Gullotta: “Sono un clown con… il piacere dell’onestà”

Torna in teatro Leo Gullotta con l’opera di Pirandello intitolata “Il piacere dell’onestà”. Uomo garbato, intelligente, sensibile e soprattutto col coraggio delle proprie opinioni.

Per il ritorno al teatro, Leo Gullotta sceglie il conterraneo Pirandello: prima “L’uomo, la bestia e la virtù” e adesso “Il piacere dell’onestà”, titolo quanto mai emblematico per uno dei pochissimi attori italiani capaci di un coraggioso coming out.

Passano i decenni, ma i testi di Pirandello sembrano scritti stamattina, tanto sono attuali i suoi temi: ipocrisia, perbenismo, diversità, apparenza… Il suo grande merito è stato di aver osservato il disfacimento della società prima di tutti e noi abbiamo cercato di portarlo in scena senza stravolgerlo. Oggi ci sono troppe ‘riletture’ senza aver prima letto, pare sia uno sport nazionale…

Il pubblico sembra apprezzare, visto che il Teatro Eliseo vede il tutto esaurito ogni sera.Di questi tempi, qualsiasi cosa spunta nel pensiero è una bellissima giornata. Al momento siamo il primo spettacolo in Italia, ma non siamo i soli: guarda il successo di Gomorra, del Divo… Forse è il segno che qualcosa sta cambiando, che il pubblico vuole bere un’acqua diversa, uscire, condividere, discutere di quello che ha visto, non subire più passivamente.

Per lei è anche l’occasione per mostrare un profilo diverso, dopo anni di televisione…Io sono un clown, mi offro al pubblico. Come un medico è chiamato a curare le varie parti del corpo, così per me è necessario confrontarmi con differenti linguaggi. Non rinnego i ventuno anni di tv, specialmente quelli dell’inizio perché forse, con il tempo, abbiamo finito per sederci un po’… 

Sia pure indirettamente lavorava per Berlusconi…

Io non mischio lavoro e vita. Non ho scheletri nell’armadio e ho pagato il mio biglietto in molti sensi, perché i pensatori civili disturbano, sono un virus non gradito… Personalmente considero Berlusconi un grande uomo d’azienda. Il problema è che nessuno gli ha spiegato che lo Stato non ha un’azienda, che non è possibile andare avanti con le bugie e con le smentite.

Contraddizioni sostenute spesso da mezzi di informazione più vassalli che liberi…

I media cercano di controllare il pensiero, anche tenendo basso il gusto dello spettatore. Meno si pensa, meno problemi si creano. Ciò che è diverso è un alieno e, come tale, costituisce un rischio. L’uomo usa la sua stessa intelligenza per distruggere ciò che ha. Si respira una brutta aria sudamericana.

In che senso?

La Destra ha basato la propria politica sul concetto della paura. Una paura costruita a tavolino e assolutamente ingiustificata dalla necessità del rispetto delle regole, le quali, è evidente, vengono disattese proprio da chi esercita il potere, da chi ha giurato sulla Costituzione e poi sostiene le ragioni di Salò o brucia il tricolore. Col risultato che poi certi movimenti di estremisti si sentono autorizzati a fare quello che vogliono. Viene da chiedersi: “Ma in che cazzo di paese sto?”.

Un paese in cui anche il movimento gay non è esente da responsabilità…

La comunità gay spesso si limita a gestire piccoli poteri, a litigarsi le briciole e non è capace di guardare oltre. Tutti parlano e nessuno ascolta. A me piace molto Vendola, uno che tenta di costruire quando gli altri pensano a distruggere. Mi piace anche la capacità che ha avuto Luxuria nel portare avanti un discorso importante all’interno del Parlamento. Qualcuno le rimprovera l’Isola dei famosi, ma io penso a quello che ha saputo fare in questi anni. Senza nulla togliere ai meriti di Grillini e di altri.

Quali sono i suoi rapporti con la comunità gay?

Io non mi sento “comunità”, le mie scelte private non devono interessare, altrimenti rischiamo di doverci giustificare anche per le mutande che portiamo.

