N°21, moda, presente e futuro di un talento rinato: intervista ad Alessandro Dell’Acqua

"Per la sostenibilità serve un aiuto dai produttori". "Il matrimonio tra Prada e Raf Simons non funziona". Intervista a cuore aperto a un grande designer italiano.

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Alessandro Dell’Acqua è, secondo me, uno degli stilisti più atipici del Made in Italy. La sua è una storia unica ed eccezionale. Alessandro è un’araba fenice capace di rinascere dalle proprie ceneri. Trasformandosi in un numero. Numero 21 (N°21).

Negli ultimi trent’anni, Dell’Acqua è stato come una barca a vela lanciata nell’oceano immenso e inquinato della moda: ha fatto la gavetta coi grandi (Genny, Versace, Iceberg, Mariella Burani, Les Copains, Maska, D&G, Christian Lacroix, Byblos,) per citarne alcuni, si è messo in proprio, ha avuto successo, è sopravvissuto a una generazione di designer oggi praticamente scomparsi (Nicola Del Verme, Stefano Guerriero, Lawerence Steele), ha abbandonato il marchio che porta il suo nome, perché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, e ne ha fondato un altro (Numero 21) e soprattutto ha capito quanto e come il mondo sia radicalmente cambiato.

 

La storia di Alessandro Dell’Acqua

Nato a Napoli nel 1962, nel 1981 termina gli studi all’Accademia delle Belle Arti della sua città e nel 1982 arriva a Milano con un walkman dove suona in loop Battlefield di Pat Benatar, che diventerà la canzone che chiude le sue sfilate, cominciando a lavorare da Enrica Massei, una tra le stiliste più cool dell’epoca. A 23 anni è già il direttore creativo di Genny.

Nel 1988, grazie al suo talento per la maglieria, diventa direttore artistico del marchio Pietro Pianforini, celebre designer amante della lana e nel 1996 presenta a Milano la sua prima collezione donna A/I dal titolo: “Punk on a mediterranean woman”, in cui riesce a combinare eleganti tagli sartoriali misti ad una sensuale femminilità. Per merito delle sue linee armoniose abbinate al rigore, viene identificato subito come stilista del futuro.

 

dell'acqua newton christensen
Helena Christensen fotografata da Helmut Newton per la campagna del profumo.

 

Dell’Acqua entra così a pieno titolo tra i designer italiani più influenti, il forte interesse che si crea intorno alle sue collezioni lo porta a collaborare con i più grandi fotografi di moda, tra cui Steven Klein ed Helmut Newton per una campagna pubblicitaria con la supertop Helena Christensen.

Nel 2002 debutta come direttore creativo di La Perla, un marchio che dal mondo lingerie si espande, grazie alla sua visione iper femminile, fino a diventare vero e proprio ready to wear. A questa importante collaborazione segue quella con Borbonese, che affida a Dell’Acqua lo sviluppo di una linea di abbigliamento da accompagnare agli accessori. Una visione completa sulla moda in ogni espressione creativa lo portano a collaborare con personalità di spicco del mondo dell’arte e della fotografia come Vanessa Beecroft e Juergen Teller.

 

La fine del brand Alessandro Dell’Acqua

Come spesso accade, l’ingresso in società di un partner finanziario può significare anche la perdita del controllo aziendale, ed è ciò in cui si imbatte Dell’Acqua, che nel 2007 decide di abbandonare la sua maison in nome del rispetto per la propria creatività. Tuttavia non tutto il male vien per nuocere, la voglia di rimettersi in gioco dopo il torto subito e la costante predisposizione verso l’innovazione spingono il designer napoletano verso un nuovo progetto che ne decreta la rinascita.

 

La rinascita di Alessandro Dell’Acqua con Nº21

Nel 2010 Dell’Acqua riparte con N°21, numero scaramantico della sua data di nascita, che da piccola collezione contemporary cresce organicamente in vero brand con un network in crescita di negozi. Dell’Acqua è pronto a scommettere tutto, ma trova delle iniziali difficoltà, le aziende apprezzano il progetto ma non sono pronte a investire, dopo numerose porte chiuse trova un accordo con un’azienda di Bergamo.

 

dell'acqua n21

 

N°21 parte in quarta grazie alla rielaborazione del guardaroba maschile proposto per la donna, la sempre più attenta ricerca dei tessuti e lo spirito del brand come espressione di libertà, quella libertà tanto ricercata dal designer, che riesce a coniarla in un progetto giovane e dinamico. L’esperienza trentennale di Dell’Acqua si riversa nella produzione del nuovo brand decisamente orientato al mercato.

