Iran: arrestata una ragazza italiana, Alessia Piperno. Cosa sappiamo finora

Arrestata il 28 settembre, la giovane era in viaggio da sette anni per conoscere il mondo.

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Alessia Piperno Gay.it
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Le proteste che continuano ad attraversare tutto l’Iran dopo la morte di Mahsa Amini non si fermano, le donne continuano a lottare mentre la polizia esercita la sua repressione più crudele. Tante vittime, centinaia di arresti. Chiunque si trovi in mezzo alle proteste nelle strade per la polizia è automaticamente parte della rivolta, quindi nel torto. Negli ultimi giorni di settembre iniziavano a circolare voci di alcuni cittadini europei arrestati a Teheran, che si trovavano lì come residenti o in viaggio ed erano rimasti intrappolati nel caos.

Il 2 ottobre, Alberto Piperno annuncia l’arresto della figlia: di Alessia Piperno si erano perse le tracce dal 28 settembre, quando è stata arrestata dalla polizia rivoluzionaria con l’accusa di aver partecipato e fomentato le proteste nelle strade. Alessia (@travel.adventure.freedom) è una travel blogger di Roma, ha 30 anni e negli ultimi sette ha girato il mondo, visitando Paesi remoti per conoscerne fino in fondo la cultura. Il suo viaggio che continua dal 2016 è stato bruscamente interrotto per aver appoggiato la causa delle donne iraniane.

Alessia Piperno Gay.it
Alessia Piperno, travel blogger arrestata a Teheran durante le proteste, era in viaggio per il mondo dal 2016

Un giallo circonda l’arresto della giovane, che si trovava in Iran da circa due mesi e mezzo e sui social aveva scritto di essersi profondamente attaccata a quella terra così piena di contraddizioni. Sempre tramite un post, aveva anche confessato il timore di trovarsi in mezzo alle proteste ma che, nonostante la cosa più ovvia da fare fosse andarsene, non riusciva a farlo.

«Non riesco ad andarmene da qui, ora più che mai. E non lo faccio per sfidare la sorte, ma perché anche io ora, sono parte di tutto questo»

Nel lungo post affidato a Instagram ha parlato anche della causa delle donne iraniane, e del loro coraggio: «Noi europei non sappiamo nulla di questa gente. […] Stanno manifestando per la loro libertà. Donne, uomini, adolescenti e anziani. E ognuno di loro, ogni singola persona, rischia la propria vita quando va per le strade. In tanti hanno già perso la vita, in tanti non vedranno mai quella libertà per cui hanno rischiato e lottato, ma se un giorno questo sarà un Paese libero, è merito di queste persone, di queste ragazze che scendono in piazza e danno fuoco ai loro hijab, e a quei uomini che stanno combattendo per le loro donne. Ed è per questo che quando scende la notte e l’eco degli spari si emana nella città, Mesan accende la musica ad alto volume, e fa partire quella canzone. “Questo è il fiore, del partigiano, morto per la libertà”».

L’annuncio del suo arresto è stato dato dal padre tramite un post Facebook, poi rimosso. La Farnesina non ha ancora confermato né commentato a riguardo, anche se è in costante comunicazione con la famiglia. Da Bruxelles, l’Unione Europea si dice pronta ad intervenire per il suo rilascio.

L’accusa con cui Alessia Piperno è stata arrestata non è ancora stata confermata nemmeno dalla polizia iraniana. La Guardia Rivoluzionaria ha fatto irruzione di notte nell’ostello dove Alessia alloggiava, arrestando chiunque vi si trovasse dentro. Ulteriori sviluppi, riportati da Repubblica, fanno pensare che la ragazza potesse non essere il diretto obiettivo della polizia, che a quanto pare stava cercando alcuni degli organizzatori delle proteste che avrebbero dovuto trovarsi nel suo stesso ostello.

O ancora. L’uomo che le ha garantito il visto per spostarsi poi in Pakistan l’avrebbe venduta alla polizia mentre lei attendeva che arrivasse. Oppure sono state le sue parole sui social a supporto delle proteste e contro il regime iraniano mascherato da Repubblica a farla entrare nel radar degli oppressori. Per il momento la motivazione rimane nell’ombra, ma quel che è certo è che Alessia si trova rinchiusa nella prigione di Teheran, ha paura e con la telefonata che le è stata concessa ha chiesto al padre di farla uscire di lì.

Il sogno di Alessia era quello di andare poi in Pakistan per ricostruire un villaggio distrutto da un’alluvione, e visitare poi la Siria. In uno degli ultimi post su Instagram scriveva: «Sapete qual è la cosa più assurda? Che so già che…ci riuscirò». È quello che le auguriamo tutti, perché significherebbe che è riuscita a uscire dalla reclusione in Iran.

Nonostante le istituzioni stiano cercando di dialogare con la polizia iraniana, la diplomazia è l’ultimo dei problemi del regime, troppo impegnato a reprimere i manifestanti nelle strade e ad accusare gli Stati Uniti e Israele di aver fatto scoppiare le proteste tramite la loro propaganda. Almeno questo è quello che sostiene l’Ayatollah Khamenei, guida suprema dell’Iran, che ha rilasciato la sua prima dichiarazione da quando sono partite le proteste.

Manifestazioni in supporto alle donne iraniane sono state organizzate in tutto il mondo, mentre sotto i nostri occhi si dipana uno scenario che ha tutto il sapore di una vera e propria rivoluzione. Come centinaia di altre persone, come le altre 8 che quella notte si trovavano in quell’ostello e che sono state arrestate insieme a lei, Alessia Piperno è detenuta ingiustamente. L’oppressione non fa distinzioni quando deve reprimere perché si sente minacciata.

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