LA PANTERA CON GLI STIVALI

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Una drag queen di colore fa risorgere una fabbrica di calzature nella graziosa commedia inglese 'Kinky Boots' di Julian Jarrold. Sensibilità british e camp quanto basta.

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“Qual è la differenza tra una drag queen e un travestito? Una drag queen in abito da sera può assomigliare a Kylie Minogue, un travestito a Boris Yeltsin col rossetto”. Questa calzante definizione ‘di genere’ spiega la filosofia spiccia di Lola, una panterona monumentale di quasi due metri (zeppe comprese), abile nel lipsynch e vedette suprema in parruccone vaporose di un gay club londinese. È lei la vistosa coprotagonista della graziosa commedia inglese Kinky Boots, opera prima di Julian Jarrold, autore prevalentemente televisivo, uscita alla chetichella nelle sale italiane in un’estate cinematografica poveramente desertica (segnatevi anche l’intenso nuovo film di Ozon ‘Le temps qui reste’ in francese con sottotitoli – vergognosamente vietato ai minori di 18 anni – di cui potete recuperare la recensione qui).

In Kinky Boots – letteralmente ‘Stivali devianti’ – l’incontro fatale tra la conturbante Lola e il grigetto Charlie avviene in un vicoletto della capitale inglese dove la drag viene minacciata da un gruppo di brutti ceffi con le peggiori intenzioni ma salvata dal ragazzo più per caso che per eroismo. Questi ha appena ereditato dal padre una fabbrica di scarpe in cattive acque nella provinciale Northampton, cittadina al centro dell’Inghilterra nota in passato proprio come centro calzaturiero, e sta cercando a Londra nuove idee di marketing. Dopo aver assistito a un rutilante spettacolo en travesti di Lola ecco la folgorazione: perché non provare a forgiare stivali rinforzati in acciaio per le drag queens?

Ovviamente convincere gli operai tradizionalisti non è per nulla facile, tanto più che l’esuberante Lola si trasferisce in pianta stabile a Northampton e diventa la disegnatrice ufficiale del nuovo prodotto, destando scandalo e causando la rottura di Charlie con la fidanzatina Nicola che sperava di vendere la fabbrica per farsi la casetta nuova e convolare a nozze. L’unica possibilità per lanciare sul mercato gli stivaloni trans è creare a tempo di record una collezione da far sfilare alla ‘Fiera Internazionale della Scarpa’ di Milano, dove Charlie si giocherà il suo futuro imprenditoriale (e sentimentale).

C’è una certa grazia in questa commedia operaista con tocchi alla Mike Leigh (quindi affettuosità..

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C’è una certa grazia in questa commedia operaista con tocchi alla Mike Leigh (quindi affettuosità proletarie e sensibilità verso tutti i personaggi) che evita le facili forzature – tutta la parte ‘drag’ ha una sua compostezza indubbiamente molto british – ed è retto da due ottime interpretazioni a loro modo speculari: da una parte il tenero e indeciso Charlie (l’australiano Joel Edgerton) succube della soffocante memoria del padre defunto e dall’altra la colossale Lola (l’impronunciabile e supermacho Chiwetel Ejofor di ‘Dirty Pretty Things’), caterpillar in apparenza e fragilone nell’intimo, anche lui con un rapporto genitoriale irrisolto. E il messaggio di accettazione delle differenze non fa tanto leva su facili risvolti camp quanto su sottigliezze psicologiche sicuramente meno spettacolari ma più profondamente autentiche, rendendo persino credibile un insolito match a braccio di ferro tra il rude Don e la combattiva Lola.

C’è comunque spazio per lo sberluccichio, non solo nei numeri musicali dalle scenografie stilizzate (galvanizzante la colonna sonora, dai bassi dell’insinuante main theme ‘Whatever Lola Wants’ all’adrenalinico ‘In These Shoes’ di Kirsty MacColl passando per Nina Simone e James Brown) ma soprattutto nel finale in passerella – con citazione esplicita del ‘Floor Show’ del ‘Rocky Horror’ in una Milano modaiola alquanto stereotipata – in cui si possono apprezzare le splendide creazioni in pelle di tutte le fogge: pitonato rosso fuoco, leopardo, blu mare smaltato, eccetera. E si può immaginare come la scarpa possa essere un vero feticcio erotico (“Il sesso è nel tacco!” spiega Lola) anche dalla sensualità emanata da queste erinni del travestimento con una semplice falcata: l’operaio anziano spiega infatti che il compito dello stiletto è proprio quello di mettere in evidenza il posteriore grazie a un gioco di pressioni sulla gamba. Prodotto dai finanziatori di ‘Calendar Girls’, Kinky Boots è ispirato a una storia vera.

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