Usa: dal 1° luglio i soldati transgender potranno fare coming out

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Non ci sarà più alcun tipo di discriminazione su base sessuale: è un passo storico, ultima conseguenza della revoca del DADT.

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Ieri Obama ha annunciato una rivoluzione: le persone trans non saranno più discriminate all’interno dell’esercito. Erano l’ultima categoria per cui valeva la regola del “Don’t Ask, Don’t Tell”, la policy americana abolita pochi anni fa che nel tentativo di “risolvere” il problema degli omosessuali nell’esercito, impediva agli uffici di chiedere il tuo orientamento sessuale e allo stesso tempo imponeva ai militari di non rivelarlo.

Pochi lo sanno ma il Pentagono è oggi un grande datore di lavoro per le persone trans negli Stati Uniti. Dal 1° luglio, le 15.500 persone che già lavorano per l’esercito potranno farlo alla luce del sole. Fino ad oggi, potevano lavorare ma non rivelare il loro status in base al DADT, residuo dell’amministrazione Clinton degli Anni 90.

Usa Today scrive che entro lunedì il vice segretario Bob Work si incontrerà coi vertici dell’esercito per finalizzare i dettagli e entro mercoledì dovrebbe essere cosa fatta. Ogni branca avrà un anno per implementare nuove politiche che riguardino il reclutamento, l’housing e le uniformi per le truppe transgender.

Sin dal 1970 l’esercito considera ufficialmente le persone trans inadatte a servire. Ma la medicina ha dimostrato negli anni come non esista alcuna evidenza per tale divieto.

A differenza delle politiche contro gay e lesbiche, quello contro i trans era un divieto del regolamento militare e non una legge e quindi non è necessario l’intervento del parlamento.

Dice Victoria Rodriguez, direttrice del Trans/Gender Non-Conforming Justice Project: “Questa è una grande vittoria per le migliaia di persone trans che hanno servito e dato la vita nell’esercito militare in questi anni. Hanno servito il Paese con la paura costante di essere allontanate per quello che erano. Ora finalmente tutto cambierà”.

Il presidente di Human Rights Watch, Chad Griffin, afferma: “Alla fine, migliaia di coraggiose persone trans potranno servire la nazione col rispetto che meritano. Girando pagina su questa regola infelice, potremo reclutare e tenere i migliori candidati piuttosto che licenziare personale altamente qualificato per nessuna altra ragione che la discriminazione per motivi ideologici”.

 

Sono 18 gli Stati che ammettono le persone trans nell’esercito, tra cui Regno Unito, Australia, Canada e Israele. Tra questi non c’è l’Italia.

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