Ecco perché i gay francesi potrebbero far vincere Marine Le Pen

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Mentre il gossip si occupa della presunta omosessualità di Macron, il vero dato sorprendente è il ruolo dei gay nel Front National.

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A 48 ore dal ballottaggio per le presidenziali francesi i sondaggi continuano ad attribuire a Emmanuel Macron una vittoria agevole, e dal punto di vista LGBT sarebbe sicuramente un esito rassicurante.

Ma i sondaggi ci hanno insegnato oramai ad aspettarci o almeno a temere l’esito opposto, ed anche la tradizionale compattezza del voto gay e gay friendly sul candidato moderato è un altro dei paradigmi che potrebbe saltare in queste elezioni.

Vi è infatti una crescente componente che potremmo forse definire “gay populista” che inaspettatamente si schiera con candidati di primo acchito contrari alle istanze LGBT, e contemporaneamente, cosa ancora più contraddittoria, nei ruoli apicali di quegli stessi movimenti vi sono esponenti dichiaratamente omosessuali e la questione dei diritti è trattata in modo ambiguo e spesso spiazzante. Valga per tutti il ruolo di Breitbart News, il media di estrema destra americana guidato da Steve Bannon nella campagna di Trump.

A Nizza, la settimana scorsa, siamo stati alla convention del Front National al Palais Nikaïa, quattromila persone inneggianti Siamo a casa nostra!‘, ‘Scegliere la Franciamentre al di fuori i contestatori mostravano lo striscione Nessun quartiere per i fascisti‘. Marine Le Pen – che si è dichiarata più volte contraria al matrimonio omosessuale, e nel febbraio scorso ha dichiarato di “volerlo abolire” – ha detto: “Non mi interessa qual è il vostro orientamento sessuale, ciò che m’interessa siete voi!!!”, ed ha ricordato con commozione il poliziotto gay Xavier Jugelè, ucciso nell’ultimo attentato sugli Champs Elysées, sul quale invece il padre, Jean-Marie Le Pen, si era espresso in modo sprezzante definendo il suo intervento al funerale “uno spot per il matrimonio gay”.

Ma perché un gay su tre, secondo un sondaggio della società Cevipof, vota per un partito tradizionalmente distante dalle istanze queer? Nasce tutto dalla cosiddetta dé-diabolisation ovvero l’anti-demonizzazione iniziata da Marine per ‘ripulire’ il passato del Front National da antisemitismo, razzismo e, non ultima, l’omofobia: slogan populisti (‘Né destra né sinistra), distacco da tutti i finanziatori storici del partito, apertura nei confronti dei gay.

Apertura non esplicita ovviamente, perché le dichiarazioni omofobe per solleticare la pancia dei reazionari duri e puri del suo movimento arrivano sempre nel momento in cui servono, di solito ad opera di Le Pen padre, espulso dal partito due anni fa. Ma c’è una data chiave in questo processo: il 16 ottobre dell’anno scorso Marine decide di non partecipare alla Manif Pour Tous contro il matrimonio gay, scatenando le ire della nipote ‘filo-nonnista’ Marion Maréchal-Le Pen. E c’è il fatto, molto più rilevante, che nel caso dell’ascesa all’Eliseo vi è la concreta possibilità che in posizione di potere siano piazzati degli esponenti omosessuali del suo partito.

Il vero jolly di Marine è infatti un triangolo magico, una sacra trimurti composta da tre politici d’alto rango, tutti gay: il potentissimo Steeve Briois, Presidente ad interim del Front National, vero braccio destro di Marine, deputato europeo e sindaco di Hénin-Beaumont, storico ‘feudo’ di minatori nel nord della Francia dove vota la Le Pen, megrettiano progressista, uomo di grande fascino e carisma, privo del culto della personalità (si direbbe un Presidente ‘ombra’, non ama apparire nei media). A lui sarebbe assegnato il dicastero dell’Interno se Marine conquistasse il potere.

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Il controverso spin doctor, Vicepresidente e stratega della comunicazione, è Florian Philippot, autore di campagne originali e ad effetto (la chiave di ‘Casa Francia’ sventolata in tv, i discorsi senza fronzoli scritti per Marine, la sua capacità di apparire sempre e ovunque dove conta).

L’ex repubblicano Sébastien Chenu, creatura della Lagarde di cui è stato capo di cabinetto, ex direttore di France 24, fondatore di GayLib, l’associazione LGBT di destra (ma lui odia l’acronimo LGBT!), direttore di Idées et Image, in pratica il centro direzionale della campagna presidenziale di Marine, definito inizialmente dalla stampa “il frocio aggregato a Marine”. Ma la trimurti gay ha anche un Jolly da giocare: è Alexis Jolly, bellissimo consigliere del Front National di Grénoble, adorato dalle nuove leve del Fronte di cui è l’ispiratore, considerato il virgulto catalizzatore delle forze giovani.

Vi è quindi una “secolarizzazione” della questione dei diritti, scardinata dalla tradizionale incardinatura politica? E il mondo gay che ruolo ha in questo sommovimento?

Domenica probabilmente vincerà Emmanuel Macron, leader del giovane movimento En Marche, che probabilmente sceglierà per il Ministero della Cultura l’avvenente Mathieu Gallet, direttore di Radio France e presunto amante di Macron, amico di Fleur Pellerin, già alla Cultura nel governo Hollande. Macron ha dichiarato di non essere omosessuale ma di essere ‘un difensore della comunità gay’. Dopodomani sapremo se all’Eliseo avremo un bell’etero protettivo o la fag-hag dei più potenti omosessuali di Francia.

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