“Il primo che passa” di Gianluca Nativo: identità come emancipazione

Dalla Napoli di periferia, un romanzo LGBTQ+ intenso, una storia vibrante di iniziazione alla vita.

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3 min. di lettura

Se dovessi indicare uno dei tanti messaggi fra le righe offerti da Il primo che passa, romanzo fresco fresco di stampa di Gianluca Nativo (finora una delle più interessanti pubblicazioni LGBTQ+ dell’anno editoriale appena iniziato), penso che scriverei così: l’emancipazione percorre spesso vie traverse e non prevedibili, irte di ostacoli di ogni genere. Si tratta di un vero percorso di lotta, e non c’è molto da fare per evitarlo: occorrono resistenza e resilienza in dosi massicce. Ma prima di tutto ci vuole tanto coraggio, indispensabile per fare la prima di una lunga serie di scelte, tutte difficili e molte delle quali dolorose.

Detta così, potrebbe sembrare che quella verso l’emancipazione non sia una strada percorribile da chiunque, tuttavia anche in questo c’è del positivo. Quantomeno, ce n’è abbastanza da non perdere la speranza. Il positivo starebbe nel fatto che a volte, dopo essersi finalmente armati del coraggio necessario, possa capitare di affrancarsi in un colpo solo da molte altre cose che ci andavano strette permettendoci, come si scopre leggendo Il primo che passa, di reimpostare la propria vita su basi completamente nuove.

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G. Nativo, “Il primo che passa”, Mondadori, Milano, 2021, pp. 216.

Il libro

Il primo che passa è un romanzo avvincente in cui vengono raccontate più storie di liberazione in una. Pierpaolo ha 20 anni, vive a Napoli e conduce il genere di vita che la sua famiglia e il resto della società si aspettano da un ragazzo nel fiore degli anni come lui. Va quindi all’università, passa il tempo con gli amici e frequenta le ragazze. Da lontano, la sua, potrebbe apparire un’esistenza tranquilla, più o meno soddisfacente, di sicuro da non sprecare. Il problema di Pierpaolo, però, è quello di vivere in una famiglia che non è come sembra e, soprattutto, di condurre la vita di qualcuno che in realtà non esiste. Il ragazzo ha infatti capito di essere gay e di trovarsi nella spiacevole situazione, dettata dal contesto, di essere il portatore di un fardello troppo pesante per la sua schiena, ma anche troppo compromettente da condividere con qualcuno.

«I miei non parlavano mai di sesso. Mia madre si è sempre detta contenta di non avere avuto una figlia femmina: “Danno troppi problemi”, e sorrideva soddisfatta al suo unico figlio maschio. Mio padre venne solo una volta in camera mia a chiedermi se lì sotto funzionasse tutto a dovere. Io ero dotato di tutte le informazioni per affrontare la questione senza imbarazzo: non ero impreparato. In fondo di cosa si parlava quando si era tutti insieme tra ragazzi? […] Persino chi come me viveva un tremendo ritardo aveva sempre qualche aneddoto che somigliava al sesso da riformulare più volte senza perdere di credibilità. Con la virilità non si scherzava».

Una cosa rara che però può avvenire in un percorso di emancipazione è un inaspettato colpo di fortuna. Inaspettato, ma anche irriconoscibile. A Pierpaolo, per esempio, non sarebbe mai venuto in mente che l’arresto del padre da parte dei carabinieri gli avrebbe dato la spinta che attendeva. Da quel momento, il suo sguardo sulla vita e su sé stesso cambia. Napoli stessa si trasforma sotto ai suoi occhi, fino ad apparirgli come una città nuova dove ciò che aveva sempre dato come impensabile diventa d’un tratto possibile. La sua geografia muta: strade e vicoli si animano di facce nuove e di occasioni che prima di allora, in 20 anni, non aveva mai notato.

In un ambiente dove le aspettative non basta soddisfarle ma vanno addirittura anticipate, dire la verità sul proprio orientamento sessuale può essere la mossa capace di far cadere tutte le tessere del domino in una volta sola. In Il primo che passa, Pierpaolo questo rischio lo conosce e lo teme, ma un compromesso accettabile non esiste e comincia a rendersene conto. La sua storia, fatta di esaltazioni improvvise e di inevitabili inciampi, foggia un intenso romanzo di formazione in cui i temi LGBTQ+ si saldano con quelli propri della contemporaneità. Gioventù, insicurezza, speranza, sfide generazionali e voglia di vivere costituiscono la parte preponderante del suo tessuto connettivo. Il libro, d’altronde, si presenta con un carattere ben definito e con una decisa propensione all’ossimoro stilistico, alternando pagine di potente realismo ad altre di accesa nonché struggente sensualità. Proprio come Napoli, la città che fa da cornice alla storia e che, come tutti gli scrittori che si sono confrontati con essa ben sanno, minaccia sempre di “rubare” la scena.

 

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