Aggressione squadrista a Gianni Zardini del circolo Pink Arcigay di Verona: cosa è successo

L'attivista circondato da dieci persone: sputi, insulti e minacce di morte.

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Verona Circolo Pink Aggressione neofascista
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Un’azione intimidatoria in salsa squadrista avvenuta in pieno centro a Verona la sera del 30 aprile contro Gianni Zardini, presidente del Circolo Pink e noto attivista per i diritti LGBTQIA+. Dieci individui lo hanno aggredito verbalmente e con sputi, disturbati dal suo gesto simbolico di gettare nell’Adige una corona di fiori dedicata alla memoria di Nicola Passetto, figura politica locale scomparsa ventisette anni fa.

“Me li sono trovati davanti all’improvviso, evidentemente mi stavano osservando – ha raccontato Zardini in un post su Facebook – Mi volevano buttare in Adige a recuperare la corona, spero metaforicamente ma non ne sono sicuro. Sono stati anche in grado di chiedere perché avessi buttato la corona di Pasetto nel fiume e alla mia risposta “perché era un fascio” mi hanno gentilmente spintonato e strattonato verso il fiume, hanno tentato di prendermi un ombrello che porto nello zaino forse lo volevano usare.

Dopo una sequela di spintoni, sputi e insulti del tipo “se ti vediamo in giro ti accoppiamo” (rigorosamente in dialetto) se ne sono andati, in gruppo come in gruppo erano arrivati. Eravamo in pieno centro a Verona, passavano troppe macchine ed evidentemente non potevano fare di più che spintonare e sputare. Credo che se fossimo stati in un luogo più appartato sarebbe finita diversamente”.

Pasetto, a cui nel 2007 venne dedicata – non senza polemiche – una targa in memoria in Lungadige Porta Vittoria, fu a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 un personaggio controverso, la cui figura incapsula a parere di molti l’immagine stereotipata del classico “picchiatore fascista“.

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Espressione vivida di una certa concezione machista che ha attraversato la destra da quei tempi fino ad oggi, il suo stile politico era spesso caratterizzato da un approccio aggressivo e diretto, atteggiamento che non solo si manifestava nelle sue azioni violente al di fuori delle aule istituzionali, ma permeava anche il linguaggio e le politiche che sosteneva.

Nonostante la mozione per commemorare la sua carriera politica con una targa, approvata dal consiglio comunale, lodasse il suo “indelebile contributo politico e sociale” alla città, il bilancio della sua eredità è ben più sfumato e discutibile, segnato da episodi di violenza che hanno lasciato un’impronta altrettanto duratura nella memoria e nel vissuto di tutti gli oppositori politici che furono vittime delle sue azioni violente.

 

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Pasetto fu coinvolto in numerose aggressioni durante i primi anni ’80, una delle quali particolarmente grave contro giovani militanti antifascisti che protestavano contro la pena di morte. La condanna per tali atti fu parzialmente mitigata da un’amnistia e un’inspiegabile sentenza d’appello favorevole.

Nonostante le controversie, nel corso degli anni ’90 e oltre, Pasetto non solo trovò riconferma politica in Parlamento, ma divenne anche oggetto di omaggi postumi dopo la sua tragica scomparsa nel 1997, come l’intitolazione di circoli e strutture a lui dedicati, e perfino eventi commemorativi che includevano concerti di gruppi nazirock.

Gettare una corona di fiori in ricordo di una persona tragicamente deceduta a 36 anni in un incidente stradale — pur senza dimenticare le sue responsabilità — può essere interpretato come un atto di resistenza antifascista? La questione continua a generare dibattito. Tuttavia, il racconto di Zardini fornisce comunque una testimonianza preoccupante sull’evoluzione recente della militanza di estrema destra.

“Del gruppo ricordo due figuri […] so di sicuro che appartenevano alla galassia neofascista, e forse mi stavano seguendo, perché si sono materializzati immediatamente dopo che avevo gettato la corona in Adige…

Le reazioni politiche della controparte non mi sorprendono, Pasetto è un modello e un eroe, il maschio picchiatore da ammirare, un simbolo che non si può toccare, visto che è questo che ha fatto scattare l’aggressione

Le botte non ci sono state, ma di aggressione si tratta. Solo l’ultima di una lunga serie, chi vive Veronetta sa che branchi come questi la percorrono in lungo e in largo e quando trovano una possibile vittima agiscono”.

Non sorprende infatti che la destra veronese abbia rapidamente condannato il gesto di Zardini, omettendo tuttavia di menzionare la vigliacca aggressione che ne è conseguita.

“Ancora una volta, la sinistra conferma il suo comportamento codardo” scrive Marco Padovani, deputato di FdI. “Vergognoso che due amministratori comunali di maggioranza, un assessore e la vicepresidente del Consiglio abbiano approvato il gesto con un like sui social. Dimostra quanto siano schiavi della loro ideologia”.

Zardini ha comunque difeso la natura pacifica della sua azione, evidenziando contemporaneamente l’incoerenza nel dedicare una targa commemorativa a una figura come Passetti e nell’insistere a mantenerla nonostante le polemiche.

“ Pare che in alcuni ambienti politici veronesi regni l’afascismo: è cosi difficile condannare un’aggressione? E’ cosi difficile aprire gli occhi su questi gruppi che agiscono indisturbati? Sarà cosi difficile togliere l’intitolazione del lungadige a Pasetto, con relativa targa?

Purtroppo temo di sì, ma credo sia necessario dare risposte, reagire politicamente e culturalmente. Ritengo doveroso che l’attuale amministrazione veronese prenda parola, è necessario demolire questi simboli machisti e fascisti”.

Dall’archivio di Gay.it una notizia tristemente simile risalente al 2001: LE DESTRE ESTREME A VERONA ATTACCANO LA SEDE DEL CIRCOLO PINK

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