Elezioni 2009, l’esercito dei candidati lgbt

La questione gay? Fra elezioni amministrative ed europee è davvero poco visibile, ma una truppa di candidati gay cerca di tenere alta la bandiera dei diritti arcobaleno. Li presentiamo.

Difficilmente troveremo la “questione gay” fra le pagine dei programmi diffusi dai partiti. Non si sente parlare di unioni civili, matrimoni gay, parità, lotta alla discriminazione e all’omofobia né nei dibattiti televisivi né nelle tribune elettorali. L’unica nota di ottimismo viene da una nutrita pattuglia di candidati gay visibili ai quali spetterà l’onere di tenere alta la bandiera arcobaleno, o almeno di cercare di issarla.

Elezioni Europee – Per le Europee il Pd candida Ivan Scalfarotto (in foto, a sinistra), politico e dirigente aziendale, nel circoscrizione Nord-Occidentale e Rosario Crocetta, sindaco antimafia di Gela, nelle Isole. Scalfarotto chiede il voto laico: «Votarmi significa dare forza alla voce laica nel Pd. Parla la mia storia: sono per i matrimoni gay».
Con l’Idv, corre il filosofo Gianni Vattimo (nel Nord-Ovest), mentre Rifondazione comunista candida nel Nord-Ovest Patrizia Colosio, presidente della Lista Lesbica Italiana e tra le fondatrici del Pianeta Viola, associazione lesbica di Brescia. Al Sud, sempre in

Rifondazione, corre la transessuale Loredana Rossi, all’anagrafe Amedeo.
Sinistra e Libertà è il partito con più candidature gay: il suo leader Nichi Vendola (tutte le circoscrizioni), Alessandro Zan (Nord-Est), consigliere comunale a Padova città dove ha ottenuto l’anagrafe

delle coppie di fatto che si presenta come “Uno Zapatero italiano in Europa” e Imma Battaglia (in foto, a destra), presidente di Di’ gay project che traduce la sua candidatura come «Volontariato per la causa gay a fianco di un uomo, Vendola, che ha sempre lottato con noi e per noi».
Chiude l’arcobaleno europeo Sergio Rovasio (in foto, a sinistra mentre bacia il compagno di partito Marco Cappato) per la Lista Bonino Pannella in Italia Centrale proponendosi di: «continuare con direttive e ordini del giorno il lavoro fatto in Parlamento Europeo per unioni civili e contro l’omofobia e la discriminazione».

Elezioni Amministrative – Il 6 e 7 giugno oltre alle Europee si eleggeranno gli amministratori locali di almeno 4000 Comuni . Anche qui i candidati gay sono numerosi e Bologna, da questo punto di vista, è un vero caso elettorale con ben sette candidati gay, vecchie conoscenze della militanza in diverse sigle di centro sinistra e sinistra o liste cittadine. Per il Pd Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay, in consiglio comunale e Matteo Cavalieri (in foto, a destra), ex presidente del Cassero al quartiere Porto che incassano un impegno preciso del Pd sulle questioni gay.
Per Sinistra per Bologna, lista che fa capo al partito di Vendola Bruno Pompa, art director del Cassero, e Katy La Torre. Ancora Maurizio Cecconi  (Bologna città libera), Luchi Massa e la trans Nicole De Leo del Movimento italiano transessuali nella lista Altra città.

Ha buone probabilità di farcela per il Consiglio provinciale di Barletta-Andria-Trani Nunzio Liso del PD, partito che candida a Firenze Giuliano Gasparotti (in foto, a sinistra). In Sinistra e Libertà si candidano Davide Buzzetti a Grosseto, Matteo Pegoraro a Firenze, Salvatore Savastano a Foligno e il giornalista Paolo Hutter a Torino.

Luciano Bertoli
a Cremona esordisce con l’Italia dei valori, Flavio Romani a Ferrara con la Lista Laici e Riformisti e Andrea Panerini a Firenze con la Lista Valdo Spini e Michele Bellomo torna finalmente alla politica attiva dopo il successo come organizzatore del Gay Pride di Bari del 2003 con Rifondazione comunista.

Giuseppina La Delfa, presidente delle Famiglie arcobaleno è la mamma gay candidata ad Avellino nella lista Sinistra che unisce. A Urbino per provinciali e comunali si presenta il più giovane tra i

candidati visibili, Valerio Mezzolani (in foto, a destra), 23 anni, nelle file dei Socialisti, che sintetizza il senso delle candidature gay: «Il senso della mia candidatura è dare visibilità alla questione gay in una cittadina piccola, dove l’esempio della visibilità può fare davvero molto. Bisogna ripartire dal basso e continuare a  ricordare alle amministrazioni i diritti dimenticati degli omosessuali».

In perfetta solitudine e a sorpresa, infine, l’unica candidata visibile alle prossime elezioni del Popolo delle libertà presentatasi alla stampa con la candida dichiarazione «Il Gay Pride è una baracconata», la transessuale Martina Castellana (in foto, a sinistra), in lista alle provinciali di Salerno.

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Questa carrellata di candidature non cambia la prospettiva: alle prossime elezioni le nostre battaglie saranno per lo più ignorate, ma dall’altra parte ci sono molti candidati motivati a tenere viva la “resistenza”. Andrebbero premiati.

di Stefano Bolognini