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“Com’è falsa la morale, sono un diverso e questo ti fa male” addio Federico Salvatore – VIDEO

Il mio timido omaggio a un artista che ha abbracciato la complessità e ha sempre cercato la poesia, l'impegno e l'integrità.

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Il coming out di un figlio del sud che dichiara a sua madre di essere omosessuale e il rifiuto della mamma che gli sbatte la porta in faccia, quando viene a sapere che suo figlio è gay e che la sta lasciando, per vivere pienamente la propria vita con l’uomo che ama. Nel 1996 a Sanremo la canzone “Sulla porta” di Federico Salvatore portava in scena all’Ariston il dramma e le fisarmoniche di un brano difficile per l’epoca, al punto che persino Pippo Baudo – presentatore con Sabrina Ferilli e Valeria Mazza – non nominò mai la parola “omosessualità” sul palco.

Famoso per i suoi brani satirici e macchiettistici, tra cui l’indimenticabile “Azz…” del 1995 (700mila copie e doppio platino), Federico Salvatore sorprese tutti a Sanremo nel 1996 e si presentò con questa canzone di forte impatto emotivo, pur mantenendo l’inconfondibile taglio “situazionista”. Centrale è infatti, nella costruzione della narrazione, il fatto che il protagonista sia sulla porta, la scena è tutta lì, tra un dentro e un fuori, tra il resto e vado: sulla porta si svolge la situa. Un grande poeta.

“Sulla porta” è un monologo cantato sulle nenie tristi di una fisarmonica folk. La storia giunge dal palco dell’Ariston inaspettata a un’Italia alle prese con le misure draconiane del Governo Dini (la new economy accendeva le prime speculazioni, Bill Clinton avrebbe acciuffato il suo secondo mandato, e c’era la grande illusione della terza via di Blair, mentre la sinistra italiana era innamorata di Romano Prodi e dell’Ulivo). Era in verità, quello di Sanremo 1996, un pubblico che non vedeva l’ora di sganasciarsi dalle risate con una canzonetta-cabaret di quelle solitamente un po’ recitate e un po’ cantate da Federico Salvatore. E invece. “Sulla porta” era un racconto drammatico, dai picchi persino tragici, – sull’omosessualità:

non buttare sulle mie ferite il sale come adesso sulla porta che mi dici vai per te io sono morta”

La storia di un figlio che, pronto sulla porta di casa a lasciare il nido materno per andare a vivere la propria vita di persona gay con il proprio compagno, vomita tutto addosso a sua madre:

Com’è falsa la morale, sono un diverso e questo ti fa male

Federico Salvatore si definiva “cantattore” e aveva conosciuto la popolarità dal salotto tv del Maurizio Costanzo Show (leggi: The Maurizio Costanzo Show must go on). “Sulla porta”, scritta con autori di livello assoluto, Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati, è contenuta nell’album “Il mago di Azz”.

La Rai provò a censurare la parola “omosessuale” dal testo del brano portato a Sanremo 1996. Nel 2021 Federico Salvatore così parla di quella censura:

“Mi fu censurata la parola ‘omosessuale’ dal testo, fui costretto a sostituirla, ma solo la prima e la seconda serata mi auto-censurai perché la terza serata fregandomene della censura cantai il testo originale con la parola ‘omosessuale’. All’Ariston ci fu un applauso da brividi che ancora ricordo e mi emoziona. E io dal terzo posto finii al terzultimo posto. La censura e la falsa morale mi presero a calci in culo”. (fonte Il Riformista)

La morte di Federico Salvatore è stata annunciata da Flavia D’Alessio, moglie dell’artista, rimasta accanto a lui negli ultimi mesi di sofferenza, dopo che nell’ottobre 2023 Federico era rimasto vittima di un’emorragia cerebrale dalla quale non si è purtroppo mai ripreso.

