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“Per un mondo migliore, per chi vive nella marginalità” Lazio Pride a Latina, l’orgoglio LGBTQIA+ conquista la provincia italiana

Pietro Turano: "La chiamata a partecipare è stata ancora più potente e ha evidenziato la necessità di un Lazio Pride come il nostro!"

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Lazio Pride Latina Pietro Turano
Lazio Pride Latina Pietro Turano
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L’arcobaleno del Lazio Pride quest’anno ha brillato un po’ più del solito. Sono state 10.000 le persone scese in piazza a Latina, per riversarsi nelle strade del centro cittadino. Una marea arcobaleno a cui importa poco dell’ipocrisia della politica e delle sue strategie.

Il siparietto messo su in totale autonomia dalla sindaca Matilde Celentano – che prima nega, poi concede, poi nega il proprio patrocinio al Pride come se fosse una comune sagra di quartiere – non è bastato a gettare ombra sull’orgoglio.

Sabato 8 luglio, a Latina, c’era la comunità LGBTQIA+, con o senza patrocinio, nel Lazio Pride più partecipato fino ad oggi: quattro i carri, centinaia i cartelli, gli striscioni, e migliaia le persone che quest’anno, più che mai, sfilano per il proprio diritto ad esistere come identità non conformi.

La parata ha preso il via dalle autolinee e ha attraversato le strade della città, per poi concludersi in Piazza del Popolo.

L’evento ha ospitato una serie di artisti eclettici che hanno reso la giornata ancora più speciale. Tra gli ospiti, c’era il talentuoso cantautore Roberto Casalino, le popolari tiktoker e cantanti Sophie Ottone ed Eleonora Viola e il rinomato regista di “Prisma“, Ludovico Bessegato.

La presenza di Vladimir Luxuria ha aggiunto un tocco di autenticità e riconoscimento all’evento. Non da meno, il duo drag Karma B e la talentuosa cantautrice Ditonellapiaga, ciliegine sulla torta.

La vera sorpresa è però stato Tiziano Ferro: nonostante i suoi impegni legati al tour, Ferro ha voluto fare sentire la sua presenza e il suo sostegno attraverso una diretta su Instagram, dove ha annunciato che la sua famiglia era presente al corteo.

Presente anche l’attore, attivista e vicepresidente Arcigay Roma, Pietro Turano, che ci racconta com’è andata.

 

 

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Partiamo dall’inizio: com’è andato il Lazio Pride quest’anno?

È stato veramente incredibile. Abbiamo avuto una partecipazione pazzesca di circa 10.000 persone. Il corteo è stato bellissimo, con ben quattro carri, una novità per il Lazio Pride che solitamente ne aveva solo uno per il coordinamento.

Le strade erano piene di persone e la piazza finale a piazza del Popolo, proprio di fronte al municipio, era gremita. È stato un momento potente, specialmente considerando le controversie degli ultimi giorni.

Hai menzionato le controversie con la sindaca. In che modo queste hanno influenzato l’organizzazione e l’atmosfera del Lazio Pride?

È sempre spiacevole quando un sindaco o una sindaca non riconosce che una parte della cittadinanza si sente rappresentata da una manifestazione come la nostra, che è un simbolo di libertà, amore e inclusione. Il mancato patrocinio significa non riconoscere l’importanza di quella parte di cittadinanza.

Dal punto di vista organizzativo, comunque, non ha cambiato nulla, poiché abbiamo il diritto costituzionale di manifestare anche senza il patrocinio. Tuttavia, penso che abbia scatenato una risposta ancora più forte da parte della gente del territorio.

La chiamata a partecipare è stata ancora più potente e ha evidenziato la necessità di un Pride come il nostro.

Tornando alla questione del patrocinio, è stato concesso e poi ritirato in modo rapido. Cosa pensi di tutto questo?

In realtà, il patrocinio non è stato mai concesso ufficialmente. La sindaca ha semplicemente annunciato l’intenzione di concederlo, ma non ha fatto in tempo a farlo perché ha ritirato immediatamente quella dichiarazione. Non posso dire cosa sia successo nella sua testa, ma ci sono delle coincidenze che fanno riflettere.

Dopo l’annuncio di voler patrocinare il Pride, è arrivato un comunicato molto aggressivo da un’associazione pro-vita, accusandola di tradire il proprio elettorato.

E magicamente, proprio come era successo con il presidente della Regione e un prete di Roma, anche in questo caso il patrocinio è stato ritirato con le stesse motivazioni. È evidente che ci sia stata una sorta di richiamo all’ordine.

Quale messaggio volevate trasmettere con il Lazio Pride?

Il motto di quest’anno era “Pride libera tutte”. Abbiamo scelto quattro parole chiave: lotta, diritti, amore e identità. Abbiamo associato a queste parole le nostre rivendicazioni. L’obiettivo era comunicare che sviluppando i diritti di chi non li vede riconosciuti, si migliora l’intera comunità.

Le rivendicazioni del Pride non riguardano solo le persone LGBT, ma coinvolgono tutta la comunità in maniera intersezionale. Volevamo mandare il messaggio che stiamo lottando per un mondo migliore e un paese migliore.

È interessante notare che quest’anno ci sono stati molti Pride di provincia, con una grande partecipazione. Cosa ne pensi di questa crescita?

È la cosa che mi fa più piacere. La crescita dei Pride nelle province è di fondamentale importanza. Oggi i Pride più significativi sono quelli che si tengono nei centri più piccoli. Il senso del Pride è liberare chi vive nella marginalità, e questo vale sia dal punto di vista socio-economico che geografico.

I Pride nelle province, nelle periferie e nelle città meno visibili sono quelli che realmente stanno cambiando il nostro paese. È lì che c’è bisogno di un cambiamento più forte.

Quali sono i piani futuri per il Lazio Pride? Avete già un’idea di dove si terrà nel 2024?

Ancora non abbiamo deciso. Abbiamo toccato tutti i capoluoghi di provincia nel corso degli anni, inclusi alcuni centri minori come Ostia e Albano Laziale. Quest’anno siamo tornati a Latina, dove il Pride è stato realizzato per la prima volta, anche se non in forma di corteo.

Dovremo riflettere insieme ad altre associazioni coinvolte nel Lazio Pride per decidere qual è la prossima sfida. Al momento, non possiamo ancora anticipare nulla.

 

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