Alfano alza le barricate sulle Unioni Civili: “Niente reversibilità”

Per il ministro è una questione economica: costa troppo. Lo Giudice e Zan: “Dà i numeri”.

Torna a mettere paletti sulle unioni civili, il partito guidato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. Un tema, ormai è noto, su cui la maggioranza di governo rischia la frattura perché almeno una parte del Pd, invece, è favorevole al testo in discussione alla commissione Giustizia del Senato.

In una dichiarazione pubblica di ieri, Alfano ha ribadito le posizioni di NCD sulle unioni civili: niente reversibilità, niente stepchild adoption. “Se intervenissimo sulle pensioni di reversibilità costerebbe circa 40 miliardi di euro e non credo che, vista l’attuale situazione dei conti pubblici, questa sia una priorità”, ha dichiarato il leader del partito di Giovanardi, tirando in ballo, ancora una volta, lo specchietto per le allodole delle priorità.

“Siamo pronti ad intervenire su materie come l’accesso agli ospedali e la tutela patrimoniale dopo morte”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. Del resto, Alfano, non vuole neanche sentire parlare. Gli dà man forte il senatore Maurizio Sacconi, che di questi temi è sempre stato un acerrimo nemico. “Sulle unioni civili, come più in generale su tutti i temi che trasversalmente investono le coscienze dei singoli – aveva già dichiarato Sacconi – non sarà possibile invocare né disciplina di partito nè vincolo di coalizione. La stabilità del governo non può quindi dipendere dalle leggi eticamente sensibili”.

“Sulle pensioni di reversibilità – risponde il senatore del Pd Sergio Lo Giudice – mi tocca informare Angelino Alfano di un dato che da Ministro dell’Interno dovrebbe sapere da sé: la Corte di giustizia dell’Unione europea, le cui sentenze sono vincolanti per gli Stati membri, ha stabilito sin dal 2008 che negarle alle Un ioni civili fra persone dello stesso sesso costituisce una violazione della Direttiva 2000/78 contro le discriminazioni sul lavoro, recepita dal Parlamento italiano col decreto legislativo 216 del 2003″. “Le pensioni sono pagate con una quota della retribuzione dei lavoratori – prosegue Lo Giudice -. Usare i contributi versati da gay e lesbiche per pagare pensioni da cui loro sono esclusi, viola le disposizioni comunitarie in quanto rappresenta una discriminazione sul lavoro basata sull’orientamento sessuale. Dopo la figuraccia di fronte al Tar del Lazio risparmiamo all’Italia una figura ancor peggiore a Strasburgo”.

Lo Giudice invita poi Alfano a non “dare i numeri”. “Tranne che a prevedere (forse questo è il desiderio inconfessato di Angelino) l’improvviso invecchiamento e una moria di massa di gay e lesbiche – chiosa il senatore ed ex presidente di Arcigay -, la cifra necessaria va calcolata in pochi milioni, non certo in miliardi di euro. Una cifra che con ogni probabilità rimarrebbe inferiore alla diminuzione della spesa complessiva per le pensioni di reversibilità, dato il costante calo del numero di matrimoni in Italia”.

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E sul fatto che Alfano spari numeri è d’accordo anche Alessandro Zan, deputato del Pd ed ex presidente di Arcigay Veneto. “Forse (Alfano, ndr) non ha ancora capito che non è e non sarà lui a decidere – dichiara Zan -. Il Governo ha già stabilito la sua linea e il testo di riferimento della nuova legge sulle unioni civili sarà quello delle civil partnership alla tedesca con la stepchild adoption”. “Alfano – conclude Zan – la smetta di occuparsi di temi che non lo riguardano e pensi invece a garantire la sicurezza del Paese”.

Intanto, Matteo Renzi affida a Twitter il suo commento. Rispondendo ad un utente, il presidente del consiglio ha twittato: “Sulle unioni civili ho preso un impegno con italiani. Siamo già in discussione in Parlamento ‪#‎lavoltabuona‬”.