“Il coming out è un atto politico”, la riflessione del Mario Mieli su Gabriel Garko, comunità LGBT e Mediaset

"Noi siamo una contraddizione di questo sistema, siamo l’imprevisto e come tale dobbiamo rivendicarlo fieramente per aiutarci a creare un mondo e una società più giuste".

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Il coming out di Gabriel Garko, che in diretta tv al Grande Fratello Vip ha denunciato un sistema che per anni lo ha costretto, assieme ad altri, a fingere di essere eterosessuale e ad avere relazioni etero, ha fatto clamore, con il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che ha voluto condividere un interessantissimo punto di vista in merito.

Il coming out è un atto politico“, hanno sottolineato via social dall’associazione LGBT romana. “Anche il silenzio che lo precede, e che a volte dura tutta una vita, è un atto linguistico performativo. Si tratta di un modo di costruzione della propria identità e dell’affermazione della propria persona con cui cambiano le relazioni e il mondo attorno a noi. Chiunque ha il diritto alla fragilità ed a dichiararsi quando lo ritiene opportuno, soprattutto in un Paese come il nostro dove ti picchiano per un bacio scambiato in strada”.

“Fare o non fare coming out ti costringe a rinegoziare sempre la tua esistenza, perché lì, fuori dal “closet”, dall’armadio in cui ci rinchiudiamo per sfuggirne, c’è un mondo fondato sulla norma eterosessuale con cui siamo costantemente costrettə a confrontarci e che spesso è uno spazio marginalizzante e ostile”, proseguono dal Mario Mieli. “Dire “Sono gay/lesbica/bisessuale/queer/intersex/trans*/asessuale” crea una contraddizione con un sistema fintamente perfetto che credeva di aver previsto tutto. Noi siamo una contraddizione di questo sistema, siamo l’imprevisto e come tale dobbiamo rivendicarlo fieramente per aiutarci a creare un mondo e una società più giuste. Avremmo forse preferito che venisse usato, anche solo di sfuggita, nella puntata del Grande Fratello, il termine “gay”, proprio per rivendicarlo in un Paese in cui è così difficile, ancora, farlo”.

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Immancabile una postilla nei confronti del Grande Fratello, che certamente  non “cambierà la società lì fuori”, perché solo noi possiamo farlo”, e sulla tv dei Berlusconi.

Non possiamo pensare di eliminare completamente tutti i problemi del palinsesto Mediaset e dei suoi programmi maschilisti e sessisti con una verniciata arcobaleno: è sempre lo stesso luogo dove vengono utilizzate parole razziste, dove viene sminuito il portato del fascismo e dove viene propagandato un modello ben preciso ed escludente sia di maschilità sia di omosessualità.

Finale doveroso rivolto alla nostra stessa comunità LGBT, perché se è vero che la “visibilità” è per tutti noi “fondamentale“, lo è in egual misura il fatto che bisogna stare attent* “a non essere morbosamente interessat* alla vita sessuale e affettiva dei personaggi famosi, soprattutto quando sono maschi e gay. Si tratta di una pratica che molti media mettono in campo, ma che rischia di invisibilizzare un’altra parte della nostra stessa comunità, reiterando meccanismi di esclusione e di esaltazione di un certo tipo di maschilità e di omosessualità”.

https://www.facebook.com/CCOMarioMieli/photos/a.720808231279278/3920829617943774

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