Anche Varese ce l’ha fatta. Dopo un periodo tumultuoso, finalmente la città lombarda ha un Pride confermato e certo, che si terrà una settimana prima di quello milanese, il 18 giugno.
L’iter organizzativo è stato come sempre difficoltoso: il 6 febbraio era stato annunciato che il Pride ci sarebbe stato, grazie alla collaborazione dell’associazione studentesca Insubria LGBT (che si era occupata anche di organizzare nella città lo #SvegliaItalia del 23 gennaio) e ovviamente alla delegazione Arcigay Varese. “Abbiamo chiesto anche il patrocinio del Comune e della Provincia – aveva spiegato Giovanni Boschini, portavoce del coordinamento Varese Pride e presidente di Arcigay Varese – e ci auguriamo che la nostra richiesta venga accettata: ci aspettiamo un cenno di accoglienza da parte delle istituzioni locali nei confronti della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale. Persone prima di tutto, parte integrante del tessuto sociale della città. Vogliamo che Varese inizi a essere una città più inclusiva nei confronti delle minoranze“. Oltre alla manifestazione, un’altra grande novità: la riapertura, dopo 15 anni, di una sede Arcigay a Varese: “Speriamo che sia un punto di riferimento nella città per gay, lesbiche, bisex e trans, ma anche per tutti coloro che sono impegnati per affermare i diritti“.
Dopo le premesse positive, lo smacco: il rifiuto del patrocinio da parte del Comune. La giunta ha negato all’unanimità il patrocinio all’evento perché “è divisivo e non mette tutti d’accordo” e perché “siamo in periodo elettorale“: di risposta, il 2 marzo arriva il placet della Provincia, rappresentata da Gunnar Vincenzi. Da qui le polemiche e l’organizzazione da parte di Piero Galparoli e Giuseppe Longhin, rispettivamente capigruppo in consiglio provinciale dei gruppi Liberi per la Provincia e Lega Nord Lega Lombarda, di una manifestazione denominata “Orgoglio Etero”: “Vogliamo valorizzare quella condizione di etero che negli ultimi anni è percepita, assurdamente, come negatività. Sarà l’occasione per ribadire il concetto di famiglia naturale e riequilibrare quello di ‘diritti e doveri’ che oggi è a sfavore della famiglia naturale sia sotto l’aspetto morale che sotto l’aspetto legislativo”. Parole offensive, provocatorie e fortemente discriminatorie. Qualche voce dissonante per fortuna c’è. Il capogruppo della nuova lista indipendente della sinistra Dino De Simone afferma: “Ci andrò con mia moglie e il mio bimbo, personalmente vorrei educarlo a cercare la bellezza e l’umanità nella diversità delle persone. Mi auguro che un giorno vivrà in un mondo in cui i diritti saranno davvero per tutti. Non mi sentirei un bravo padre se lo educassi alla chiusura e alla discriminazione”.
“Pare che sia la prima manifestazione in dieci anni per la quale il Comune ha negato il patrocinio. Ciò ha determinato una maggiorazione dei costi per l’energia elettrica e il suolo pubblico“, afferma Boschini. Anche per questo è importante contribuire al crowdfunding lanciato per aiutare a sostenere l’evento. Nonostante le difficoltà, l’entusiasmo non mancherà e la comunità gay varesina scenderà per le strade con o senza il patrocinio del Comune.
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