Cori Amenta, transfobia in aeroporto: “Insultata al check-in e circondata da poliziotti, di chi mi devo fidare?”

La denuncia social della stylist Cori Amenta è diventata virale.

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2 min. di lettura

A una settimana dalla commemorazione del TDoR, il Transgender Day of Remembrance, ennesimo caso di transfobia in Italia. Vittima della prevaricazione machista Cori Amenta, stylist ed influencer transessuale, coinvolta in una spiacevole situazione in aeroporto. La designer ha raccontato l’accaduto in un lungo video su Instagram, in cui ha sottolineato i dettagli dell’episodio.

 

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Tutto è avvenuto nell’area del controllo dei bagagli al check-in, dopo la segnalazione del metal detector di un anello al dito di troppo. In attesa di imbarcarsi da Catania per Milano, la stylist si è rivolta all’agente di sicurezza per rivelargli che lo avrebbe tolto dalla mano. “Lui sente la voce, vede che sono alta abbondantemente sopra 1.80 metri, si rende conto di me (non serve la zingara per spiegarlo) e inizia urlare a un collega con aria divertente e saccente che c’era il Signor Calamaro“. In dialetto siciliano, espressioni come calamaro, prezzemolo o polpo sono epiteti che indicano volgarmente una persona omosessuale.

Cori Amenta, la denuncia per l’aggressione verbale transofoba di un agente: “Di chi devo fidarmi?”

Stando alle dichiarazioni nel video, l’uomo si sarebbe lasciato andare alle offese plateali perché convinto che la stylist non fosse siciliana. “Ma io sono orgogliosamente siciliana“, ha sottolineato nella denuncia Cori Amenta, che dopo gli insulti transofobi ha deciso di fotografare l’uomo con lo smartphone e di chiedergli il nome. Una scelta coraggiosa, che l’è costata un attacco su più fronti:

Volevo fare un esposto, ma vedendomi arrivare si è messo la mascherina e si è coperto il distintivo. Ha iniziato ad inveire. Ho letto “polizia”, quindi ho ripetuto le stesse cose alla polizia, ma non avevo previsto che da una persona mi avrebbero accerchiato in cinque, intimandomi di cancellare le foto che avevo fatto al signore e che mi avrebbero fatto perdere l’aereo. […] Se chi mi deve proteggere è il primo che mi insulta urlandomi froc*o in un aeroporto, di chi devo fidarmi?

Nell’indifferenza generale, Cori Amenta ha così subito una doppia umiliazione pubblica, in grado di riaprire cicatrici lasciate dalle offese in giovane età. Insulti e ingiurie, soprattutto se legati all’identità o all’orientamento sessuale, procurano sempre sofferenza e riaccendono dolori. E le istituzioni hanno il compito di difendere chi ha il coraggio di essere sé stesso, come di punire chi aggredisce. In un aeroporto, su un treno, in una stazione di comando. Mai il contrario.

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Anonimo 27.11.20 - 16:32

Il video denuncia di Cori Amenta ha centrato il punto: una discriminazione doppiamente grave perché agita proprio da esponenti delle forze dell'ordine, gli stessi che dovrebbero difenderci e che dovranno raccogliere le denunce quando finalmente sarà approvata la legge contro l'omotransfobia. Invece, in casi come questi, ci si trova a doversi difendere da loro, in un'evidente e violenta asimmetria di potere. Massima solidarietà a Cori che ha avuto il coraggio di reagire subito e successivamente di rendere pubblico l'episodio con questo video. Bisogna denunciare sempre, anche se è difficile, anche se si ha paura che non serva.

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