“Quel maestro gay non è adeguato”, e lui si dimette

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L'insegnante a Gay.it: "Il coraggio non serve a me, ma a loro. Se avessero un figlio gay?"

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Insegna dodici anni e da cinque dava vita a progetti di formazione nelle scuole. E tutto è andato benissimo finché alcuni genitori degli alunni della scuola “Dalmazio Birago” di Tuoro, parte dell’istituto comprensivo di Passignano sul Trasimeno (in Umbria) non hanno deciso che il suo “stile di vita” non è adeguato al suo ruolo. Perché quell’insegnante, 31 anni, è gay. Secondo quanto riporta il sito Tuttoggi.info, tutto è cominciato con il solito fastidioso chiacchiericcio. Qualche SMS mandato alle mamme dei ragazzi per “segnalare” la cosa, fino a diventare un reclamo ufficiale, con tanto di lettera alla dirigenza dell’istituto. Chiacchiere e reclami da cui l’insegnante ha deciso di non farsi rovinare la vita arrivando alla decisione estrema di rinunciare al suo incarico per l’anno 2014-15. Niente corso di danza, dunque, neanche tenuto da altri. La scuola, infatti, ha deciso che se non sarà lui a tenere il corso non lo farà nessun altro. “Per noi è un grande dispiacere. Abbiamo tentato di convincerlo a restare – ha spiegato rammaricato il dirigente scolastico Massimo Mariani – ma non c’è stato modo, era troppo indignato e giustamente. Ma la scuola ha deciso che se non sarà lui a portare avanti il progetto danza non lo farà nessuno. Resterà nel piano offerta formativa ma la scuola non si può rendere complice di un simile attacco alla sfera personale”.

Per fugare ogni dubbio su quali siano le ragioni di quanto accaduto, il dirigente ha precisato che “è stato evidente durante quella riunione (tenutasi con i genitori, ndr) che il problema sollevato era di carattere personale. Il problema era che l’insegnante è omosessuale“. Tanto è bastato a far ritenere ad alcune mamme che quell’insegnante non è valido. Non perché non competente o non preparato nella sua disciplina, no: perché è gay.

A chiarire definitivamente le cose è lo stesso insegnante, Daniele Baldoni, che ha scritto una lettera chiedendo in cui spiega che le sue sono dimissioni volontarie. “Dopo anni che collaboro con le scuole di Passignano e Tuoro sul Trasimeno, mi sento offeso da quanto detto in sede di riunione da alcuni genitori – scrive l’insegnante -, a titolo gratuito. Non so se certe illazioni possono essere state alimentate da persone di cui la morale a questo punto ritengo essere alquanto discutibile“. Spiega, poi, di non avere nulla da recriminare riguardo al suo lavoro che ha sempre svolto sulla base delle sue competenze riconosciute da diplomi e attestati non volendo mai “essere e dimostrare di essere chi non sono”.

“La cosa più incresciosa riguarda però la mia sfera privata – continua la missiva -. Sapere che nel 2014 ci sono ancora persone che sarebbero disposte a fare l’esonero dei propri figli dal progetto da me presentato, a causa del mio “STILE DI VITA”, non più peccaminoso di una qualsiasi altra persona la ritengo davvero squallida; soprattutto quando nella mia vita ho sempre cercato di farmi conoscere per le sue mie capacità e non per altro. Perché non si tratta di un pettegolezzo, ma della mia vita. Vita per la quale ho tanto combattuto, e nella quale ho cercato di far comprendere a chiunque mi stava vicino quello che realmente ero e quanto valevo”. Un attacco da cui, più che se stesso, vuole difendere la sua famiglia. “Mi dispiace, ma a questo punto la mia serenità viene prima di ogni altra cosa. Ho anche una dignità ed una famiglia da tutelare – scrive -. Famiglia che mi è stata sempre vicina, che mi ha dato amore e comprensione. Famiglia che ama e rispetta me ed il mio compagno. Una madre, un padre ed un fratello che nessuno si deve permettere di far soffrire. Il mio non è un arrendersi, ma semplicemente un prendere atto della stupidità ed ignoranza delle persone e a questo punto ritengo per il mio bene di dover impegnare le mie energie in altri ambiti”.

Ma la preoccupazione di Baldoni va oltre, a tutti coloro che, a differenza di lui, non sono ancora in grado di difendersi da attacchi del genere. Al telefono con Gay.it, Daniele spiega: “Io sono molto sereno, non sto male. Voglio solo che passi il messaggio. Non serve a me il coraggio, serve a questa gente per capire”. E’ preoccupato per quello che fatti del genere possono provocare. “Come ci si può stupire del bullismo nelle scuole – dica l’insegnante a Gay.it – se i primi ad avere atteggiamenti del genere sono certi genitori? Se uno dei loro figli un giorno dovesse scoprirsi gay, cosa accadrebbe? Una persona più fragile di me, un ragazzo giovane, potrebbe reagire in modo del tutto diverso e arrivare a gesti estremi. E questo non deve succedere più”.

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A Baldoni sono arrivate molte attestazioni di solidarietà anche da altri genitori. A contattarlo sono stati anche alcuni assessori comunali che, oltre ad esprimere vicinanza, si sono detti pronti ad organizzare iniziative contro l’omofobia.

Il testo integrale della lettera di Daniele Baldoni può essere letto qui.

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