Trans perseguitato e indotto al suicidio dai colleghi: denunciati

La sua vita è diventata un inferno quando ha rivelato a lavoro di voler diventare un uomo.

Cinque anni di vessazioni, umiliazioni, offese, fino al tentato suicidio. Tutto perché si licenziasse dal lavoro. È successo ad un trans di Aprilia (Latina) che finalmente ha trovato il coraggio di denunciare colleghi e superiori. Tutto è cominciato quando Francesco (questo il nome di fantasia che riporta Il Messaggero) ha comunicato alla sua azienda, dove era stato assunto quando ancora era una donna, che aveva iniziato il percorso di transizione per diventare uomo. Secondo l’edizione di Latina del Messaggero, è allora che sono iniziati gli insulti, le minacce e le violenze fisiche. Una lunghissima sequela di vessazioni che hanno portato Francesco perfino al tentato suicidio. Secondo l’accusa, l’uomo è stato preso a calci, schiaffi e minacciato con frasi come “un po’ alla volta ti faremo impazzire” perché ai loro occhi era “carne da porco, mezzo gay, mezzo lesbica, transformer”.

Una situazione impossibile, in cui Francesco era stato isolato al punto da non potere neanche più usare i bagni dell’azienda. Fino a quel giorno di settembre del 2010 in cui si è tagliato le vene dei polsi. A soccorrerlo, furono gli operai di un’altra azienda, vicina alla sua.

Dopo cinque anni, Francesco ha deciso di denunciare tre colleghi e una dei responsabili dell’azienda, tutte persone con le quali, prima della transizione, non aveva avuto mai alcun problema. Anzi, c’erano ottimi rapporti lavorativi.

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Assistito dall’avvocato Daniele Stoppello, Francesco ha raccontato tutto agli inquirenti e i tre colleghi (Carlo Paluzzi, Mauro Carosi, Guglielmo De Cupis) sono stati rinviati a giudizio per violenza e atti persecutori, mentre la responsabile dell’azienda (Anna Cuomo) dovrà rispondere di stalking.

La prima udienza si terrà il 21 luglio prossimo, ma nel frattempo Francesco, 40 anni, non ha più un lavoro perché ha lasciato l’azienda dove lavorava, ma ha trovato i coraggio di denunciare i suoi aguzzini e adesso, attende giustizia.