9 strategie per superare la quarantena in un contesto omobitransfobico

Picco di contagi. Se ti tocca condividere gli spazi con persone che non rispettano la tua identità, ecco alcuni suggerimenti.

Work in Progress, stagione 2
Abby McEnany as Abby in WORK IN PROGRESS "FTP". Photo Credit: Chuck Hodes/SHOWTIME.
3 min. di lettura

In caso abbiate passato Dicembre in una caverna fuori dal mondo, nell’ultimo mese c’è stata una notevole impennata di contagi.

Eviteremo di entrare nel dettaglio perché la faccenda – tra varianti e nuovi decreti – la conosciamo tutt* ed è sempre tediante anche solo parlarne.
Un pensiero va anche stavolta a chi si ritrova a passare la quarantena con persone che non lǝ fanno sentire sicurǝ o a proprio agio.

In un recente articolo per la rivista them, scritto da Wren Sanders, e con la consultazione di svariati psicologici e terapeuti dell’associazione Trevor Project, sono state elencate 9 strategie per persone queer costrette a condividere lo spazio in contesti che non né rispettano l’identità o l’orientamento sessuale.

Li riassumiamo qui sotto, sperando possano tornare utili anche a chi legge gay.it.

1. Dite alle altre persone in quarantena come vi sentite

Nessunǝ merita di sentirsi a disagio nella propria abitazione, ma se succede può essere più facile dirlo che farlo” dice Dr. Alexis Chavez, direttore medico del Trevor Project. “Fornite informazioni, aprite un dialogo […] la pazienza e l’empatia possono essere di grande aiuto”. Tutto questo tenendo conto che non siete tenutǝ a diventare un bugiardino della storia LGBTQIA+ se non volete, e che ogni contesto richiede misure differenti a seconda dei casi. Ascoltatevi, e in base a quanto vi sentite sicurǝ, valutate come e quanto esporvi.

2. Condividete con loro video o articoli per aiutarlǝ a comprendere meglio

L’antifona nella vostra bolla è ormai chiara, ma per molte persone completamente immerse in un contesto eteronormato e che non hanno mai parlato con una persona queer a parte voi, anche i concetti più ovvi e basilari possono farle cadere dal pero. Se le parole non bastano, condividete articoli, video informativi, interviste, qualunque fonte d’informazione può tornare utile a comprendere le ragioni del vostro disagio a chi non si è mai posto il problema.

3. Tenetevi in contatto con amicǝ e alleatǝ 



Whatsapp, Messenger, Zoom, Telegram, Instagram o qualunque altro mezzo vi salta in mente per mettervi in contatto con altre persone altre queer o amicǝ alleatǝ. “In un contesto abusivo o che non rispetta chi siete, è facile sentirsi senza alcun valore, perdendo ogni senso di sé e della propria identità” dice sempre Andrea Gilk “Restare in contatto con persone in grado di ricordarvi chi siete e quanto valete può essere di forte aiuto”.

4. I social media possono essere una risorsa

Se non avete amici o persone a cui rivolgervi, i social media possono pemettervi creare una piccola o grande community online di riferimento. “Si può trovare gran conforto tra le community online” spiega Max Battle, digital supervisor del Trevor Project, spiegando come anche un Tik Tok o un video su Youtube possono essere una via di fuga. “Un aspetto positivo della situazione che stiamo vivendo è che le community online crescono sempre di più —stiamo tuttǝ cercando di comprendere insieme come prenderci meglio cura dell’altro, e ci sono mille nuovi modi per trovare una connessione o una scappatoia attraverso Internet”.

5 … con senso della misura. 



Se Internet e i social sono spesso d’aiuto, possono anche rivelarsi una notevole fonte di stress tra notizie catastrofiche a manetta che non fanno altro che amplificare ansia e paranoia. Inoltre, non tutte le persone su Internet sono sempre quelle giuste per noi. Se il notiziario ci asfissia o il contesto si rivela ulteriormente tossico, è bene staccarsene o spostarsi su piattaforme diverse più in linea con le nostre necessità.

6. Immergetevi nella storia e cultura LGBTQIA+



Se non riuscite a creare una community online, la rappresentazione nei media è una valida alternativa. Guardare serie tv o film con personaggi LGBTQIA+, leggere libri a tematica queer, immergersi in documentari o resoconti di chi è venuto prima di noi può farci sentire meno solǝ e riconnetterci con un senso di orgoglioso coraggio.

7. Trovate un nascondiglio segreto

Questa è un’altra ipotesi più o meno complicata, a seconda dei casi, perché condividere lo stesso spazio non offre sempre grandi escamotage. Ma se avete una stanza o un angolo della casa che trovate sicuro, anche per una durata limitata, chiudete la porta e prendetevi tutto il tempo possibile per liberare la mente, decomprimere il corpo, e riacquistare energie.

8. Celebrate oggetti o simboli



La psicoterapeuta Laura A. Jacobs invita a tenere vicini oggetti che in qualche modo riaffermano la vostra identità: “Che sia una bandiera arcobaleno, o una foto del vostrǝ compagnǝ, il bracciale di un amicǝ sul polso” spiega Jacob “Qualunque cosa vi permetta di tenervi stretti alla vostra identità”.

9. Contattate numeri di supporto LGBTQIA+



Tenendo conto di tutti gli 8 punti precedenti, sottolineano con luci al neon che ogni situazione è diversa, e se il contesto è abusivo e mette costantemente a rischio la nostra salute mentale, è fondamentale chiedere aiuto altrove. Come il Telefono Amico del Cassero LGBTI+ Center o la Gay Helpline dell’Associazione Gay Center. Qui vi lasciamo in seguito una lista di tutte le linee amiche presenti in Italia dal 2002.

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