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Il suo, però, è stato uno dei coming out più celebri. Oltre che uno dei pochi…

Fino ai trenta anni ho vissuto una vita da eterosessuale, poi ho provato qualcosa di diverso e ho scoperto che mi piaceva di più… Ma non ho messo cartelli. Poi, durante un’intervista, a microfono spento mi fu posta la domanda diretta: “Lei è omosessuale?”. Mi sembrò naturale rispondere di sì.

Invece tanti suoi colleghi in situazioni analoghe hanno continuato a millantare una virilità perfino grottesca.Io non ho mai pensato di correre dei rischi, ma è vero che in Italia aleggia un certo atteggiamento censorio, che si deve puntare a tutti i costi il dito su qualcuno. Si torna al concetto della paura e spesso il funzionario è più realista del re. Ma credo che le persone che si nascondono vivano male la propria vita. Io no.

Un coming out celebre ha anche risvolti sociali, per i giovani e per tanti genitori che in una persona come lei vedono una speranza.Mi capita spesso di parlarne con le mamme. Non parlo delle mamme meravigliose dell’Agedo, che non ne hanno bisogno, ma di tante signore preoccupate per i loro figli. Io dico sempre di non avere paura: “Non dovete vergognarvi se vostro figlio è gay, se segue la propria natura. Dovete vergognarvi di chi ritira il pizzo, di chi truffa”. Invece nel nostro paese chi viola la legge viene sempre guardato con una certa ammirazione, col sorriso…

Gullotta, come Pirandello, è uomo del Sud: una caratteristica che permette di osservare meglio la realtà che la circonda?

La mia terra ha vissuto una diversità secolare, fatta di ricchezza e di crimini, di tante dominazioni che si sono susseguite e che hanno inciso profondamente. Il Sud la diversità l’ha nel proprio Dna.

Un Dna che la Chiesa non riconosce…La Chiesa è stata una delle eccezioni negative a questa ricchezza. Presso gli altri popoli, quando si prega, si prega e basta. Da noi anche la Messa è tutto un pettegolezzo. All’interno della Chiesa c’è poi una forma di razzismo serpeggiante, che teme la diversità e non ha nulla a che vedere con la fede e con la religiosità, ma con il lavaggio dei cervelli. I presunti problemi che avrebbe causato il Gay Pride nell’anno del Giubileo, ad esempio, mi lasciarono piuttosto perplesso.

E all’epoca c’era Wojtyla, figura di ben altro spessore. Poi, anche i papi muoiono. E adesso ci ritroviamo con un Vaticano che vorrebbe addirittura escludere i gay dal sacerdozio…

Hai detto bene: “Anche i papi muoiono…”.

Potete vedere Leo Gullotta in "Il piacere dell’onestà" di Luigi Pirandello per la regia di Fabio Grossi in questi teatri:

20-21 novembre Busto Arsizio, Manzoni

23 novembre Grosseto, Moderno

25 novembre Piombino, Metropolitan

26 novembre Cortona, Signorelli

27 novembre Città della Pieve, Accademia degli Avvaloranti

28-30 novembre Siena, dei Rozzi

2 dicembre San Marino, Nuovo

4-5 dicembre Campobasso, Savoia

6-7 dicembre Avellino, Gesualdo

10 dicembre Casarano, Filograna

11 dicembre Fasano, Kennedy

12-14 dicembre Barletta, Curci

15 dicembre San Severo, Comunale

16 dicembre Bisceglie, Garibaldi

18 dicembre Bagnocavallo, Goldoni

19-21 dicembre Carpi, Comunale

2-4 gennaio Massa, Guglielmi

5 gennaio Todi, Comunale

6 gennaio Grottammare, Delle Energie

8 gennaio Castiglione delle Stiviere, Comunale

9-11 gennaio Vigevano, Cagnoni

12-13 gennaio Cinisello Balsamo, Pax

15-18 gennaio Bolzano, Comunale

20-25 gennaio Firenze, della Pergola

27 gennaio – 1 febbraio Bologna, Duse

di Flavio Mazzini