Attivo o passivo? Umano

La sintonia e il piacere non conoscono “ruoli”.

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Ammettiamolo. Almeno una volta nella nostra vita abbiamo visto qualcuno di attraente in discoteca ma nemmeno ci siamo avvicinati in quanto i suoi modi di fare o vestire ci hanno fatto pensare “sicuro è passivo”. Almeno una volta ci siamo rifiutati di rispondere a una persona che ci aveva scritto in chat in quanto il suo profilo riportava il nostro stesso “ruolo”. Almeno una volta, al fine di valutare la compatibilità sessuale con un estraneo, abbiamo chiesto: “attivo o passivo?”

La fatidica domanda sul “ruolo sessuale” nasconde un mondo che a mio avviso è necessario ripensare e questionare. Dietro quella domanda apparentemente inoffensiva si cela, in realtà, una spessa coltre di contraddizione interna. Da un lato affermiamo che la nostra dimensione sessuale è libera e variegata; dall’altro siamo ancora schiavi di una prigione invisibile nella quale (spesso inconsapevolmente) ci rinchiudiamo. In teoria sappiamo bene che gli aggettivi “attivo” e “passivo” sono un prodotto dell’istituzione patriarcale, sessista e fallocentrica, eppure ancora oggi rappresentano il filtro che guida la nostra vita sessuale.

Anzi, addirittura tali ruoli sono diventati capaci di ridefinire le nostre interazioni sociali e affettive. Se nel profilo di una app la persona ha il ruolo di “attivo” e noi siamo “passivi”, perfetto, possiamo scrivergli. Se invece anche l’altro è “passivo” è inutile frequentarlo, perché al massimo possiamo solo essere amici. Il sesso anale non solo, quindi, è diventato il fine ultimo di qualsiasi interazione, ma ha anche acquisito il potere di selezionare le persone con cui instaurare un possibile rapporto. In altre parole, in base alle preferenze sessuali, a priori incaselliamo una persona in uno specifico ruolo sociale da rivestire nella nostra vita: amico di letto, solo amico, fidanzato, e così via.

La domanda “attivo o passivo?” è lo specchio della nostra comunità che rimane oppressa dalla società, ma che storicamente ha interiorizzato l’emarginazione esterna. L’eteronormatività è diventata omonormatività, per cui esiste un manuale di istruzioni su come due persone omosessuali devono comportarsi, tanto dentro come fuori dal letto. Non è un caso che l’espressione di genere influenzi ancora tanto la nostra percezione in merito al “ruolo sessuale”. Se vediamo un ragazzo esile e con lo smalto sulle unghie molto probabilmente penseremo sia “passivo”. Questi meccanismi influenzano in modo diretto la nostra immaginazione erotica e, di conseguenza, il nostro modo di vivere la sessualità. Ad esempio, ci sembra strano pensare che un twink di 21 anni penetri un daddy di 45. Allo stesso modo, siamo abbastanza convinti che ciò che farebbero “due attivi” o “due passivi” a letto sarebbe tutto fuorché sesso.

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Pic by Sergey Vinogradov, Unsplash.

Dietro l’ipocrisia generale di chi sostiene che il “ruolo sessuale” sia una mera preferenza che solo esprime la nostra libertà in merito a ciò che ci piace fare a letto, la verità è ben diversa. A mio parere possiamo parlare di una sessualità libera solamente quando le nostre predilezioni non sono intaccate da pressioni sociali, pregiudizi o pensieri preconfezionati. È vero che “ognuno con il proprio corpo fa ciò che vuole”, ma, aldilà del consenso, c’è una riflessione importante da fare. Quando le nostre azioni a letto sono dettate da meccanismi che provengono da schemi culturalmente imposti e interiorizzati, il rischio è che i gesti e le azioni che mettiamo in atto diventino castranti per la nostra libera espressione sessuale.

Che ci piaccia o no, il concetto di penetrazione condiziona ancora enormemente la nostra comunità, tanto da credere che due persone debbano adottare “ruoli sessuali” opposti per essere compatibili. Questo crea tre grandi problemi. Prima di tutto, è un pensiero disfunzionale, in quanto ripete gli schemi sessisti della pornografia eterosessuale (uomo dominante e donna sottomessa). In secondo luogo, è un mito totalmente falso, poiché esclude tutte le altre pratiche erotiche esistenti e riduce l’incontro sessuale al contatto penetrativo. In ultimo, è una credenza problematica, dal momento che limitare una persona al solo uso dei suoi genitali, ostacola il pieno e sano sviluppo psicologico della nostra dimensione erotica.

La penetrazione non è l’unica pratica per raggiungere il piacere. Non è obbligatoria né indispensabile. Se non è avvenuta non significa che il rapporto sessuale sia stato “incompleto” o nemmeno ascrivibile all’espressione “l’abbiamo fatto”. Il concetto di “preliminare” è, infatti, parecchio pericoloso, in quanto si rischia di considerare tutto ciò che avviene al di fuori della penetrazione esclusivamente come un pretesto per perdere tempo, come una semplice preparazione prima di arrivare al buco. Persino i sex toys spesso vengono usati come oggetti consolatori da usare da soli e in mancanza di un partner penetrante, invece di essere utilizzati come elementi complementari al piacere di coppia.