N°21 propone un guardaroba per donne forti che prendono ispirazione dalle grandi attrici del cinema italiano amate dal designer, e uomini che rifiutano la formalità in nome di un lusso eccentrico. Un distillato equilibrio sospeso tra innovazione e tradizione nel nome del Made in Italy.

 

dell'acqua n21

L’abbiamo intervistato e questo è ciò che ci siamo detti.

 

Se ti dico Punk on a mediterranean woman, oggi cosa ti viene in mente?

Il 1996, il mio debutto, la mia prima sfilata. Non conoscevo le regole del sistema, ero giovane ed era tutto bellissimo.

 

In che modo è cambiata l’estetica di Alessandro dell’Acqua per N°21?

Con la Dell’Acqua dovevo seguire degli schemi e tendevo alla ricerca della sfilata perfetta con abiti da sera pensati per il red carpet e le celebrities. Con N°21 esprimo un concetto di moda più giovane e contemporanea con un importante focus sul daywear. Guardo a una donna vera che sappia mixare con nonchalance tessuti preziosi, silhouette maschili e capi sportswear.

 

Chi sono i nuovi nomi della moda che ti piacciono e quali no?

Mi piace molto Vaccarello perché sta rendendo l’estetica di Saint Laurent contemporanea e moderna, mi piace la sua visione e il modo di pensare la moda. Poi mi piace anche Slimane e tutto quello che fa, anche Sacai e anche un brand nuovo che si chiama R13. Quelli che non mi piacciono non li guardo proprio.

 

Nei tuoi abiti spesso convivono seduzione e libertà, cosa è più importante per te?

Per me vanno di pari passo, perché la mia moda è libertà e seduzione.

 

Ti sei mai pentito di un lavoro che avevi rifiutato?

Molti anni fa sono stata avvicinato da Chloé. Phoebe Philo era appena uscita portandosi dietro il successo che ha avuto e che mi ha messo paura, per questo rifiutai. Oggi probabilmente accetterei, è un marchio che ho sempre amato moltissimo, e alla fine mi è dispiaciuto rifiutarlo.

 

So che ami il cinema, e le tue collezioni spesso richiamano le protagoniste dei film che hanno fatto la storia. Chi sono le tue donne del cinema del cuore?

Non c’è nessuno oggi che mi faccia impazzire come quando vedo un film di Antonioni o di Fellini con protagoniste le grandi del cinema come Sandra Milo, Anna Magnani, Monica Vitti e Sophia Loren.

 

Sei tu a scegliere quali “star” vestire?

Assolutamente sì, capita molto spesso che diciamo di no ad alcune proposte perché magari non incontrano i nostri valori. 

 

dell'acqua n21

 

So che da ragazzino volevi fare l’attore, ora invece potresti disegnare abiti per i film, ci hai mai pensato? E con quale regista vorresti lavorare?

Io voglio fare ancora l’attore, è un sogno che mi porto dentro da sempre. Avevo chiesto a Pappi Corsicato di darmi un piccolo ruolo in un suo film, ma ha smesso di farli. Se dovessi fare i vestiti per un film, vorrei fossero contemporanei e non costumi. Amerei lavorare con Sorrentino poiché credo abbia una visione felliniana e mi piace molto.

 

Cosa ti lega così tanto a Love is a Battlefield di Pat Benatar?

È la canzone che chiude da sempre le mie sfilate, l’ho scelta perché quando arrivai a Milano negli anni ’80 andava tantissimo e mi sono molto legato a questa canzone.

 

Con chi terresti una impossible conversation?

Con Anna Wintour, che non è mai venuta ad una sfilata di N°21 mentre è venuta a vedere Rocha.

 

Nelle tue collezioni spesso uomo e donna si rubano i pezzi ognuno dall’armadio dell’altro, lo fai per non perdere tempo o perché pensi che il genderless sia il futuro?

Ovviamente per non perdere tempo. (ride)

 

In Italia non ci sono diritti per la comunità LGBTQ+, come ti fa sentire questa cosa e cosa pensi di tutto questo?

Penso che non si faccia abbastanza, penso che bisognerebbe scendere in strada a manifestare tutti i giorni e non solo quando se ne parla. Vedi? Oggi della Legge Zan non parla più nessuno. Quello che è successo in senato mi ha fatto arrabbiare tantissimo.

