Intervista a un padre arcobaleno: “Lavorare e crescere un figlio è difficile, ma meraviglioso”

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Tuvia Borok ha fondato un'associazione per genitori LGBT e non in carriera: ci racconta com'è essere gay, single e padre di un bambino nel 2016.

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A Londra festeggia tre anni di attività il network P3: Proud, Professional, Parent. Nato dalla iniziativa di un direttore del dipartimento legale di Goldman Sachs, Tuvia Borok, gay e padre di un figlio di sei anni, il network mette in contatto i genitori LGBT che devono conciliare una carriera professionale con i compiti e le mansioni di un genitore. P3 è aperto anche alle famiglie eterosessuali che cercano di educare i figlia all’accettazione delle diversità. Ecco una breve intervista a Mr. Borok, realizzata da Attitude Magazine.

Ci dici qualcosa di te e del tuo background?
Sono un padre single di uno splendido bambino di sei anni, adottato. Essere padre è una cosa che mi definisce. Professionalmente sono il direttore esecutivo alla Goldman Sachs di Londra e ovviamente fondatore di P3, un network per professionisti LGBT che sono, o vogliono diventare, genitori. Sono nato in Israele ma ho vissuto in Germania e Canada. Ora sto a Londra da 11 anni.
Quando hai deciso di diventare genitore?
Ho sempre voluto fare famiglia. La cosa più difficile, quando feci il mio coming out 19 anni fa, era il pensiero che da gay non ne avrei mai avuta una. Era difficile perché volevo tutto, uno sposo, una casa col giardino e il cane, due figlie e una piscina! Non esistevano modelli di riferimento, esempi di vita per le persone LGBT, per non parlare di famiglie gay. Ho molto sofferto il bullismo a scuola e ho pensato che sarebbe stato crudele sottoporre un mio figlio a quel bullismo per colpa mia. Questo 19 anni fa. Ma poi le cose cambiano e già sei anni fa il mondo era un posto molto diverso. Avevo una grande storia con quello che ora è il mio ex marito, avevo un’unione civile legalizzata. Ho capito che non avevo più scuse e che quello era il momento giusto. La percezione delle famiglie LGBT era cambiata. Esistevano più role models (Elton John per esempio) e c’erano show come Modern Family che rompevano gli schemi. Non ero più preoccupato del fatto che un figlio potesse soffrire per il fatto di avere dei genitori gay.
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Perchè hai scelto di adottare un figlio?
Io e il mio ex marito abbiamo molto discusso sulle varie opzioni e abbiamo capito che la surrogata non era una scelta buona per noi. Era molto costosa e, anche se aveva molti vantaggi, non volevamo continuare a recarci all’estero per farla. A noi non creava problemi avere un figlio adottato, di qualsiasi età  fosse, ma soprattutto siamo convinti che non sia il DNA a creare una famiglia. L’amore è la chiave di una famiglia e con così tanti bambini lasciati negli orfanotrofi, l’adozione era giusta per noi (ndr: in Italia l’adozione è vietata ai single e alle coppie non sposate).
Tuo figlio ha sofferto per discriminazioni a scuola o con altri genitori?
I bambini, e spesso i loro genitori, fanno domande che sono inappropriate, spesso senza rendersene conto. La curiosità può essere discriminatoria ma questo discende da una visione della vita eterosessuale. Mio figlio è molto bravo a dichiarare che la sua famiglia è composta da due papà e nessuna mamma. Questo spesso chiude la bocca a molta gente che non sa come reagire. A scuola è molto bravo a educare i suoi compagni alla diversità. Ho passato molto tempo con lui per parlare di cosa è importante in una famiglia. Chiedi ai bambini e ti diranno che i fondamentali di una famiglia sono parole come amore, fiducia, prendersi cura, abbracci, ascoltare, ridere. La verità è che oggi sono pochi i bimbi che hanno un padre e una madre. Molti bambini vivono con genitori single, divorziati, risposati oppure crescono con i nonni. Per non parlare delle famiglie interrazziali.  I bambini di solito sono sempre ben disposti. Lo stesso non posso dire dei loro genitori. I problemi li ho avuti io ai cancelli della scuola. Gli sguardi, i commenti alle spalle sulle “scelte di vita”. Una volta ho dovuto rinunciare a una festa genitori/figli perché altre famiglie non erano d’accordo con la nozione di una famiglia gay. Diventare genitore significa fare un altro coming out, perché tutti pensano che sei etero e che la tata sia tua moglie. Poi, quando arriva il secondo padre a scuola, di solito scoppia il putiferio.
Parlo molto con mio figlio. Mi rendo conto che tutti i bambini oggi vengono sottoposti a bullismo, per i loro capelli o per gli occhiali o per il nome. Mio figlio lo sarà per via dei suoi due papà. La verità è che lui sa di essere amato, non importa quel che accade. E quella sicurezza è quello di cui un figlio ha bisogno.
Come organizzi la vita lavorativa e il tempo per tuo figlio?
E’ una domanda da un milione di dollari. Se ci fosse una formula, farei un libro e venderei milioni di copie, una per ogni genitore. Scherzi a parte, è dura. Ci sono giorni in cui pensi non sia sostenibile. Ogni giorno ha le sue sfide e il suo stress. Ma ho dovuto cambiare il mio modo di pormi. Se considero questo la normalità, molta dell’ansia sparisce. Poi è incredibile la quantità di cose che si riescono a fare dalle cinque del mattino fino a quando non si sveglia mio figlio… Non esiste un modello valido per tutti. Bisogna trovare le tecniche che funzionano per ogni genitore. P3 è nato per essere di supporto ai genitori a casa come al lavoro. Io non cambierei i miei giorni per niente al mondo. Avere un figlio e una carriera fa di me un uomo veramente fortunato.
traduzione da Attitude Magazine
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