Vaccino Covid-19, precedenza alle persone sieropositive mentre c’è chi grida al complotto

"Perché in 40 anni non si è mai scoperto il vaccino contro l'HIV e in meno di un anno abbiamo già quello contro il Covid 19?", si domanda qualcuno. Gratuitamente.

vaccino
Arriva il Vaccino contro il covid.
3 min. di lettura

Nel Regno Unito sono iniziate le vaccinazioni contro il Covid 19. È il primo paese al mondo ad aver autorizzato l’utilizzo del vaccino prodotto dalla Pfizer/BioNTech, con la speranza che possa finalmente debellare il Coronavirus.

La Public Health England ha chiarito chi avrà la precedenza per ottenere subito il vaccino e tra questi ci sono anche gli affetti da HIV. Oltre ai sieropositivi (posizionati nel sesto gruppo), ci saranno anche gli over 65, chi sta facendo il percorso di chemioterapia o radioterapia, chi è affetto da leucemia o altre malattia del sangue. Ma anche chi ha problemi cronici legati al cuore, ai reni, diabete e asma. Infine, coloro che hanno una malattia mentale. Inoltre, alcune dosi del vaccino saranno riservate agli operatori sanitari.

Le persone sieropositivi sono più a rischio?

Le persone che sono state contagiate con il virus dell’HIV potrebbero avere più probabilità di contrarre il Covid-19. E soprattutto, di essere ricoverate con sintomi. È quindi giustamente considerata una categoria a rischio.

Ma il direttore esecutivo di NAM (un’organizzazione benefica britannica che si occupa di HIV e AIDS), Matthew Hodson, ha specificato che non è proprio corretto affermare che i sieropositivi sono più vulnerabili. Sarebbe più giusto dire che ci potrebbe essere un (seppur lieve) maggior rischio di morte, per gli effetti del virus. Nel dettaglio, ha spiegato:

Sebbene ci siano poche prove che le persone che convivono con l’HIV abbiano maggiori probabilità di acquisire COVID, potrebbe esserci un lieve aumento del rischio di morire a causa di COVID-19. Le persone che non vengono soppresse viralmente durante il trattamento per l’HIV sono probabilmente a maggior rischio. COVID ha sottolineato l’importanza di una rapida diagnosi dell’HIV e dell’accesso al trattamento.

Alcuni dei vaccini, come i vaccini di Oxford e Pfizer, reclutavano specificamente persone che convivono con l’HIV, sebbene i risultati completi di questi studi non siano ancora stati pubblicati. A livello personale, come persona che convive con l’HIV da 22 anni, non esiterò a farmi vaccinare.

Vaccino contro il Covid ma non contro l’HIV? Nessun complotto

Spostandoci di 2.400 chilometri, da Londra approdiamo a Roma, dove invece non c’è ancora una data certa per l’arrivo del vaccino. La politica si sta muovendo e forse per l’inizio del 2021 vedremo le prime dosi, ma ancora non si sa se anche qui i sieropositivi avranno la precedenza.

In compenso, abbiamo diversi personaggi piuttosto conosciuti che si domandano: “Perché in 40 anni non si è mai scoperto il vaccino contro l’HIV e in meno di un anno abbiamo già quello contro il Covid 19?”.

Stiamo parlando di Gianluigi Nuzzi, giornalista collaboratore di La Verità, il quale ha proprio chiamato al complotto dopo aver riscontrato questa stranezza. Su Facebook, ha difatti scritto: “Oltre 30 anni di ricerche nessun vaccino per l’HIV. In meno di 1 anno è pronto il vaccino per il Covid. A voi non sembra strano? Forse c’è qualcosa che non va?

Purtroppo non è il solo. Con l’arrivo del vaccino Pfizer, infatti, in molti hanno scatenato un surreale parallelismo tra Covid e HIV/AIDS. Niente di più sbagliato. Chi grida al complotto dovrebbe leggere i seguenti punti su cui riflettere.

  • Partiamo dal fatto che il virus dell’HIV è molto diverso rispetto a quello del Sars-Cov-2. Con una forma diversa, cambia anche il suo modo di agire, e quindi anche le “armi” che si possono utilizzare per fermarlo.
  • Per il virus del Covid, inoltre, il nostro sistema immunitario può sviluppare delle difese per difendersi, non è così per l’HIV, poiché è un virus che attacca il sistema immunitario e lo distrugge.
  • Il Sars-Cov-2 è più simile a virus già affrontati e debellati, come SARS e MERS. Questo ha aiutato i ricercatori, che avevano una base da cui partire per i loro studi. L’HIV era un virus nuovo e più complesso, senza parenti da cui trovare una cura.
  • La burocrazia. Purtroppo, ogni studio deve essere prima autorizzato. Vista la crisi sanitaria ed economica, questo passaggio è stato “saltato”, partendo subito con le ricerche in laboratorio.
  • Rispetto al Sars-Cov-2, l’HIV muta più velocemente e più volte.
  • Pensiamo anche sulla trasmissione: per il Covid, bastano un bacio e un abbraccio. Per contrarre l’HIV, ci deve essere lo scambio di fluidi corporei (rapporti sessuali), il venire a contatto con sangue di un sieropositivo, oppure il latte materno (tra madre e figlio).

A confermare questo illustri nomi in campo scientifico come il professor Jean-Daniel Lelièvre, capo di immunologia clinica dell’ospedale Henri Mondor.

Perché questi tempi così differenti nella ricerca di soluzioni per le due malattie? È abbastanza semplice: abbiamo vaccini per malattie che si curano, cioè per malattie contro le quali abbiamo una protezione naturale. Con morbillo, influenza, epatite B si crea un’immunità naturale. Dal Sars-Cov-2 si guarisce perché produciamo anticorpi al virus. Con il vaccino quindi riproduciamo ciò che viene fatto in natura, perché sappiamo come l’organismo umano si difende da questo virus. Nel caso di malattie infettive complesse, come l’HIV, non c’è risposta immunitaria in natura, anzi l’HIV distrugge il sistema immunitario. Ecco perché il parallelismo tra HIV e Sars-Cov-2 è impossibile, fuorviante e stupido.

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bacibaci 11.12.20 - 13:31

Il complottismo alla fine è uno dei modi in cui le persone si illudono di aver compreso una cosa che in realtà ignorano.

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