Majorino e la sua idea di Milano: “città più inclusiva con più luoghi d’accoglienza per persone LGBT cacciate di casa”

L'uroparlamentare Pd ha così motivato la sua visione per Milano 2021, quando la città sarà chiamata al voto.

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Tra un anno città come Roma e Milano saranno chiamate a scegliere il proprio sindaco. Se nella Capitale Virginia Raggi è ad oggi impossibilitata a ricandidarsi, visti i due mandati portati a termine oltre il quale è impossibile andare per volontà dello ‘statuto grillino’, nel capoluogo lombardo fino a pochi mesi fa Beppe Sala veleggiava con il vento in poppa verso un bis scontato. Poi è arrivato il Covid-19, tutta una serie di scivoloni comunicativi e alla fine lo stesso Sala, intervistato oggi da Selvaggia Lucarelli, si è detto non del tutto certo di una sua ricandidatura.

Ebbene se a Roma Monica Cirinnà parrebbe cullare il sogno di un’investitura da parte del Partito Democratico a candidata sindaca, a Milano non si può e non si deve perdere d’occhio Pierfrancesco Majorino, attualmente eurodeputato del Pd che nelle ultime ore ha condiviso sui social la sua visione per Milano 2021.

“Giorni fa ho postato questo foto (non è di Milano, viene da Soho) e ho scritto che mi sarebbe piaciuto nella nostra città veder sorgere un condominio arcobaleno per le persone buttate fuori di casa, non necessariamente solo nella nostra città, in ragione del loro orientamento sessuale”, ha scritto l’ex assessore alle politiche sociali del Comune.

Del tema, molto autorevolmente, si occupa anche la proposta di Legge Zan, quella sull’omotransfobia, attualmente in discussione in Parlamento, che prevede forme di finanziamento per progetti di housing solidale. E del tema soprattutto si occupa l’associazionismo LGBTQ che da anni sollecita istituzioni e società civile ad occuparsene. A Milano (come in alcune altre città) qualcosa è già stato fatto. Da un anno è operativa un’esperienza di cui sono orgogliosissimo, cioè Casa Arcobaleno, un piccolo appartamento gestito da Spazio Aperto Servizi (gente seria e pragmatica, non estremisti pericolosi come me). Il punto è se si riesce a fare ancora di più. Tra molto sostegno e inviti a insistere (da gente peraltro che ha capito che non sto parlando minimamente a nome del Comune: non ho nessun titolo per farlo) ho raccolto pure obiezioni e insulti. Ci torno sopra.

Ed è qui che Majorino ha snocciolato punto dopo punto alcune ridicole obiezioni che si è trovato a dover gestire, tra i contrari alla sua proposta.

Alcuni si sono soffermati sugli aspetti cromatici. Voglio tranquillizzarli: non pensavo a un condominio colorato necessariamente a quel modo. Pensavo a un condominio solidale, la mia era quasi una metafora.. dico di più, si può pensare a un edificio solo oppure a una rete di appartamenti variamente dislocati. La sostanza, concedetemelo, non cambia.. Poi ci sono stati quelli del “prima gli italiani”. La cosa è bizzarra. Poiché avevo capito che un ragazzo omosessuale italiano buttato fuori di casa non smettesse di essere tale (italiano) perché omosessuale e buttato fuori di casa..
Inoltre la cosa diverrebbe complicata nel caso fosse il figlio, che so, di una famiglia di arabi musulmani piuttosto chiusi. Dovremmo aiutarlo? O non dovremmo? Santa Pace. Altri hanno scomodato Bibbiano e non ho capito come mai.

Bibbiano, vuoi o non vuoi, funziona sempre, per smuovere le acque, uscire da un vicolo cieco e buttarla in caciara, come si dice nella Capitale.

Altri ancora hanno messo in discussione l’esistenza stessa del problema“, ha continuato Majorino. “Il che risolverebbe per la verità tutto: se non esistessero persone discriminate e cacciate (magari da giovani e giovanissime) dai propri nuclei famigliari non avremmo nessuna necessità come quella indicata. Purtroppo non è così. Infine ci sono quelli che hanno posto l’obiezione con cui desidero davvero interloquire. Quella del “e tutti gli altri che la casa non ce l’hanno”? Il tema è serissimo, quello dell’abitare, io dico: ci vuole una CASA PER TUTTI. A tale proposito intendo pure ricordare che proprio il Comune di Milano fa tantissimo su questo piano. Ha ad esempio un migliaio di posti letto per persone in difficoltà nel sistema della “Residenzialità sociale temporanea” che ci siamo inventati tempo fa, primo Comune italiano; ha avviato un piano di recupero di migliaia di appartamenti vuoti di proprietà comunale (case popolari) mentre la Regione che ne ha molti di più sta ferma (l’Aler: uno scandalo senza fine), ha il sistema di accoglienza di senzatetto più grande d’Italia“.

Ora tutto questo, ovviamente, non basta. Si deve fare ancora di più, a tutti i livelli come dico da mesi al Parlamento Europeo. Ma alcuni appartamenti per persone vittime dell’odio potrebbero essere un tassello ulteriore. Non certo un ostacolo! Tutto ciò è il piccolo racconto di cosa saranno i prossimi mesi. Da qui alle elezioni del 2021. Ovviamente ogni volta che qualcuno si troverà a dire di un diritto negato per una minoranza ci sarà l’obiezione di chi affermerà “e gli altri???”. Obiezione sbagliata. Perché è proprio l’idea della città che non esclude quella da far vincere.

Che possa essere letta come una ‘discesa in campo’, quella dell’eurodeputato? È chiaro che solo Beppe Sala potrà decidere cosa fare, quando la città sarà chiamata al voto, ma è altrettanto chiaro come il primo cittadino non potrà tergiversare troppo a lungo. Entro pochi mesi dovrà dare una risposta chiara, qualunque essa sia. Tentare il bis o fare un passo indietro. In qualunque caso, la ‘visione’ di Majorino di una città ancor più inclusiva, ovviamente, è vincente e noi tutti ci auguriamo riproponibile. E non solo a Milano, ma anche altrove.

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