Un marito ideale

di

Dall'omonima commedia di Oscar Wilde un film soprattutto per tutti quelli che cercano ancora il principe azzurro

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Brillante! Già il fatto di essere tratto dall’omonima commedia di Oscar Wilde sarebbe sufficiente per attribuire ad “Un marito ideale” tale aggettivo, se poi aggiungiamo il fatto che ne è protagonista un Rupert Everett al meglio di sé, be’, non ci staccheremmo più dallo schermo (anzi, dal maxischermo con poltroncine di velluto e dolby-surround).

Come molte delle opere di Wilde, benché si tratti di vicende della fine del secolo scorso, risulta estremamente moderno, più che buona parte dell’attuale produzione (voglio dire, “Titanic” sarà anche stato bello, ma la solita tiritera “Ah, l’amore, l’amore, l’amore oltre ogni tempo ogni confine ogni barriera sociale” era pastafrolla ritrita!). L’umorismo sottile ma soprattutto spiazzante ne è di certo una delle caratteristiche peculiari e mostra, con un sorriso, come possa essere vario il mondo se solo ci pigliasse la briga di guardarlo attraverso degli occhiali colorati… o dando una pulita a quelli che indossiamo di solito.

Oltre al tono umoristico vediamo l’attacco che Wilde, reso bene da Oliver Parker, porta all’ipocrisia così diffusa in politica (ma è Wilde moderno e sono gli uomini che sono dannatamente banali in tutte le epoche?), a come facilmente l’opinione pubblica possa venire influenzata dai media, a come la corruzione e la ricerca di benefici personali inquini gli ideali della gente (com’è che a me viene in mente in continuazione un nome che inizia per “B” e finisce per “-oni” e che non è il commissario Basettoni di Topolino?).

Ma, come sempre per Wilde, la parte che ci tocca di più (e sto usando un plurale maiestatis) è la piccola riflessione che ci dona sullo spirito umano. Una verità tanto evidente da non essere presa abbastanza in considerazione: nessuno è perfetto e dobbiamo accettare noi stessi e chi amiamo per come siamo, compresi tutti i nostri difetti. Sir Chiltern (Jeremy Northam), che per sua moglie è un “marito ideale”, ha commesso degli errori, basta questo a renderlo indegno dell’amore della consorte? Del resto anche Lord Gorig (Rupert Everett), scapolo e donnaiolo incallito a cui tutti si rivolgono per aiuto e consigli (come mi ci riconosco…), una volta innamoratosi può essere il migliore dei mariti. Qualche piccola bugia può fare addirittura del bene e quando i Chiltern si renderanno conto di questo… be’, vedrete, non posso raccontarvi tutta la storia!

E’ un ottimo film da vedere per tutti quelli che cercano ancora l’”uomo perfetto”, il “principe azzurro”. Sveglia! Non c’è, non esiste, qualche difettuccio ce l’hanno tutti, perfino io!

Come dice Lord Goring (Rupert Everett) “Il rispetto per la propria persona è la base e l’inizio di una grande storia d’amore: quella con se stessi” (suona molto meglio in inglese). E se non riuscite ad iniziarne una con voi, come pretendete di iniziarne una con qualcun altro?

Un’ultima annotazione: visto che in questo film Rupert Everett, gay, bacia tre (dico tre!) esseri di sesso femminile (noti come donne), quando vedremo Matt Damon dare un bel bacione a Tom Cruise?! Nell’attesa gustiamoci questa piccola e divertentissima opera d’arte, se possibile in lingua originale, s’intende.

di Riccardo Gottardi

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