Sia chiaro, non c’è nulla di sbagliato nel voler fare o ricevere una penetrazione per provare piacere. Così come non c’è nulla di male se ci si ritrova nel binomio “attivo-passivo”. Tuttavia, ricordiamoci che ogni persona è un mondo. Ogni corpo è unico. Le aree erogene, così come le pratiche erotiche, sono molteplici. L’orgasmo è soprattutto mentale. Il piacere arriva pertanto quando si instaura un dialogo onesto e reciproco tra due corpi, in cui ci si esplora tanto fisicamente come emotivamente. Perciò, non scartiamo una persona che ci interessa solo perché sulla carta non ci completerebbe dal punto di vista sessuale. Cerchiamo di prestare attenzione più al nostro cuore che alla nostra prostata. Il piacere erotico inizia ben prima di arrivare alle lenzuola. Uscire con la persona che ci piace, parlarci e trovare punti in comune può rivelarsi il miglior orgasmo della giornata. La sintonia, dopotutto, non conosce “ruoli”.

Foto: © Elvert Barnes, Creative Commons

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jodysub 14.6.24 - 23:36

Ciao, a me la distinzione del ruolo sessuale mi piace e mi sta bene. Io sono passivo e non mi vedo in un ruolo attivo. Sono d'accordo che il termine "ruolo" sia fuorviante perché richiama a una partecipazione attoriale e quindi non spontanea, meditata , quasi una concezione meccanicistica dell'atto sessuale, ma personalmente non posso fare a meno di non considerare l'inclinazione personale che mi porta a essere "quello che sta sotto". Non lo vedo come un limite, anzi è motivo di orgoglio e non mi vergogno di dire che sono quello che si mette in ginocchio davanti a un magnifico pene eretto o si mette nella posizione più giusta per una gioiosa penetrazione anale.

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Emanuele Cellini 9.4.23 - 12:46

Ciao, grazie per il tuo commento e per aver apportato il tuo punto di vista. Sono molto d'accordo con te. Ci tengo a precisare che il mio articolo parte da una riflessione specifica e personale sul mondo delle relazioni, essendo consapevole dell’impossibilità di riassumere un tema tanto complesso come eterogeneo. Sicuramente va fatta una distinzione tra relazione d'amicizia, relazione di sesso e relazione di coppia. Nell'articolo non ho potuto dilungarmi su questo distinguo perché avrei ecceduto in lunghezza. Ovviamente i casi e gli scenari sono tantissimi, tutti diversi e sempre legittimi, in quanto ognuno si definisce come predilige. Come tu hai ben detto, l'importante è "rispettare senza giudizi di valore". La mia riflessione infatti non vuole in alcun modo condannare il binomio "attivo vs passivo" o giudicare chi ha necessità/interesse di definirsi in uno specifico ruolo sessuale. Ciò che mi ha motivato a scrivere l'articolo è mettere in evidenza come il piacere erotico vada oltre il concetto di penetrazione. La nostra dimensione sessuale è un universo che, nel caso in cui voglia essere esplorato in coppia, può talvolta rischiare di venire limitato dal concetto fisso del "ruolo". Ma questo indubbiamente varia da persona a persona. Un saluto.

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maschioroma 9.4.23 - 9:56

Articolo interessante. Credo però che bisogna fare una divisione tra relazione sociale e relazione sessuale/sentimentale. Se rifiuto di frequentare/fare amicizia con una persona perché attivo come me questo è effettivamente sbagliato ed è corretto il ragionamento dell'articolo, ma se rifiuto una relazione sessuale/sentimentale con uno attivo come me questo è del tutto logico e rientra nel rispetto delle caratteristiche individuali. Occorre imparare ad accettare e rispettare tutte le diversità, ci sono persone che non vogliono essere definite etero o omo, preferiscono essere fluidi, sia nella scelta del partner che del ruolo sessuale, ci sono invece persone che hanno necessità di definirsi, hanno bisogno di sentirsi etero oppure omo, anche sessualmente hanno bisogno di avere un ruolo ben definito. E' sbagliato dire che uno è giusto e l'altro è sbagliato. Faccio degli esempi: Giacomo si definisce fluido, a volte di veste da donna altre volte da uomo, potrebbe innamorarsi di un uomo, di una donna, di un trans, ma al momento dell'atto sessuale gli piace essere solo attivo; Franco si definisce etero, aspetto tipicamente virile, gli piace che la sua compagna lo penetra con dildo e altri oggetti, gli piace anche farsi penetrare da un altro uomo davanti alla sua compagna. E così via. La variabilità della natura umana è il dato fondamentale che dobbiamo imparare ad accettare e rispettare senza giudizi di valore. Un saluto.

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