Lega Nord gay tra glitter, cocktail e film hard? Ecco l’ambiguo passato LGBT del Carroccio

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La Lega Nord ha un lato anti-gay e uno LGBT: ecco tutte le contraddizioni (e un film hard gay girato da uno di loro).

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Se ci dicessero che le parole “Lega Nord gay” possono stare insieme, potremmo crederci? La Lega, guidata dal segretario Matteo Slavini, si è trasformata nella maggior forza sociale a difesa della “famiglia tradizionale” e, in generale, dei dettami della Sacra Romana Chiesa, contro i diritti civili (e sociali) delle persone LGBTI. Eppure, Matteo Salvini non convince, e non solo.

E’ recente l’episodio – che molti hanno visto on-line – della festa della Lega Nord a Pontirolo: un Salvini che si cimenta nel ballo sulle note di “Andiamo a Comandare” di Rovazzi. Ma l’aspetto che a molti è sfuggito – rapiti dallo spettacolo tragicomico del buon Matteo – è che tra le ballerine che hanno animato la festa si trovava anche un ragazzo, con tanto di body glitterato e ampio scollo sul petto villoso (video in basso). Non interessa, come non dovrebbe interessare mai, l’orientamento sessuale del ballerino, ma, piuttosto, l’evidente stridore prodotto dalla sua presenza alla festa del neo-celodurismo nazionale.

Oltre a questo frivolo episodio, scorrendo il nostro archivio, ritroviamo un articolo dove la redazione di Gay.it ha raccontato della presenza di Matteo Salvini alla serata gayfrendly (qualsiasi cosa voglia dire questa parola) al Popstarz a Milano. Un Matteo in grande forma che si fa fotografare accoccolato sui divanetti, tra un sex on the beach e un chupito di rum.

Che sia, dunque, pura facciata la predominante machista della Lega Nord? Che si tratti unicamente di campagna elettorale per racimolare voti?
Cercando nella storia del Carroccio, ritroviamo le tracce di una realtà a pochi nota. Negli anni ‘90 nasceva l’associazione LGBT della lega Nord: Los Padania. Come riportato dal libro Razza Padana, i Los Padanos erano un gruppo di omosessuali accomunati dalle tematiche LGBT che contava, tra i fondatori, Carlo Manera, Marcello Schiavon ed Enrico Oliari. Manera racconta di un “clima laico e di tolleranza” all’interno della realtà leghista. “Lo Stato non deve entrare nelle camere da letto dei cittadini” era lo slogan dei LOS (acronimo di Libero Orientamento Sessuale) “Un’associazione che arriverà a contare una cinquantina di persone e che insieme a Gay Lib, vicina ad An, si batte dal centrodestra per i diritti degli omosessuali” si legge dal testo “Razza Padana”.

Proseguendo con la ricerca storica, si incontra il libro L’idiota in politica, dove si riporta, addirittura, che Los Padania abbia partecipato ad alcuni Gay Pride con le bandiere “celtiche” (sic.), a detta dell’allora presidente Marcello Schiavon. Inoltre, si ricorda che “La nascita di questa nuova associazione è stata favorevolmente accolta da Roberto Maroni. Nel 1994, quando era Ministro dell’Interno, quest’ultimo aveva ricevuto una delegazione dell’Arcigay […]“. Sembra fantapolitica, eppure è tutto vero. Ma non solo, si ricordano alcuni articoli del quotidiano “La Padania” favorevoli al matrimonio egualitario, mai censurati sino al 2000, quando Bossi fece la prima svolta anti-europeista e tradizionalista.

L’ultimo colpo di coda dei Los Padanos venne dato nel 2012, quando il segretario Carlo Manera intimava a Maroni di «riaprire al mondo gay, visto che fin dall’inizio siamo stati una componente importante del partito accettata da tutti, a un certo punto poi esclusa da Bossi. Se Maroni vuole dare un’immagine liberale del partito, speriamo che faccia delle aperture sul tema dell’omosessualità, molti parlano bene ma poi razzolano male». Da quel giorno, più nulla.

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Prima della sparizione dalla scena politica del Los Padania, nel 2011 si candidò al consiglio comunale bolognese Stefano Guida, leghista e omosessuale. «Per entrare nella Lega devi credere nei valori che propaganda. Poi se sei gay poco importa» diceva il Guida. La sua partecipazione al film porno “Gay party underwear” di qualche anno prima, però, non lo aiutò a essere eletto.

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Va segnalata una strana “disavventura” passata da Maroni nel 2015. Allora, l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Lombardia decise di patrocinare il Milano Pride, col voto decisivo del leghista Fabrizio Cecchetti. Cecchetti motivò così la propria scelta: «Io sono per estendere i diritti a chi ancora non ne ha. […] Io sono a favore di una legge sulle unioni civili». Maroni insorse, scagliandosi contro l’allora vicepresidente del Consiglio Regionale lombardo, invitandolo ad andarsene dal partito.

L’ultimo episodio per inquadrare il leghismo pensiero (schizofrenico, a quanto pare) sull’omosessualità, ricordiamo l’episodio del 2013 in cui Umberto Bossi chiese a Calderoli «ti piacciono le donne o sei come Tosi?». A quell’affermazione rispose Salvini dai microfoni de La Zanzara: «Bossi è fermo al passato in cui si pensava che dare del frocio è un insulto. Detto questo Flavio è sposato, e non si è sposato per hobby». Forse stimolato da questo episodio, proprio Tosi fu il primo tra i leghisti ad aprire alle unioni omosessuali nel 2015, quando istituì un registro a Verona per tutte le coppie unite da vincolo affettivo da almeno due anni, comprese quelle gay. Lo stesso Tosi che si sta accingendo a unire civilmente, sempre a Verona, Luciano e Mauro.

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