PICCOLO: L’AIDS VENT’ANNI DOPO

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Vent'anni fa la prima dichiarazione scientifica sull'Aids. Gay.it ne parla con Vanni Piccolo, che ha vissuto, come attivista gay, le prime analisi, i primi tentativi di informazione e...

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Vent’anni fa in America veniva emanato il primo comunicato scientifico in cui si parlasse di quella che poi sarebbe stata definita la peste del XX secolo. Siamo all’inizio del secolo XXI ma l’emergenza non è affatto debellata. Ne abbiamo parlato con qualcuno che ha visto l’inizio della epidemia in Italia, i primi disperati tentativi di far fronte a qualcosa che sembrava incontenibile, le prime morti: Vanni Piccolo.

Vanni, tu, negli anni ’80 eri presidente del Circolo Mario Mieli, e in quel ruolo hai avuto modo di darti da fare per affrontare in qualche modo l’emergenza. Cosa succedeva allora?

Allora si era in un momento in cui il movimento omosessuale stava riprendendo quota ed era veramente impegnato, non tanto sulla garanzia dei diritti, quanto su un aspetto più culturale, un momento di rivitalizzazione del movimento; questa cosa è piombata come un fulmine a ciel sereno che ha costretto tutti ad impegnarsi sia sul fronte medico, sia su quello culturale, perché veramente le cose che sono successe in quegli anni a livello di manifestazioni di pregiudizio, sono cose tremende.

Tu dici che l’epidemia quindi ha contribuito a fermare l’avanzata del movimento omosessuale?

L’ha bloccato completamente, perché si è praticato questo binomio omosessualità-malato di aids, anche all’interno del mondo gay, dove ci sono stati episodi di discriminazioni. Questo penso che lo possiamo anche dire: sono scattati dei meccanismi di paura, di schizofrenia, di allarme. Proprio i gay che non vivevano liberamente la propria omosessualità, e non parlo di gay militanti, ha fatto saltare completamente quel piccolo equilibrio che erano riusciti a conquistare. Chi viveva più liberamente la propria omosessualità, poteva parlarne, accedendo così alle informazioni, e comunicandole a sua volta. Chi invece aveva paura a parlarne, era disinformato, e c’era persino degli omosessuali che dicevano che l’Aids fosse un giusto castigo di Dio. Per cui chi era debole è stato completamente sconvolto, il processo di crescita culturale è stato bloccato e le associazioni sono state costrette a organizzarsi per far fronte a un bisogno di informazione che noi non avevamo. Così è nata la collaborazione col mondo medico.

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