Luciana Littizzetto e la lettera a Maurizio Costanzo: “Grazie per aver parlato di diritti LGBT, per aver abbassato il provincialismo bigotto della nostra nazione” (VIDEO)

Una splendida pagina di televisione, di rara intelligenza e profonda scrittura, quella andata in onda su Canale5, ad un anno dalla scomparsa di Maurizio Costanzo.

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Luciana Littizzetto e la lettera a Maurizio Costanzo: "Grazie per aver parlato di diritti LGBT, per aver abbassato il provincialismo bigotto della nostra nazione" (VIDEO) - Luciana Littizzetto e Maria De Filippi - Gay.it
Luciana Littizzetto e Maria De Filippi
4 min. di lettura

Una bellissima pagina di televisione, uno straordinario omaggio, dovuto, sentito, a Maurizio Costanzo, scomaparso esattamente un anno fa, il 24 febbraio del 2023.

In 2a serata su Canale 5 è andato ieri in onda Dedicato a Maurizio Costanzo, ‘special’ condotto eccezionalmente per l’occasione da Fabio Fazio, con Maria De Filippi al suo fianco e una marea di ospiti che nel corso di 40 anni hanno riempito il Parioli di Roma, da ieri ufficialmente ribattezzato “Parioli Costanzo”.

Da Mara Venier a Carlo Verdone, passando per Christian De Sica, Renzo Arbore, Paolo Bonolis, Enrico Mentana, Giobbe Covatta, Rita Dalla Chiesa, Dario Vergassola, Ricky Memphis, Michele Santoro, Vittorio Sgarbi, Fiorello, Enzo Iacchetti, Platinette, Vladimir Luxuria e Giorgia, che ha cantato Se Telefonando di Mina, scritta proprio da Maurizio.

Amici, colleghi, personaggi dello spettacolo letteralmente ‘inventati’ da Costanzo, con Luciana Littizzetto, vista per la prima volta al Parioli nei primissimi anni ’90, che ha voluto celebrarlo con una lettera che ha commosso tutti i presenti.

Una lettera in cui Littizzetto ha ringraziato Maurizio per mille cose, compreso l’aver parlato in uno show di intrattenimento di omofobia, omosessuali, transgender, di aids, “per aver abbassato il provincialismo bigotto della nostra nazione”.

Ciao Maurizio, o Maury come ti chiamano qui, o Costanzo come ti chiamano gli italiani“, ha esordito Littizzetto, per poi continuare. “Te ne sei andato da un anno e da allora la tv non è più la stessa. Qui è un po’ come il Louvre senza la Gioconda o Atene senza il Partenone o Sanremo senza Vessicchio. Certo, si va avanti, ma ti accorgi che manca qualcosa. Perché tu sei stato la televisione, più della parabola, del telecomando o del tubo catodico. Sei stato l’invenzione, quello che prima non c’era, in tv c’è un avanti C e un dopo C, dove C sta per Costanzo. E sei stato il talk show, l’alto e il basso che si mescolano, le vite della gente che diventano storia. Se la Rai con il maestro Manzi ci ha insegnato a leggere, tu ci hai insegnato cosa leggere, cosa ascoltare o vedere. Tu che hai aperto il sipario a un sacco di giovani comici dall’animo in tempesta che su questo palco sono riusciti a trovare la rotta. Tu ti accorgevi, ci scrutavi e sgamavi quella scintilla che avevamo dentro, anche se era così piccola che nemmeno noi la vedevamo. Hai dato una chance anche a me, una piccola comica torinese agli inizi. Poi è arrivata la chiamata ‘le andrebbe di venire?’. Nemmeno il tempo di riagganciare che ero già in stazione. Poi quei minuti in attesa passati davanti alla porta del tuo camerino insieme agli altri ospiti della puntata, tra politici, magistrati, scrittori, ballerine, giornalisti, scappati di casa, sembrava il bar di Guerre Stellari. Poi tu ci chiamavi ed entravamo uno ad uno come dal medico della mutua. Mentre fumavi una delle nove sigarette che avevi in mano ci ascoltavi e dopo pochi minuti ci congedavi ‘ci vediamo dopo’ dicevi. E noi a chiederci ‘ma avrà capito?’. Ma tu capivi tutto benissimo. Adesso te lo posso confessare: tu non hai idea dell’ansia che avevo. Quando ero qui sopra, se con la coda dell’occhio vedevo che le cose non andavano come speravi il mio sangue diventava granita, ma bastava che ti avvicinassi con il tuo sgabello un po’ più vicino a me, appoggiandoti alla cartellina come fosse un davanzale per sentire che ti stavi fidando e anche io riprendevo fiato. Volevo dirti grazie anche come spettatrice, per tutte le volte che mi sono svegliata sul divano e ho trovato il tuo faccione ad ammansire il pubblico ‘boni, state boni’, mentre Sgarbi mandava qualcuno a quel paese. Grazie per avermi fatto scoprire un nuovo artista o ritrovarne uno del passato. Grazie per aver parlato di mafia in modo facile, limpido, che capissero tutti, purtroppo però l’hanno capito anche loro troppo bene. E grazie per aver parlato in uno show di intrattenimento di omofobia, omosessuali, transgender, di aids, per aver abbassato il provincialismo bigotto della nostra nazione. E voglio dire grazie a Maria per avermi fatto salire qui su questo palco a ricordare il tuo Maurizio. Il tempo non cambia nulla del dolore, ma ricordare insieme è una specie di carezza che lo rende un po’ più lieve. Siete una bella coppia. PS: Maurizio, almeno da lassù, cambiando prospettiva, hai capito cosa c’è dietro l’angolo?”.

Occhi lucidi sul palco e in platea, con Luciana travolta dagli applausi. Uno speciale, un omaggio, un ricordo di Maurizio voluto e portato avanti da chi lo ha conosciuto veramente, da parte di chi ci ha lavorato, vissuto fianco a fianco per decenni. Una splendida pagina di televisione, di rara intelligenza e profonda scrittura, in grado di passare dall’alto al basso come Costanzo ha sempre fatto con orgoglio e sapienza, con quei “fritti misti” che hanno contraddistinto la sua intera, indimenticata, monumentale carriera.

Immancabile anche una pagina dedicata a tutte le battaglie sui diritti portate avanti da Maurizio.

Bellissimo, in tal senso, il ricordo di Vladimir Luxuria, che ha sottolineato come “in un mondo dove c’è tanto odio, una famiglia che sia un porto è una cosa importante. Maurizio Costanzo non mi ha reso solo famosa, su questo palco. Mi ha resa soprattutto figlia, mi ha restituito la dignità di essere una figlia. Perché mia mamma qui, su questo palco, ha per la prima volta usato il femminile nei miei confronti. Quindi immaginate io che amore possa avere per quest’uomo, che gratitudine possa avere”.

Dal Teatro Parioli Costanzo in Roma, è tutto.

 

 

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