Carfagna presenta la legge su unioni civili e firma contro “il gender”

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"Una nuova primavera dei diritti", ma scoppia la polemica per l'interpellanza sulle scuole

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L’appuntamento è per oggi alle 15.30 alla Camera dei Deputati dove Mara Carfagna, responsabile del dipartimento Libertà Civili e Diritti Umani di Forza Italia, insieme all’ex ministra Stefania Prestigiacomo, presenteranno una proposta di legge sulle unioni civili sulla quale, al momento non si conoscono altri particolari.

All’incontro, intitolato “Unioni civili, una nuova primavera dei diritti”, parteciperanno anche alcune associazioni lgbt. Agedo porterà delle testimonianze, mentre hanno assicurato la loro presenza Famiglie Arcobaleno e Arcigay.

Tra i relatori, anche la responsabile della comunicazione di ILGA World, Stefania Bortolotti dell’Oascad e Fabio Corbisiero, coordinatore dell’osservatorio lgbt del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.

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Mentre l’ex ministra per le Pari Opportunità si prepara all’incontro di oggi pomeriggio, però, emerge una notizia che rischia di rompere l’idillio tra la responsabile dei Diritti Umani del partito di Berlusconi e il movimento lgbt, o almeno parte di esso.

Annunciando che, nonostante l’invito, non parteciperà all’evento, Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia denuncia su Facebook che proprio Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo sono tra le firmatarie di un’interpellanza che ha come oggetto l’ormai nota vicenda del “Gioco del rispetto” programmato in alcune scuole di Trieste allo scopo di educare i bambini alla parità di genere.

Il testo dell’interpellanza, la cui prima firmataria è Eugenia Roccella, parla di “diffusione di materiale di propaganda gay e gender” e si basa sulle notizie diffuse da alcuni giornali nei giorni della polemicha che ha riguardato il progetto. Agli attacchi al progetto, hanno risposto non solo gli organizzatori, ma anche alcuni genitori, per niente d’accordo con il pericolo che, secondo alcuni, il gioco rappresentava per i ragazzi.

Putin non avrebbe saputo scrivere di meglio – denuncia Mancuso -. Una interpellanza zeppa di bugie e di luoghi comuni sulla polemica ad arte montata sui corsi (che da anni) a Trieste si svolgono nelle scuole sulla conoscenza di sé e il superamento degli stereotipi di genere”. “Per quanto mi riguarda non posso fornire alcun alibi a chi da una parte presenta una proposta sulle unioni civili e dall’altra agita il pericolo gay nelle scuole – conclude Mancuso, ritirando la propria partecipazione al convegno -. Quando Carfagna chiarirà la vicenda allora si potrà forse, riprendere il confronto, ma per quanto mi riguarda non mi rendo complice, seppur non protagonista, di alcuna ambiguità sul tema”.

Nell’interpellanza (il testo integrale è disponibile qui ) presentata lo scorso 17 marzo e firmata da Carfagna, Prestigiacomo e Roccella insieme a Buttiglione, Biancofiore, Pagano e Gelmini, tra gli altri, si legge che “sono mesi che nelle scuole italiane, di ogni ordine e grado, vengono attivate iniziative extracurriculari che si occupano di tematiche eticamente sensibili, di temi che affrontano problematiche di carattere antropologico, e in generale di argomenti che entrano nella sfera dell’intimità personale, senza alcun coinvolgimento delle famiglie, e quindi senza l’autorizzazione dei genitori, violando, di fatto, il diritto alla libertà di scelte educativa dei genitori, nell’ambito di una alleanza fra la scuola e la famiglia; queste iniziative attivate dalle scuole coinvolgono studenti di ogni ordine e grado, anche piccolissimi, e si basano sulla diffusione di materiale di propaganda gay e gender“. Il testo ricostruisce, poi, la vicenda di Trieste senza citare le risposte e le spiegazioni fornite dai promotori del progetto e conclude chiedendo “quali iniziative il Ministro interpellato intenda intraprendere per garantire il diritto alla libertà di educazione della famiglia e la scelta educativa dei genitori, e quali misure intenda promuovere per arginare quello che agli interpellanti appare un fenomeno ormai incontrollato di propaganda gay e gender nelle scuole italiane”.

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