Enrico Esposito, dai tweet omofobi alla promozione: il vergognoso caso dell’amico di Luigi Di Maio

Promosso a capo dell’Ufficio legislativo del ministero dello Sviluppo Economico 4 mesi dopo lo scandalo dei tweet omofobi e sessisti.

4 mesi dopo la bufera esplosa grazie ad un’inchiesta dell’Espresso, Enrico Esposito, ex collega di Università del vicepremier nonché Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, è stato clamorosamente ‘promosso’.

Suoi vecchi tweet omofobi, sessisti e razzisti indignarono l’opposizione, e non solo, che ne chiese le dimissioni, ma Esposito, all’epoca nominato vice capo dell’Ufficio Legislativo del ministero di Di Maio (stipendio da 65.000 euro l’anno), è diventato da fine gennaio capo dell’Ufficio legislativo del ministero dello Sviluppo Economico. A riportarlo sempre l’Espresso, che sottolinea un più che papabile aumento di stipendio, ancora in fase di definizione, eppure probabilmente in linea con quello di un “dirigente generale”. Da 150.000 euro.

Dolce e Gabbana chiusi per indignazione, ma si può sempre entrare dal retro’, cinguettava tra il 2013 e il 2014 Esposito. ‘Quando ti chiamano ricchione o rispondi ‘a puttan e mammt’ o vai a piangere dalla maestra. Se fai la seconda cosa, sei ricchione davvero‘. E ancora. ‘In un Paese serio Vladimir Luxuria va in galera, non in parlamento‘,  ‘Il primo giorno di scuola ai tempi miei si andava a vedere se le nuove arrivate erano bone, non si perdeva tempo su Twitter. Ricchioni‘.

Tweet vergognosi che il diretto interessato attribuì ad un suo  “alter ego” razzista, omofobo e sessista che aveva creato per un fantomatico programma radiofonico. Un “alter ego” chiamato “Gianni il Riccone” (mai nominato in nessuno dei tweet incriminati). Esposito e Di Maio frequentarono giurisprudenza alla Federico II di Napoli, con il primo laureatosi nel 2011 e il secondo, abbandonati gli studi, arrivato fino alla poltrona di Ministro della Repubblica italiana.

La promozione lampo di Esposito è clamorosamente arrivata appena 5 mesi dopo la sua più che polemica assunzione, con contratto non più annuale bensì esteso all’intera legislatura.