“Un bambino ha diritto ad un papà e una mamma!” Beh, dai, è vero…

E le ragazze madri? Le ammazziamo prima o dopo il parto? Dal libro di Carlo Gabardini

Su gentile concessione dell’autore e dell’editore, pubblichiamo uno stralcio dell’ultimo libro di Carlo Gabardini “Fossi in te io insisterei”. Ve ne consigliamo la lettura.

“Voglio fare un altro coming-out, nella speranza di «incastrarmi»: io voglio avere un figlio. Ma ho paura. Però io ho paura di tutto, quindi ormai ho deciso che la paura non è un motivo sufficiente per non insistere. La paura va ammessa e compresa, nel senso di presa «con», presa assieme al resto; negarla non serve a niente, negarla la ingigantisce.

Il primo passo verso la paternità è scriverti questa lettera: devo risolvere la questione con mio padre per poter essere padre a mia volta. Il secondo è che devo riuscire a far approvare una legge che mi permetta di avere un figlio in questo Paese e di crescerlo con la persona che amo, anzi, che spero di incontrare e amare. Ma non sono questi due passi a spaventarmi, la paura è semplicemente il terrore di non essere all’altezza, di non saper fare il padre, di risultare un genitore nettamente meno capace di te.

Nell’attesa di averla vinta sulla mia paura, mentre mi porto avanti sul primo punto scrivendoti queste parole, mi occupo del secondo interrogandomi se sia giusto che io abbia un figlio oppure no.

«Un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma!»

La prima volta che ho sentito questa obiezione, ma anche la seconda, la terza, la quarta e la quinta, ho pensato: «Be’, dai, hanno ragione. È vero: un bambino ne ha il diritto». Ma proprio a me venite a parlare del diritto di avere una mamma? A me che per mia madre ho un’evidente venerazione.

Poi ho pensato: interessante questo fatto di spostare la questione sul diritto dei bambini. Curioso. Più efficace che giusto, però ci sta. Perché i bambini avrebbero diritto di vivere in un mondo ben diverso dall’attuale eppure non mi pare che leggi e azioni vadano in questa direzione. Comunque accolgo il ragionamento. Poi ho pensato: be’, visto che un bambino ha il diritto di avere sia una mamma sia un papà, se per disgrazia un genitore dovesse morire, i suoi figli devono essere istantaneamente portati via al genitore rimasto in vita, altrimenti si va a ledere questo diritto del minore. Poi ho pensato: un bimbo ha diritto ad avere una mamma e un papà, e fra l’altro, volenti o nolenti, ce li avrà per forza per una questione di natura; quello di cui stiamo parlando è in realtà il diritto ad avere due genitori vivi e presenti: quindi, se non potete produrre prove inconfutabili del fatto che entrambi intendete non morire – nemmeno per cause naturali – per almeno i primi diciotto anni dal concepimento, lo Stato deve negarvi il diritto di procreare.

Poi ho pensato: un bambino ha diritto anche ad avere da mangiare, un minimo, e da vestirsi e un tetto sopra la testa, e allora che facciamo: vietiamo ai poveri di avere figli? Creiamo una legge per cui sotto un reddito minimo non si ha il diritto di figliare? E con gli homeless come facciamo? Un nodo al pisello? Altrimenti è ovvio che uno nasce senza alcuna possibilità, e questo non va bene, è contro i suoi diritti. Chi è che è a favore del fatto che i bimbi muoiano di fame?

Poi ho pensato: un bimbo, più che di una qualsiasi figura femminile al suo fianco, ha diritto ad avere una mamma amorevole, giusta, severa ma affettuosa, no? Qualcuno vuole sostenere il contrario? Be’, allora è deciso: dobbiamo sterilizzare le stronze, tutte, non ce ne può scappare nemmeno una. Poi ho pensato: e con le ragazze madri come facciamo? Poverine, stanno mettendo al mondo un bimbo che non avrà un padre. Le ammazziamo prima o dopo che abbiano partorito? Sempre per difendere i bimbi, eh! Poi ho pensato: un bambino ha diritto a studiare e a essere una brava persona. E allora come la mettiamo con quelli che gli insegnerebbero delle cose terribili, lo indurrebbero a compiere azioni orrende, sarebbero dei pessimi genitori? Vogliamo sterilizzare anche loro? E come si fa a decidere? Facciamo un test? Nel momento in cui due stanno copulando, entra un messo comunale vestito a modo che urla: «Permesso, sono il messo!». (Oppure completamente nudo, vista la situazione in cui si deve intrufolare, ma questo lo si può decidere in seguito.) Arriva il messo del comune – ovviamente solo se si tratta di una coppia eterosessuale, perché le «coppie omo» con quell’atto non rischiano certo di procreare, gli omosessuali hanno dalla loro che, se desiderano un figlio, lo devono proprio «volere», non può capitare per sbaglio – e consegna ai due amanti due bei test in cui si chiede tutto, ma proprio tutto, e alla fine ci si impegna anche penalmente: reddito, gusti, scelte, un tema di politica, uno di storia, macchie di Rorschach, test sull’educazione, certificato antimafia che non fa mai male, aspettativa di vita, esami medici… Quindi, per farlo compilare, con ogni probabilità toccherà rimandare il sesso alla settimana successiva. Il positivo, di questa follia, è che per una volta anche gli eterosessuali dovranno dimostrarsi ben convinti prima di avere la possibilità di mettere al mondo un essere umano.

