Big Love: tutto il prorompente erotismo bear a fumetti

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Esce per le edizioni Gmuender "Big Love", opera che raccogliei lavori di fumettisti di tutto il mondo che si sono concentrati sulla straripande, spontanea e sincera sensualità dei...

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La rivoluzione bear contro lo stereotipo patinato Il termine bear è ormai diventato di uso comune anche presso la comunità gay italiana, anche se è un’acquisizione relativamente recente e, quando si è diffuso da noi, aveva già perso buona parte della complessità originaria. Infatti non bisogna dimenticare che quando la prima comunità bear si costituì negli USA, nei primi anni ’80, non nasceva unicamente per celebrare un ideale fisico, ma anche per costruire un modello gay alternativo rispetto al prototipo di maschio gay che in quel periodo andava per la maggiore: quello borghese e metropolitano, con un abbigliamento ricercato e possibilmente con qualche caratteristica un po’ queer.

Infatti la comunità bear nasceva soprattutto dai gay della classe operaia, da quelli che abitavano nei contesti rurali e – soprattutto – da quelli che non si identificavano nei modelli che andavano per la maggiore nel mondo gay statunitense. D’altra parte in quel momento storico l’unica alternativa al maschio tendenzialmente effemminato e un po’ eccessivo potevano essere solo il leather un po’ torvo o il palestrato fissato con la linea. La cultura bear, quindi, nasceva soprattutto dal desiderio di vivere in maniera più spontanea il rapporto col proprio corpo e con il concetto di virilità in ambito gay.

Quando il modello fisico prese il sopravvento su quello ideale Col passare del tempo, e soprattutto con la forte cesura operata dalla prima epidemia di AIDS, la comunità bear di ultima generazione ha in parte dimenticato le sue origini e oggi tende a privilegiare i suoi aspetti più estetici rispetto ai suoi originari elementi di protesta nei confronti di un mondo gay patinato o eccessivamente queer. D’altra parte è anche vero che il concetto di comunità bear si è davvero diffuso a livello globale (e quindi anche in Italia) proprio in risposta all’invadenza dello stile metrosexual, e questo dimostra che – almeno a livello inconscio – la cultura bear di oggi ha ancora molto in comune con la cultura bear delle origini, anche se ora è molto più sfaccettata di un tempo… E forse il suo successo e la crescente diffusione dei maschi gay muniti di barba può indicare che effettivamente ha ancora molto da dire. In questa sede sarebbe troppo lungo elencare le varie tipologie bear e le loro caratteristiche, ma può essere interessante notare come nel corso del tempo la cultura bear e i suoi estimatori abbiano dato il via anche ad una corrente artistica a parte nell’ambito dell’arte a tematica gay e di quella più spiccatamente omoerotica.

I bear conquistano il fumetto Evidentemente il fenomeno sta iniziando ad assumere un certo peso, tant’è che l’editore Gmuender ha deciso di dedicare una delle sue prestigiose antologie al mondo dell’arte e dell’illustrazione a tema bear. Big Love raccoglie le opere di quaranta artisti che provengono da ogni parte del mondo, ivi comprese quelle nazioni in cui i maschi gay non possono vantare troppi bulbi piliferi, come ad esempio il Giappone. Da notare la presenza dei lavori di diversi artisti italiani: Franze e Andarle, Dronio e Alessio Ciani, a riprova del fatto che – grazie ad internet – oggi è possibile farsi notare a livello sovranazionale bipassando la scarsa ricettività delle realtà locali. In Big Love sono presenti praticamente ogni tipologia bear, rappresentata in tutta la sua prorompente sensualità attraverso tantissimi stili diversi. Dalla pittura classica alla computer graphic il corpo ursino diventa, una volta tanto, il baricentro di un’antologia che si propone di esplorare tutta la sua carica erotica.

Allegri e prorompenti Può essere interessante notare che, a riprova del fatto che la cultura bear nasce soprattutto da una certa esigenza di serenità e autoaccettazione, la maggior parte delle opere raccolte in questo volume comunicano una certa allegria e una buona dose di solare buonumore. Forse la chiave della felicità si trova davvero fra le morbide rotondità di un maschio bear classico o fra i pettorali villosi di un muscle bear? Probabilmente è una questione di gusti, ma quel che è certo è che la cultura bear ha contribuito non poco – e anche presso gli stessi gay – allo svecchiamento degli storici stereotipi legati all’omosessualità maschile, e sicuramente la sua celebrazione attraverso le opere di tanti artisti dimostra che gode ancora di ottima salute.

Per maggiori informazioni http://www.brunogmuender.com/

di Valeriano Elfodiluce

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