La famiglia del defunto butta fuori di casa il partner, dopo 55 anni di convivenza

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I due non si erano tutelati col matrimonio per una questione di "pigrizia": ora Tom sta lottando per vivere nella casa dove hanno trascorso una vita insieme.

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Uno dei rischi concreti, all’estero come in Italia, per le coppie conviventi che non registrano la loro unione è la perdita della casa, per il partner che non risulti proprietario della stessa e non abbia un titolo legale per restarci. E’ quello che è accaduto a Tom Doyle, un cittadino americano dopo 55 anni di convivenza col compagno Bill Cornwell in una casa del West Village a New York. Alla morte di Cornwell la famiglia ha contestato il testamento, cercando di buttare fuori di casa Doyle che nel 2014 aveva 85 anni. Ora è in causa coi nipoti di Cornwell per una casa dal valore stimato di sette milioni di dollari perché nel testamento c’è solo una firma anziché due, come previsto dalla legge. Con testamento invalido e in mancanza di un matrimonio la casa va all’erede più vicino, escludendo quindi Doyle.

Abbiamo spesso parlato di sposarci. Ma eravamo pigri e il fatto di doverci recare due volte in comune, una per la richiesta, l’altra per la cerimonia ci ha fatto rinviare la scelta, finché non è rimasto più nulla da scegliere”. La famiglia di Cornwell ha persino contestato la natura della relazione tra i due, adducendo le testimonianze per cui loro si definivano presso terzi come “amici” o “compagni”. “Ha avuto 50 anni per mettere il nome di Tom nel testamento, ma non lo ha mai fatto se non alla fine dei suoi giorni, su un testamento non valido“, sostiene la famiglia. La strategia dell’avvocato di Doyle è quella di sostenere che erano in un matrimonio di “common law”, uno stato giuridico e civile valido in Pennsylvania fino al 2005, considerando che la coppia si recò nello Stato nel 1991.
La famiglia del defunto ha offerto a Doyle la possibilità di vivere ancora 5 anni in quella casa, per la cifra simbolica di 10 dollari al mese. Ma Doyle ha ovviamente rifiutato l’offerta.
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