Vogliamo fare così? È questo il mondo che desideriamo? Non sarebbe meglio finalmente capire che quella con la mamma amorevole e il babbo sorridente, e magari anche un Mulino in multiproprietà, è semplicemente la famiglia ideale? Che appunto, in quanto ideale, non esiste, e ci possiamo solo tendere? Certo che un bimbo ha diritto a tutto il meglio. Ma nessuno può garantirglielo in precedenza. E, infatti, nessuna legge si sogna di farlo; al massimo, in casi estremi, lo Stato decide di provvedere ai minori invece dei genitori, giudicati da avvenimenti – e non da pregiudizi! – non idonei o sufficientemente preparati e pronti alla loro educazione. E in primis contano l’amore, l’essere delle persone oneste, il saper fare i genitori, insomma non certo quello che ci si trova fra le gambe.

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E, soprattutto, queste valutazioni possono avvenire solo a posteriori, quando si scopre che un bimbo non è tutelato. Non a priori. Ed è giusto che sia così. Altrimenti entriamo in un discorso spinoso e pericoloso, che inizia con tutt’altre domande: com’è possibile che un uomo e una donna pluriomicidi possano figliare, due terroristi tossicodipendenti possano generare, due del Ku Klux Klan possano legalmente avere figli, un nazista e un’appartenente all’esercito di Pol Pot possano procreare? Insomma, com’è possibile che qualunque essere umano, anche della peggior specie, se accoppiato a un essere umano del sesso opposto abbia il diritto di avere e allevare figli, e questo non valga invece per due donne o due uomini? Ma che senso ha? Sarà peggio essere mafioso piuttosto che un uomo, o no?

Anche perché ci sono ampi studi che mostrano che per il bambino non costituisce nessun problema il fatto di essere allevato in una famiglia omosessuale, mentre non credo esistano studi analoghi su come se la passi la psiche del figlio di un serial killer eterosessuale regolarmente sposato con una donna che si batte a favore della pena di morte. Comunque, sia ben chiaro, lungi da me l’intenzione di vietare a priori a chicchessia la possibilità di avere figli.

Ogni tanto penso che forse una soluzione a questo problema sarebbe cominciare ad ammettere l’adozione per i/le single. (Ma, non avendoci riflettuto a sufficienza, di questo parliamo un’altra volta.)

La vera questione è che nessun bambino si sceglie i genitori, mai e in nessun caso. Anche perché, se così fosse, temo che avremmo il mondo strapieno di pessimi genitori in giro con i passeggini vuoti mentre i loro figli gattonano verso padri e madri migliori.

Poi ho pensato al mio amico Aldo, che ha un figlio di diciassette anni, Marco, e quando sua moglie è rimasta incinta per la seconda volta abbiamo festeggiato per una notte ad analcolici. Quattro mesi dopo, purtroppo, è avvenuta la tragedia: Anna non ce l’ha fatta, ha dato alla luce un altro maschietto ed è morta per le complicazioni del parto. Il piccolo Giulio ha ora 4 anni, sta benissimo, ed è stato allevato, educato e cresciuto da due uomini, suo padre e suo fratello. Due eccellenti papà. E a detta delle maestre d’asilo, Giulio è un mezzo genio. E allora chiedo: per una coppia omosessuale non potrebbe essere più o meno così? Che entrambi i genitori diventano figure di riferimento per il neonato, ma con ruoli complementari? C’è qualcuno che ritiene che il giorno della morte di Anna si dovesse strappare via il piccolo Giulio a questa famiglia perché costituita da soli uomini? O qualcuno pensa che questa di Aldo non sia una famiglia? Fra l’altro, ovviamente, anche i nonni hanno dato una mano. E, per fortuna, anche i gay spesso hanno mamme e papà, che non aspettano altro che avere dei nipotini e che sarebbero ben felici di dare il loro apporto educativo in qualità di nonne e nonni.

Poi ho pensato anche al mio caso, perché è vero che ti ho perso in età non tenerissima, però come si legge chiaramente io ho tuttora bisogno, oltre che diritto, a una mamma e un papà. E a volte mi immagino la scena del tuo funerale modificata: vedo un signore vestito di grigio che si avvicina alle panche occupate dalla mamma e da noi cinque figli e, dopo essersi presentato e aver stretto le nostre sei mani, ci dice: «Bene, io sono il vostro nuovo padre. Mi manda il comune. Perché ogni bambino ha diritto a una mamma e un papà! Signora Elena, vogliamo baciarci o aspettiamo la sepoltura?».

Ecco, a parte quest’ultimo esempio che è una buffonata, ho deciso che sì, penso che io devo avere un figlio, e devo poterlo crescere con la persona che sarà al mio fianco.”

(da “Fossi in te io insisterei – Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere” di Carlo Giuseppe Gabardini – Ed. Mondadori)

di Carlo Giuseppe Gabardini