Austria, in arrivo gli indennizzi per le vittime della persecuzione degli omosessuali dopo il 1971

Stanziato un fondo di 33 milioni di euro per risarcire coloro che hanno subito l'effetto delle leggi "anti-gay", di cui l'ultima abrogata solo nel 2002.

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L’Austria si appresta a fare i conti con un passato ingiusto e discriminatorio nei confronti della comunità omosessuale.

In una mossa storica che segna un momento significativo nella lotta per i diritti LGBTQ+, il Ministero della Giustizia austriaco ha annunciato una proposta per stanziare 33 milioni di euro come risarcimento a coloro che sono stati condannati ingiustamente in base alle leggi discriminatorie promulgate dopo la depenalizzazione dell’omosessualità nel 1971.

Un riconoscimento formale delle ingiustizie subite, che getta anche una luce cruda sulla realtà di un periodo buio nella storia austriaca, dove normative oppressive hanno per lungo tempo marginalizzato la comunità gay. 

La persecuzione degli omosessuali in Austria dal 1971 al 2002

Dopo la depenalizzazione dell’omosessualità nel 1971, invece di progredire verso una maggiore accettazione e integrazione delle minoranze, il governo austriaco introdusse una serie di leggi che miravano specificatamente a marginalizzarle e penalizzarle.

Disposizioni legali discriminatorie per loro natura, che si traducevano in una serie di norme per imporre limiti di età diseguali per le relazioni omosessuali, criminalizzare la prostituzione gay, e ostacolare la libertà di espressione e di associazione per la comunità LGBTQ+.

Molti uomini gay sono stati etichettati come “criminali mentalmente anormali” e hanno subito condanne penali, restrizioni nella loro vita professionale e personale, e in alcuni casi, l’ingiusta incarcerazione. 

Una stigmatizzazione istituzionalizzata durata fino al 2002, che ha lasciato cicatrici profonde nella comunità LGBTQ+. Cicatrici che l’Austria sta ora cercando di sanare attraverso misure di risarcimento e riabilitazione.

Gli indennizzi

Nel tentativo di riparare alle ingiustizie del passato, l’Austria ha intrapreso un passo significativo attraverso una proposta di indennizzi finanziari per le vittime, che prevede lo stanziamento di un fondo di 33 milioni di euro.

L’iniziativa, parte del bilancio nazionale per il 2024, rappresenta un atto di riconoscimento e un tentativo di rimediare, per quanto possibile, ai danni causati.

Il sistema è strutturato per affrontare vari livelli di ingiustizia subiti. Prevede il pagamento di 3.000 euro per ogni sentenza annullata, e 1.500 euro per ogni anno trascorso in carcere.

Inoltre, viene offerto un risarcimento di 500 euro per ogni indagine avviata ai sensi dei relativi paragrafi penali. Una somma forfettaria di 1.500 euro è prevista anche per coloro che hanno subito svantaggi professionali, economici o di salute a causa delle leggi discriminatorie.

Il Ministero della Giustizia stima che saranno circa 11.000 le domande di riabilitazione e risarcimento penale. I costi per il prossimo anno sono previsti intorno ai 10,8 milioni di euro, con 3 milioni di euro annui per gli anni successivi, fino a raggiungere il totale di 33 milioni di euro destinati al fondo di compensazione.

Oltre al risarcimento finanziario, tutte le sentenze pronunciate sulla base di queste specifiche disposizioni saranno abrogate.

La reazione degli attivisti

Se da un lato il riconoscimento e il tentativo di compensare le ingiustizie subite sono stati accolti positivamente dagli attivisti, dall’altro, non sono mancate le critiche e le richieste di un’azione più incisiva.

Ann-Sophie Otte, presidentessa dell’Iniziativa Omosessuale di Vienna, ha sottolineato che, nonostante il risarcimento rappresenti un importante passo avanti, esso non è sufficiente a coprire il danno complessivo subito.

Otte fa notare che molte persone hanno subito non solo la privazione della libertà personale, ma anche perdite economiche significative durante il periodo di detenzione, oltre a danni psicologici a lungo termine, e che quindi sarebbe fondamentale che i periodi di reclusione fossero accreditati alle pensioni e che le multe inflitte fossero ripagate con gli interessi.

Un altro punto di vista è quello dell’organizzazione per i diritti LGBTQ+ Rechtskomitee, che, pur celebrando il risarcimento come un passo positivo, ha evidenziato come l’importo offerto dal governo austriaco sia molto inferiore rispetto a quello calcolato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

L’Austria come Spagna, Germania, Regno Unito e Scozia

L’iniziativa dell’Austria si inserisce in un contesto più ampio di riconoscimento e riparazione delle ingiustizie storiche nei confronti della comunità LGBTQ+ a livello europeo.

Altri paesi hanno già intrapreso percorsi simili, mostrando una crescente consapevolezza e sensibilità verso le problematiche legate ai diritti umani e alla discriminazione delle minoranze sessuali:

  • In Germania, nel 2017, sono state cancellate le condanne e sono stati risarciti coloro che erano stati perseguitati in base alle leggi anti-omosessuali durante l’era nazista e della Guerra Fredda.
  • La Spagna ha cancellato nel 2001 i precedenti penali di uomini e donne gay e bisessuali imprigionati durante il regime di Francisco Franco, risarcendoli.
  • Nel Regno Unito, dal 2022, chiunque sia stato condannato per attività sessuale omosessuale nell’ambito di un reato che da allora è stato abrogato o abolito, può chiedere che la propria condanna venga ignorata e graziata.
  • Nel 2020, la Scozia ha concesso la grazia automatica a tutti gli uomini condannati per attività sessuali tra persone dello stesso sesso che ora sono legali.

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