Lady Phyll lesbica queer nera rifiuta il titolo MBE per coerenza

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Nel Commonwealth le persone LGBTQI sono ancora perseguitate e persino uccise

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Phyll Opoku-Gyimah , conosciuta come Lady Phyll, una delle attiviste nere queer più conosciute del Regno Unito, la scorsa settimana ha rifiutato il premio annuale MBE, Membro dell’eccellentissimo ordine dell’impero britannico, dicendo:

Sono onorata e grata ma devo dire “no grazie” fino a quando le persone LGBTQI saranno ancora perseguitate, torturate e anche uccise in tutto il mondo per colpa delle leggi contro la sodomia introdotte dall’impero britannico. Questo succede anche in Ghana, il paese da cui provengo

Phyll Opoku-Gyimah è un’attivista lesbica nera co-fondatrice dell’associazione UK Black Pride, tra le poche donne nere a ricoprire incarichi di responsabilità nel sindacato britannico Trades Union Congress, oltre a far parte del consiglio di amministrazione della fondazione Stonewall, premiata tra le quasi 1.200 persone nelle liste della scorsa settimana in tutto il Regno Unito tra cui Barbara Windsor e James Nesbitt

Tra le persone scelte per aver reso servizio alla Corona e al popolo del Regno Unito, sono premiat* anche attivisti e attiviste per i diritti umani, inclus* esponenti del movimento LGBTQI. Lady Phyll però, pur dichiarandosi “onorata e grata”, ha deciso di rifiutare l’MBE, per coerenza con il proprio percorso politico e per rispetto dei valori per i quali si batte da anni. Secondo quanto scrive Il Grande Colibrì di Torino, ha detto:

In quanto sindacalista, ragazza della classe operaia e nera africana dichiaratamente lesbica, voglio mantenere fede ai miei principi e ai miei valori. Se fai parte di una minoranza, o di più minoranze, è importante essere visibile, essere un modello per gli/le altr*, ed è importante che anche i tuoi successi siano visibili

per poi aggiungere:

Io non credo nell’impero. E non solo non credo, ma faccio attivamente resistenza contro il colonialismo e la sua eredità tossica che persiste nel Commonwealth, dove, tra tante altre ingiustizie, le persone LGBTQI sono ancora perseguitate, torturate e persino uccise”.

Per capire le sue motivazioni, è utile ricordare che in 39 dei 53 stati aderenti al Commonwealth delle Nazioni, presieduto dalla Regina Elisabetta II e di cui fanno parte quasi esclusivamente ex colonie britanniche, considerano oggi l’omosessualità un reato. In altre parole, più della metà degli stati al mondo che criminalizzano l’omosessualità fanno parte del Commonwealth delle Nazioni.

Quest’anno, per la prima volta, qualcun* ha deciso di rifiutare pubblicamente il gentil pensiero della Corona, e questa è stata Phyll Opoku-Gyimah detta Lady Phyll, una lesbica nera che lotta da sempre contro il razzismo, l’omofobia e la transfobia, per una controcultura queer .

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