa, testimonia di essere stata respinta dopo non aver dormito o mangiato per tre giorni e camminato per più di 20km: “Perché la nazionalità decide chi può riposarsi?” scrive su Twitter.

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Una denuncia che va avanti da Marzo, ed è arrivata fino a Macky Sall, presidente dell’Unione Africana, e Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione, che hanno denunciato pubblicamente i ripetuti atti di razzismo verso i profughi neri lo scorso Marzo, seguiti da Clayson Monyela, portavoce del ministero degli Esteri sudafricano: “Gli studenti sudafricani sono state trattate in modo disastroso al confine polacco” ha scritto su Twitter, aggiungendo che Amb J Mngomezulu, ambasciatore sudafricano, è arrivato personalmente sul posto, con 5 ore di viaggio, per occuparsi della questione. Anche la pagina Twitter @UcraineLeaving sta monitorando la situazione, cercando di inviare rinforzi dalla Croce Rossa e Medici senza Frontiere.

Leggi anche: Ucraina, la (doppia) guerra delle persone trans

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