 

In che modo N°21 sta affrontando la sostenibilità e quanto credi a questo concetto?

Stiamo affrontando la sostenibilità in maniera dolce, nel senso che cerchiamo di essere responsabili, ma sappiamo benissimo che non è facile. Finché i produttori e i fornitori non ci daranno un aiuto vero, noi possiamo solo cercar di fare del nostro meglio, ma non è mandando in passerella una pelliccia finta che mi fa mettere il cuore in pace.

 

Tu hai fatto la gavetta con i grandi (Genny, Les Copains, Iceberg) e dopo essere diventato quello che sei, continui a collaborare.. cosa ti spinge a farlo? E perché ancora oggi sono importanti le collab?

Mi piacciono le sfide e mi piace rischiare, quindi quando mi propongono le collaborazioni accetto volentieri, specie se è una cosa che non ho mai fatto, come Elena Mirò dove è venuta fuori una capsule vincente e interessante, o come 7 for all mankind dove prevale il denim che di solito nelle mie collezioni non uso.

 

dell'acqua collabo 7for all makind

 

Qual è secondo te il tuo target?

Io nella testa ho una ragazza tra i 25 e i 40 anni, ma invece mi è capitato di vedere donne più grandi con indosso i miei vestiti e mi piace questa trasversalità.

 

Ti è mai successo di vedere qualcuno con indosso i tuoi abiti e non ti piaceva?

Uh, una marea di volte! Mi sono anche chiesto se avessi fatto io quell’abito. 

 

Come me, ami follemente Prada, cosa pensi della Signora (Miuccia Prada n.d.r.)? L’hai mai conosciuta?

Sì, la amo. Della signora e di Prada penso che sia fortemente erotica, seppur l’erotismo è l’ultima cosa che collegheresti a Prada. Lei non l’ho mai conosciuta, anzi si, ad una mostra di Helmut Newton in 10 corso como tanti anni fa, io mi presentai, ma lei non mi guardò manco in faccia.

 

E cosa pensi del “matrimonio” con Raf Simons?

Secondo me non funziona. 

 

Sono d’accordo, neanche secondo me funziona! I napoletani sono spesso scaramantici, tu lo sei? E in che modo?

Si, che lo sono. Al collo ho una collana che porto sempre, tranne quando la mia ipocondria mi spinge a farmi fare delle tac e lì devo toglierla, ma per il resto l’ho sempre indosso e quando ne ho bisogno stringo i miei amuleti.

 

Che musica ascolta Alessandro Dell’Acqua?

Vado a momenti, stamattina ho ascoltato Sempre di Lisa, te la ricordi?

 

Uh certo, quella ragazza con i capelli lunghi rossi, sottovalutata. Ah ah. Hai da poco festeggiato 10 anni di n21, qual è la collezione che più ti sta a cuore e perché?

Tra tutte la Collezione FW16, mi interessava esplorare l’effetto che produce il mescolare le linee grafiche e quasi liquide delle silhouettes degli anni Trenta, composte da asimmetrie, pieghe, plissé, ricami, con l’atteggiamento casual di un vestire veloce ma non sportivo e unirle ad alcuni aspetti unisex molto diluiti dalla stratificazione dei ricordi. Un mix di grunge e punk con riferimenti e dettagli a tutti gli elementi distintivi di N°21.

 

Mi pare di capire che sei l’unico in Italia che stia realmente dando una mano ai nuovi talenti, me ne parli?

Durante il primo lockdown ho avuto il tempo di dedicarmi alla ricerca di nuovi designer e insieme a Tomorrow, mio partner commerciale, ho selezionato due designer che mi hanno da subito colpito. Oltre ad una guida creativa, ne abbiamo sin da subito affiancato l’aspetto commerciale, proponendo le due collezioni in campagna vendita e offrendo loro esperienza a 360º, dopodiché abbiamo trovato un produttore (Cieffe / azienda di Soncino che produce prestigiosi marchi) che tuttora li segue. Successivamente abbiamo pensato ad una capsule x N°21 disegnata da Alfredo e Nensi (i due designer che sono nell’incubatore di talenti di N°21 n.d.r.) chiudendo il loro percorso con uno show.

 

So che adesso stai pensando ad un altro new talent

Sì, Valerio Leoni. Lo conosco da diverso tempo, lui non ha regole, sarà difficile cercare di fargli capire che ci sono delle regole ben stabilite da seguire, la sua moda mi piace molto, ha anche idee molto chiare a riguardo. Staremo a vedere.

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