La Curia al Cassero: “Per quella serata indegna non bastano le scuse”

Ancora polemiche su "Venerdì Credici", anche in comune. L'assessore difende l'associazione

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Non si placano le polemiche all’ombra delle due torri. Fanno ancora discutere, infatti, le immagini della serata del Cassero di Bologna intitolata “Venerdì Credici” dello scorso 13 marzo, pubblicate sulla pagina Facebook del circolo e finite nell’occhio del ciclone dopo le accuse di blasfemia partite dagli scranni del consiglio comunale di Bologna. Secondo la curia non sono le foto il problema principale, “ma l’evento che esse documentano”.

L’ATTACCO DELLA CURIA: “SERATA INDEGNA”

Un evento che un articolo apparso su Bologna Sette, organo ufficiale dell’Arcidiocesi, definisce “indegno della nostra convivenza civile”. Una serata, continua l’articolo, “indegna anche di chi l’ha organizzata, che ha disonorato se stesso, prima di ferire gli altri”.
“Chiedere scusa è un passo che costa, ma fa onore a chi lo compie e restituisce qualcosa a chi è stato ferito – si legge ancora nel pezzo -. Scuse con riserva e tante domande sospese”.

Il Consiglio direttivo del Cassero, infatti, si era scusato con le persone che “per quelle foto, si sono sentite offese” , senza però retrocedere sulle sue posizioni di critica nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche e spiegando che la serata “ammiccava alle superstizioni e credenze che inquinano la nostra cultura, e che aveva indugiato sopra i simboli della religione cattolica”. Scuse, dunque, ritenute non sufficienti dalla curia bolognese. “Davvero Gesù, il Crocifisso, il Vangelo, i riti della Chiesa sono assimilabili alle superstizioni e alle credenze che

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inquinano la nostra cultura – si legge su Bologna Sette -? O ne fanno parte a pieno titolo?”.
Il Cassero concludeva il suo comunicato ricordando come “d’altronde sono gli stessi cattolici a inserire il tema religioso a ostacolo e preclusione del riconoscimento dei diritti alle persone lgbt. Quel conflitto esiste, insomma, e occorre che tutte e tutti ce ne facciamo carico, cattolici in primis”. Una posizione che, secondo il settimanale arcivescovile “tradisce un grave pregiudizio e una confusione di piani preoccupanti. Se anche fosse vero ciò che si dice dei cattolici, neppure questo giustificherebbe ciò che è accaduto“.

LA POLEMICA IN CONSIGLIO COMUNALE E LA DIFESA DELL’ASSESSORE ALLA CULTURA

Ma la polemica prosegue anche in consiglio comunale dove oggi si è tenuto un question time durante il quale alcuni consiglieri di Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno invocato l’intervento dell’assessore alla Cultura Alberto Ronchi arrivando a chiedere se l’amministrazione volesse denunciare l’associazione all’autorità giudiziaria, chiedere la restituzione dei fondi concessi, la modifica dei regolamenti di accesso ai bandi di finanziamento (Forza Italia), comminare sanzioni nei confronti del Cassero (M5S).

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L’assessore ha risposto elencando tutte le attività che il Cassero svolge in città e che per Bologna rappresentano una ricchezza anche sul piano internazionale, tra cui il festival Gender Bender aggiungendo che, oltre alle molteplici attività culturali “c’è un’attività relativa al welfare, un’attività relativa ai diritti, un’attività di informazione, un’attività di prevenzione sanitaria fondamentale per questa città e riconosciuta a livello nazionale, in alcuni casi dal Ministero della Sanità”.
“Io vi dico una cosa – ha continuato Ronchi rivolgendosi ai consiglieri -: la città senza il Cassero sarebbe più povera, fine. Sarebbe più povera di attività culturali, sarebbe più povera di progetti europei, sarebbe più povera di prevenzione sanitaria, sarebbe più povera sui diritti, sarebbe più povera sull’informazione.
E quindi, siccome sono l’Amministrazione pubblica, ritengo opportuno che, fatte salve le dovute osservazioni che abbiamo assolutamente fatto, ci sia la possibilità che questa attività nell’ambito della sussidiarietà e quindi permettendogli di avere delle risorse da investire sulla città, vada avanti e prosegua”.

IL CASSERO: “CONTRO DI NOI INFORMAZIONI SCORRETTE E STRUMENTALIZZAZIONI”

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“Colpisce che nel dibattito politico ci sono tante opinioni, tutte legittime – commenta il presidente del Cassero Vincenzo Branà -, ma non ci sia attenzione sulla correttezza delle informazioni, sia quando sono veicolare da mezzi di informazione gestiti da professionisti, sia quando arrivano da rappresentanti della comunità cittadina che hanno gli strumenti e i mezzi per ottenere informazioni corrette”. “Abbiamo assistito a una girandola di numeri sui finanziamenti che strumentalmente confondeva i fondi ricevuti da Arcigay nazionale con quelli che, invece, arrivano al Cassero – continua Branà -, tutto per costruire una retorica sullo spreco dei fondi pubblici. Bene ha fatto l’assessore Ronchi a ristabilire il punto con precisione, evidenziando soprattutto la redditività che il pubblico ottiene per tutta la comunità a fronte dei fondi concessi all’associazione“.
“Un’ultima precisazione mi preme fare – conclude Branà, contattato da Gay.it -. Mi è stato attribuito un parallelismo tra la vicenda del Cassero e quella di Charlie Hebdo, cosa che non mi sono mai sognato di fare, perché sebbene ci sia un legame tra i due fatti, non ho mai voluto strumentalizzare una vicenda in cui ci sono state delle vittime. Non servo io per sottolineare il paradosso che emerge dalla vicinanza cronologica dei due fatti. Di contro, però, non abbiamo assistito a nessuna alzata di scudi contro il settimanale satirico che pubblica Libero (con fondi pubblici) su cui abbiamo visto titoli come: “L’Isis ci dà lo sport: il lancio dei gay dai palazzi”. Allora qual è il limite tra la satira e l’istigazione all’odio? Bisognerebbe chiederselo davvero sedendosi attorno a un tavolo e confrontandosi”.

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