Chemsex, intervista a Paolo: “Ho saputo uscirne, ma ho perso tanto”

La storia di Paolo tra amori, droghe, sesso e salute: "non rinunciate mai a voi stessi"

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7 min. di lettura

Sapevamo che avrebbe sortito qualche effetto nella comunità dei nostri visitatori pubblicare con grande risalto nei giorni scorsi la notizia che il prestigioso BMJ (British Medical Journal) aveva dedicato una ricerca dettagliata sul cosiddetto “chemsex“, parlando addirittura di “priorità di salute pubblica” per il sistema sanitario del Regno Unito. Lo sapevamo perché non solo chi è stato a Londra sa bene che il problema esiste e che questo non riguarda solo il Regno Unito. Anche in Italia, specie sulle app di incontri, ci si imbatte a volte in alcuni profili che riportano questa parola allusiva che non tutti capiscono, “chemsex”: chi la scrive, fa riferimento a questa “moda” che viene in particolare dai paesi del nord (Regno Unito e Germania in primis) per la quale, imbottendosi di sostanze stupefacenti, si da vita a party con sesso di gruppo per nottate intere o addirittura per weekend. Così, ieri, ci ha scritto alla mail della redazione ([email protected]) un ragazzo che, dopo che lo abbiamo garantito che la sua richiesta di anonimato sarebbe stata rispettata, si è lasciato intervistare in una intervista telefonica. Ecco la sua storia: lo chiameremo Paolo.

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Ciao Paolo. Ci puoi dire innanzitutto quanti anni hai, che lavoro fai e via dicendo?
Sono un trentaseienne impiegato nel settore della logistica. Lavoro dal lunedì al venerdi, otto ore al giorno, in un settore che tutto sommato mi piace e mi dà soddisfazioni. Vivo in una grande città del nord italia. Mi trovo bene, ora sono tutto sommato felice e tranquillo. Sono sempre stato omosessuale ma purtroppo sono venuto fuori tardi, a venticinque anni, prima con i miei amici, poi – ma solo qualche anno fa – coi miei genitori. Al lavoro non sanno di me.

Quale è la tua storia di “chemsex” per la quale ci hai contattato?
Ho sempre avuto esperienze omosessuali come ho detto ma una storia mai, purtroppo, almeno fino ai trentun anni. Fino ad allora ho sempre frequentato molto poco locali gay, avevo pochi amici gay e mi capitava di avere sesso occasionale di tanto in tanto con questo o con quello trovato quasi sempre su internet. Poi, superati i trent’anni, è arrivata la svolta

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Quale svolta? Positiva?
Tutto fuorché positiva. E’ come se qualcosa dentro di me fosse scoppiato. Ho conosciuto su internet una persona, un mio coetaneo, che mi piaceva moltissimo. Gran bel corpo, grande intesa sessuale. Era completamente il mio opposto: frequentava locali, aveva quasi solo amici gay, si divertiva moltissimo, mi sembrava pieno di vita e di energia. Insomma una bomba. E mi sono perdutamente innamorato. Follemente. Il mio cervello è completamente partito per lui.

Bene. Dove sta il problema?
Il problema è che quella era solo un’apparenza. Abbiamo iniziato a frequentarci e subito ho capito che non era solo oro quello che luccicava. L’ho capito, ma ero troppo abbagliato da quella luce per rendermene conto. Fino a quel momento non sapevo quasi cosa fosse l’amore e lì per lì non ho davvero capito più nulla.

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Cosa è successo?
E’ successo che dopo un mesetto che ci frequentavamo, ha iniziato a propormi di utilizzare sostanze. Io fino a quel momento più che qualche canna non mi era capitata tra le mani. Sapevo poco o nulla. Così mi ha iniziato ed è stato bellissimo: ci divertivamo davvero tanto. Andavamo spesso a ballare, con la cocaina e le altre sostanze che prendeva riuscivamo a fare le cinque in discoteca e poi ancora a fare colazione. Arrivati a casa facevamo l’amore per ore. Era splendido. Era il mio mondo. Era tutto ciò che volevo.

E poi?
Ci siamo messi insieme. Continuavamo così, riuscendo a gestire le droghe in maniera tutto sommato occasionale. O almeno così pareva a me in quel momento. Ci facevamo durante quasi tutti i weekend, quasi sempre un mix di cocaina e marijuana, e riuscivamo a contenere il tutto. Abbiamo passato il primo anno di relazione splendido. Ci vedevamo almeno tre volte a settimana ed era bellissimo. Poi sono iniziati i problemi.

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Di che tipo?
Marco (il mio ragazzo) ha iniziato a dire che sessualmente si stava annoiando. Ed insieme a questo, mi ha fatto provare nuove droghe: il ghb in particolare. Era semplice prenderlo, bastava berne un po’. L’unica cosa cui stare attenti era di non bere troppo alcool: una volta che è successo a lui infatti, mi è toccato portarlo al pronto soccorso. Sbiascicava, non si reggeva in piedi, era irriconoscibile. Al pronto soccorso lo hanno tenuto qualche ora ed è andato tutto bene. Ma per me quella vicenda è stata il primo campanello di allarme.

