Il lato oscuro di Lensa Al: tra euforia di genere e consenso

L'app è un'occasione per riuscire a riconoscere sé stessə. Ma il gioco vale la candela?

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il lato oscuro di lensa ai non binary
lensa ai non binary
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Vi sarà capitato di scorrere la home, tra Instagram e TikTok,  e ritrovarvi i volti di amichə e altre persone che conoscete come se fossero personaggi sci-fi.

Si tratta di Lensa Al, app più popolare del momento che attraverso l’utilizzo di un’intelligenza artificiale – e la modifica cifra di 7.99 dollari (o 3.99 per il free trial) –che selezionando almeno 20 vostri selfie nel giro di dieci minuti vi trasforma in opere d’arte, dall’eroe di un videogioco al cyborg.

Che abbiate già sborsato sette euro dal vostro conto in banca o non ve ne possa fregare di meno, Lensa Al sta donando qualche gioia. Con la possibilità di scegliere il proprio genere tra maschio, femmina, o altro, è l’occasione per guardarsi come vorremmo, dando forma e colore ad un’immagine che non sempre corrisponde a quella nello specchio.

Ho venduto la mia anima per dell’euforia di genere” ha scritto su Instagram J.J. Maley, co-producer non binary del musical A Strange Loop. “Capisco l’appeal” scrive Taylor Hatmaker su TechCrunch, notando come molti amichə transgender e non binary hanno provato un senso di gioia nella propria immagine virtuale. “Non incolperei nessunə per esplorare tutto questo, è interessante e poco complicato”.

Ma qual è l’effetto collaterale? L’app nasconde non pochi lati d’ombra.

 

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Fondato su dati raccolti dalla società circostante, Lensa Al ricade negli stessi bias culturali del sistema di cui si nutre: se il vostro genere è maschile sarete automaticamente guerriero o cavaliere, se femminile di sicuro fata o principessa.

Nel primo caso, inoltre, le forme del corpo sono spesso nude e iper-sessualizzate, e nonostante  Andrey Usoltsev, co-fondatore e amministratore di Prisma Labs, specifica che utilizzare l’app a fini dannosi o molesti viola le linee guida, più di qualcunə comincia a preoccuparsi: “Lensa sta usando le vostre immagini per allenare la propria intelligenza artificiale. Infatti le foto potranno essere usate da Prisma AI, la società dietro Lensa, per far crescere il Neutral Network dell’Ai” scrive Shanti Escalante De Mattei su Art News, evidenziando come in futuro sarà sempre più facile riprodurre volti e corpi altrui, anche senza alcun consenso.

Haje Jan Kamps la definisce una deriva “terrificante”: “Se aggiungiamo contenuti NSFW nel mucchio, ci addentriamo velocemente in un territorio abbastanza torbido” scrive su TechCrunch “ Vostrə amichə o persone random che incrociate al bar o contatti di Facebook potrebbero non aver dato alcun consenso alla creazione di immagini soft-porn di sé“.

I corpi vengono distorti, stravolti, e riproposti nella forma più “conforme” che avete in mente, limitando e rendendo anche i tratti etnici il più “caucasici” possibile.

Oltre ai bias razziali e sessuali, Lensa AL è stato anche accusato di copiare i lavori di altri artisti e fotografi indipendenti senza retribuirli o menzionarli.

Come scrive Meg Rae, l’app utilizza Stable Diffusion, software che replica opere d’arte altrui senza alcun consenso, tanto da definirlo “furto artistico” alla modica cifra di 8 dollari: “Il motivo per cui queste immagini sono così veritiere è grazie ai dati non consensuali sottratti tra artisti e pubblico” spiega anche Karla Ortiz in un’intervista per NBC.

Numerose celebrità queer, da Wilson Cruz di Star Treck a Theo Germaine, hanno rimosso i propri ritratti ritenendo che il gioco non valesse la candela: “Fa sentire davvero bene vedere un’immagine di sé che ti rappresenta” scrive in un tweet Germaine, notando come l’app l’ha aiutato ad entrare più in contatto con la propria disforia e disformismo corporeo. “Ma qual è il punto di essere coinvoltə  in qualcosa che porta ogni principio in un’area grigia? Anche quando fa bene al proprio ego“.

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