Mi sembra difficile trovare parole più efficaci di quelle scritte dal collega di Corriere Napoli, Carmine Aymone, dal quale rubo e trascrivo pari pari un paragrafo del suo toccante articolo, per omaggiare un artista che ha abbracciato la complessità e ha sempre cercato la poesia, l’impegno e l’integrità:

Il “cantattore”, così amava definirsi Federico, che strizzava l’occhio a Giorgio Gaber e a Fabrizio De Andrè, immergendo tutto il suo sapere nella tradizione culturale partenopea, sospeso tra Basile, Di Giacomo, gli Squallor e Pino Daniele, non c’è più. Federico Salvatore è stato artista vero, colto e popolare, prerogativa di pochi. Ogni parola, ogni strofa che ha scritto e cantato era “pensata”, figlia di un sentimento popolare ma anche di tanta cultura. Il suo album “AZZ…”, nel 1995, con 700.000 copie vendute, collezionò due Dischi di Platino. Da allora brani tormentoni di successo e piccoli capolavori come “Napolitudine” e “Sulla porta”. E proprio quest’ultimo brano che parlava di omosessualità fu censurato a Sanremo. Federico Salvatore è stato un cantastorie dei nostri giorni che si muoveva funambolico, tra denunce sociali e momenti di poesia, affidate all’orecchio dell’ascoltatore come un montaggio cinematografico.
dall’articolo di Carmine Aymone dedicato a Federico Salvatore su Corriere Napoli

 

Le parole di “Sulla porta” di Federico Salvatore – testo

(di Federico Salvatore e Giancarlo Bigazzi e Giuseppe Dati)

Mamma’ son qui
con le valigie sulla porta
e in macchina c’e’ un uomo
che mi sta ad aspettare
la verità lo so
ti lascerà sconvolta
quell’uomo è
il mio primo vero amore
con lui mi sento
libero e felice vivremo insieme
abbiamo già una casa
non sono più un bambino
mamma abbassa quella voce
smetti di fare
la vittima indifesa.
Perché cosi’ hai perduto
anche tuo marito
quel povero leone
che scappò come un coniglio
davanti al mostro
del tuo amore arrugginito
e ti lasciò
in ostaggio questo figlio.
Mamma’ son qui
con le valigie sulla porta
con tutti i dubbi
e tutti i miei casini
pero’ mi sento forte
e per la prima volta io me ne frego
degli orecchi dei vicini.
Sulla porta sulla porta
quante volte mi hai
fermato sulla porta
con quei falsi crepacuore
che sparivano
all’arrivo del dottore.
Mamma’ nella mia stanza
ho messo a posto tutto
le chiavi le ho lasciate
li’ sulla credenza
mi mancherà il sorriso
del tuo caffè a letto
quel nostro paradiso dell’infanzia
quando il mio desiderio
era di piacerti
e allora col rossetto
e con il tuo ventaglio
in bagno mi truccavo
per assomigliarti
ero orgoglioso
di essere tuo figlio.
Ma un maledetto pomeriggio
dell’adolescenza
studiavo insieme ad un ragazzo
e per la timidezza
sentivo dentro un misto
di piacere e sofferenza
e mi scappò
sulla sua gamba una carezza
oh mamma son stato troppo tempo
qui su questa porta
all’ombra dei colori
della tua sottana
a letto con le donne
ci son stato ma ogni volta
tornavo al mio segreto
come un lupo nella tana.
Sulla porta sulla porta
tu sapevi
e mi fermavi sulla porta
e chiudevi le mie dita
e i miei sogni
sulla porta della vita.
Mamma’ son qui
su questa porta dell’ipocrisia
con il mio posto fisso
e una carriera promettente
come un perfetto esempio
della media borghesia
che non può avere
scandalosi sentimenti
oh mamma non capisci
come è falsa la morale
la maschera di fango
bagnata nell’argento
sono un diverso mamma
un omosessuale
e questo tu lo prendi
come un tradimento.
Sulla porta
sulla porta
io vorrei
che tu sapessi perdonare
una volta
una volta
non buttare
sulle mie ferite il sale
come adesso
sulla porta che mi dici
vai per te io sono morta
sono morta
sono morta
e mi sbatti sulla faccia
questa porta.

 

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