E sessualmente?
Abbiamo iniziato a definirci coppia aperta. Nel weekend abbiamo iniziato a rimorchiare in discoteca o, più spesso, su internet. Lo facevamo a tre ma non ci è mai capitato di trovare un terzo che voleva farsi anche lui. In questo periodo, che corrisponde in sostanza al secondo anno della nostra storia, è andato tutto bene. Stavamo forse iniziando ad esagerare con le droghe, ma non ce ne rendevamo conto. Però avevamo trovato un nuovo equilibrio sessuale che era molto soddisfacente. Poi c’è stata una svolta: Marco mi ha presentato un suo amico (che poi ho scoperto essere uno con cui lui scopava da mesi a mia insaputa) che voleva far sesso a tre con noi e usava sostanze. Mi ci sono buttato anche perchè questo ragazzo era molto bello. E così abbiamo iniziato con lui e poi con altri e poi con altri ancora. Nel giro di sei mesi, mi sono ritrovato in un altro mondo.

Chemsex, intervista a Paolo: "Ho saputo uscirne, ma ho perso tanto" - chemsex 4 - Gay.it

Quale mondo?
Ogni weekend si passava a scopare. La vita sociale era azzerata. Non sempre andavamo a ballare, ormai il weekend iniziava il venerdì con la ricerca di partner e finiva il lunedì mattina quando andavo al lavoro distrutto, sfinito, ancora in botta. Mi è capitato di trovarmi in situazioni assurde tipo party a otto con ogni tipo di droga. Il sole durante il weekend non sapevo più cosa era: è stato l’inverno peggiore della mia vita. Ed ovviamente io e Marco abbiamo iniziato a perderci di vista: la nostra relazione continuava per carità, ma i momenti a due si limitavano a qualche incontro durante la settimana o a chat su whatsapp. Non c’era più intimità ed il romanticismo era un ricordo lontano.

Che riflessi ha avuto questo periodo sulla tua vita?
Intanto sono andato molto vicino dal farmi licenziare: ho ricevuto due lettere di ammonimento da parte della ditta per ritardi ed errori sul lavoro… facevo spesso casino con le consegne, ero disattento e spesso a casa ammalato. La relazione è andata letteralmente a puttane: ormai non era rimasto più nulla se non quella tremenda complicità nel mix di sesso e droga. Poi la mia salute: ho infatti scoperto di essere sieropositivo. E quella è stata la botta finale.

Chemsex, intervista a Paolo: "Ho saputo uscirne, ma ho perso tanto" - test hiv plus - Gay.it

Cioè? Cosa è successo a quel punto?
La mattina che sono andato a ritirare gli esami e il dottore mi ha preso da parte per parlarmi il mondo mi è crollato addosso. Non ci potevo credere ma in fondo avevo fatto ben poco per impedirlo. Durante quei party infatti mi era capitato di fare sesso non sicuro sia da attivo che da passivo ma ero così di fuori che le regole che mi ero da sempre dato erano andate a puttane. E’ stata una sberla quella notizia. Ne ho parlato col mio ragazzo che si è subito arrabbiato, dandomi ogni colpa. Il giorno stesso l’ho accompagnato a fare le analisi e il risultato è stato ovvio: anche lui lo era. Nelle settimane successive, poi, è venuto fuori che la sua carica virale era alle stelle e che l’ultima volta che aveva fatto il test era cinque anni prima. Insomma, era stato un totale irresponsabile e forse l’HIV era stato lui a passarmela. La sua reazione sconsiderata poi è stata quella che mi ha fatto aprire gli occhi: lui voleva continuare il nostro stile di vita come se nulla fosse, organizzando party, utilizzando droghe, continuando a fare sesso non sicuro. A quel punto l’ho lasciato: avrei dovuto farlo due anni prima.

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Come va ora?
Bene, ora meglio. Ho fatto un lungo percorso con una psicologa che mi ha molto aiutato e che continuo ancora oggi. Non prendo più sostanze da due anni: o meglio, a dire tutta la verità, lo faccio ma molto saltuariamente, l’ultima volta mi è capitato la notte di ferragosto e la volta precedente a marzo. Ho detto in casa che ero gay e questo mi ha aiutato molto. Al lavoro ho avuto una promozione, ora sono capo reparto. Sentimentalmente, ho avuto una storia normalissima, di sei mesi che è terminata a settembre. Ma va bene così: non ho fretta, so che prima o poi troverò la persona giusta.

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Che consigli puoi dare ai nostri lettori, dal tuo punto di vista?
Oggi, dopo essere sceso quasi in fondo al baratro ed esserne uscito, posso dire di stare molto attenti. A nessuno consiglio di farlo, perchè alla fine quel mondo porta nulla se non divertimento che però ha una doppia faccia… e il lato b è terribile, è quello dello sballo fine a se stesso, del sesso che non ti da niente, delle relazioni che non riesci a costruire e semmai sputtani. Se però proprio volete addentrarvi in quel mondo, fatelo con le barriere belle alzate. Fate scelte intelligenti. Non fate cazzate. Proteggetevi. Le droghe usatele, ma saltuariamente: non pensate di essere esenti dalla dipendenza, perchè quando questa arriva non ve ne rendete più conto finchè non vi arriva una bella sberla come a me. E soprattutto in nome dell’amore non dovete mai rinunciare a voi stessi, alla vostra salute, al vostro futuro. Perchè in realtà quello non è amore: l’amore è un’altra cosa e prima o poi lo troverò.

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