Crimini d’odio in Ucraina: Amnesty International risponde con la bandiera Pride proiettata sugli edifici governativi

Dopo gli attacchi alla sede del gruppo Sphere, per gli attivisti è arrivato il momento di dire basta. I colpevoli rimangono impuniti e il governo non ha intenzione di fermare l’ondata anti-LGBT: lanciata una petizione per proteggere la comunità in Ucraina.

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Negli scorsi mesi l’Ucraina ha visto un aumento importante di atti di violenza e discriminatori contro la comunità e i gruppi LGBTQ+. In particolare, ha suscitato l’attenzione anche dell’opinione pubblica internazionale l’attacco a Sphere, un’organizzazione che garantisce un rifugio sicuro a donne e persone queer a Kharkiv. La sede è stata oggetto di atti vandalici, con gli aggressori che hanno urinato sui muri, gettato feci sulle porte e rotto finestre, il tutto mentre gridavano a gran voce insulti omofobi.

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La comunità LGBTQ+ in Ucraina è sempre più vittima di attacchi e discriminazioni

Sphere è riconosciuta internazionalmente per il suo ruolo di soccorso e sostegno alla comunità in Ucraina. Motivo per cui Amnesty International UK ha deciso di lanciare un messaggio, un segno di protesta pacifica e un grido d’allarme per portare attenzione a ciò che sta accadendo nel Paese: la bandiera arcobaleno, simbolo del Pride, è stata proiettata sulla facciata di due edifici del consolato ucraino a Bangkok e a Londra. Questo dopo che all’interno della Write for Rights è stata lanciata una petizione per proteggere questi gruppi.

«Ieri sera abbiamo illuminato gli edifici del governo ucraino con colori arcobaleno per mandare un messaggio alle autorità: quando è troppo, è troppo. Non tollereremo i crimini d’odio contro le persone LGBTI nel nostro Paese»

Queste le parole di Oksana Pkalchuk, CEO di Amnesty International’s Ukraine. «Ci sono pericolosi livelli di violenza e abusi contro le persone LGBTQIA+ in Ucraina e molto altro deve essere fatto per proteggerle. La polizia è pronta a lasciare che questi crimini accadano». L’ondata di violenza non è cosa nuova. Negli ultimi anni Amnesty International ha documentato scrupolosamente il proliferarsi di gruppi violenti che hanno diffuso l’odio e la discriminazione nello Stato. I target sono per lo più gli attivisti LGBTQIA+ e per i diritti delle donne, considerati una minaccia per i valori della famiglia tradizionale. Quel che è peggio, è che tra le decine di casi riscontrati a partire dal 2017, solo in uno i colpevoli sono stati ritenuti responsabili – e questo senza che il giudice tenesse in considerazione il motivo discriminatorio.

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La mancanza di giustizia è stata sottolineata anche da Anna Sharyhina, la co-fondatrice di Sphere subito dopo gli attacchi al gruppo: «Siamo sicuri che i crimini d’odio sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere non sono rivolti esclusivamente a Sphere – sono mirati a terrorizzare l’intera comunità LGBT+».

«L’impunità che segue dice tanto sul mancato rispetto dei diritti umani da parte del governo. Chiediamo alle autorità di fare il loro lavoro e di ritenere responsabili gli autori dei crimini d’odio»

L’assalto a Sphere arriva in un momento in cui i Paesi dell’Est Europa stanno vivendo un attacco sistemico alla comunità LGBTQ+, con le vicine Polonia e Ungheria che hanno dato il via libera al Parlamento per discutere leggi fondamentalmente anti-LGBT. L’atteggiamento di discriminazione dei governi è stato condannato anche dall’Unione Europea, ma in concreto il clima di terrore non si è ancora risolto.

Il governo Ucraino non si è ancora espresso su quanto accaduto contro il gruppo, né sulle simboliche bandiere sugli edifici governativi. Gli attivisti e la comunità LGBTQ+, intanto, continuano a chiedere giustizia.

© Riproduzione riservata.

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