HIV: i farmaci iniettabili funzionano meglio delle pillole

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Un'iniezione mensile ha sicuramente dei vantaggi: minor frequenza significa meno interruzioni della quotidianità e meno preoccupazioni.

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E’ in via di sperimentazione un farmaco per la cura dell’HIV da iniettare una volta al mese. Mantenere un regime giornaliero di pillole è difficile per qualsiasi malato: dimenticarsi una pastiglia, prenderla in ritardo o perderla mentre si è in viaggio, ha delle conseguenze ed è quindi fonte di ansia per molti malati. Lo stesso rito quotidiano psicologicamente è un continuo ricordare la propria sieropositività. Un’iniezione mensile ha sicuramente dei vantaggi: minor frequenza significa meno interruzioni della quotidianità e meno preoccupazioni.

Una nuova sperimentazione presentata alla 21ma conferenza sull’Aids a Durban, in Sud Africa, ha offerto delle buone notizie a riguardo. Due dosi di antiretrovirali sono riuscite a mantenere la carica virale a zero nel 90% dei pazienti sieropositivi che hanno partecipato all’esperimento abbandonando le pillole giornaliere. David Margolis, della Viv Healthcare, ha presentato i risultati dall’ultimo trial, il quale sperimentava una formula iniettabile del farmaco Edurant.
I partecipanti all’esperimento erano tutte persone a cui era appena stato diagnosticato l’HIV. Dopo aver preso una combinazione orale di farmaci per 20 settimane (cabotegravir con lamividna/abacavir), sono stati divisi in tre gruppi: il primo gruppo ha continuato con le pillole quotidiane, il secondo con una dose iniettata ogni 4 settimane di due farmaci e il terzo con una dose maggiore degli stessi due farmaci ogni 8 settimane. Tutti i tre gruppi hanno avuto successo: dopo 48 settimane col nuovo regime le persone con livelli di virus non tracciabili erano l’89 % nel primo gruppo, il 92% nel secondo e il 91% nel terzo.
Recarsi dal medico per una iniezione ogni 4 o 8 settimane è una opzione particolarmente interessante per persone che devono convivere tutta la vita (almeno allo stato attuale delle cose) coi trattamenti antiretrovirali. Il problema è che al momento tali farmaci non possono essere rimossi dal corpo se incorrono dei problemi in quanto si tratta di farmaci a lungo rilascio. In altre parole, se ci sono effetti collaterali, bisogna aspettare che il corpo metabolizzi il farmaco completamente. E questo è sicuramente un problema notevole.
Deanna Kerrigan della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha diffuso i risultati di una ricerca riguardante le iniezioni a lungo termine. In essa si evince che le persone in cura con le iniezioni hanno una maggiore capacità di sopportazione degli effetti collaterali, a causa della minore frequenza delle iniezioni e del minor impatto sullo stile di vita. A livello psicologico, alcuni partecipanti alla sperimentazione hanno riferito che lo stigma vissuto è inferiore proprio perché viene rimosso il ricordo quotidiano di vivere con l’HIV.
Lo studio andrà avanti, la versione a iniezione mensile passerà alla fase 3 (quella conclusiva) verso la fine del 2016. I ricercatori stanno anche valutando come se le iniezioni possono costituire una strada percorribile anche per la profilassi pre-esposizione (PrEP).
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