Maternità surrogata: la parola alle associazioni LGBTQ nazionali

L'intervista a Fiorella Mannoia spinge a interrogarsi sul tema della maternità surrogata

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5 min. di lettura

Il quotidiano L’Avvenire ieri ha intervistato Fiorella Mannoia, sul tema della maternità surrogata, dopo che a marzo di quest’anno la cantante si era dichiarata contraria in un suo post. Fiorella ha argomentato la sua tesi focalizzandosi sul problema dello sfruttamento operato dai Paesi ricchi (occidentali) sui Paesi poveri, in questo caso sulle donne dei Paesi più poveri costrette, per soldi, a mercificare la propria maternità.

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Gay.it ha poi intervistato a sua volta la Mannoia, per evitare eventuali strumentalizzazioni da parte del quotidiano cattolico. Alla domanda, “da cosa è preoccupata”, ha risposto:

La mia preoccupazione è solo lo sfruttamento delle coppie povere, perché la maggior parte di questi fenomeni vengono da paesi o da donne in difficoltà economiche. Fare un figlio è un gesto di una generosità immensa ed allora dico che se c’è del denaro dietro, la cosa non mi piace più.

La maternità surrogata è oggi in Italia una questione molto spinosa sulla quale i dibattiti sono spesso categorici, lo stesso termine “utero in affitto” porta con sé un certo (pre)giudizio. Non dimentichiamo le dichiarazioni di D&G, che dovendo pubblicizzare la loro nuova linea di moda ispirata alla tradizione religiosa siciliana e alla famiglia, espressero idee contro agli uteri in affitto parlando in modo denigratorio di “figli sintetici”, poco più di un anno fa.

Non è però questo il caso della Mannoia, da tempo pensatrice indipendente e convinta sostenitrice dei diritti LGBTQ e delle donne, che ha focalizzato l’attenzione sull’aspetto più “capitalistico” della questione, riconoscendo che ricorrono a questo metodo sia coppie gay che molte coppie eterosessuali, impossibilitate ad avere dei/delle figli/e.

Ieri Gay.it ha lanciato un sondaggio tra la comunità dei propri visitatori proprio dopo le dichiarazioni di Fiorella Mannoia. Ed i risultati, per ora, sono tutto fuorchè scontati, perchè la nostra comunità pare molto più liberal delle posizioni di Fiorella Mannoia. Sulle oltre 200 risposte ricevute, ben il 39 per cento risponde “Sì alla maternità surrogata comunque: esiste un diritto alla genitorialità anche per le coppie, come quelle gay maschili, che da sole non possono avere figli”. Ma il 61% ha opinioni diverse: il 22% è molto conservativo e dice “No alla maternità surrogata ma la stepchild adoption va prevista solo per i bambini già nati”; il 17% è sulla linea della legge Cirinnà attuale e afferma “No alla maternità surrogata ma la stepchild va sempre prevista per chi vi ricorre all’estero”; un altro 17% dice “Sì alla maternità surrogata almeno con donne americane o canadesi che sono tutto fuorchè povere”. Infine, solo un 4% è contrarissimo sempre e, sulla linea di Alfano and co, dice: “Sì alla maternità surrogata almeno con donne americane o canadesi che sono tutto fuorchè povere”. Vota anche tu nel nostro sondaggio

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Per questo abbiamo voluto raccogliere alcune dichiarazioni recenti di persone del mondo LGBTQ, a partire da Il Manifesto la scorsa settimana:

Il corpo è un meccanismo di fluidi, umori, ragioni, materia: il corpo pensa. Il corpo di una donna che intraprende il percorso della gestazione per altri non porta materialisticamente solo un embrione dentro di sé, né riduce la sua esistenza al desiderio altrui; il corpo di una donna misura sé stesso nella relazione con i nove mesi di gestazione. E questo tempo non può essere deciso a priori da un contratto vincolante e vincolato.

In nome di quel determinismo che legittima la libertà femminile sul proprio corpo, secondo Arcilesbica:

è necessario consentire che una donna al termine di una gravidanza in surrogacy, scelga di assumere il ruolo di genitore genetico e quindi di affidare chi nascerà ad altri o di poter recedere dalla volontà iniziale e tenere quel figlio o quella figlia per sé.

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Aurelio Mancuso, rilascia a Gay.it per l’occasione una breve intervista telefonica:

Oltre il 98% delle coppie che accedono a queste pratiche sono eterosessuali sposate, mentre in altri paesi, come Stati Uniti e Canada la legge prevede restrizioni particolari: le donne devono aver già avuto dei figli, non ci devono essere scambi di denaro.
Il tema dell’utero in affitto in Italia è un vero tema, con la “T” maiuscola. Il movimento gay italiano dovrebbe davvero prendere una posizione considerando che in tantissimi Paesi al mondo, vi sono casi di schiavitù contro le donne, obbligate da mariti, fratelli o padri, ad affittare il proprio utero. In India e altri Paesi dell’Asia, ad esempio.
L’utero in affitto, in questi casi, è un crimine contro l’umanità e contro le donne, per questo la legislazione internazionale dovrebbe essere più repressiva nei confronti di questa forma di schiavitù.
“. E continua: “Io mi chiedo a volte perché gli uomini gay decidano di avere dei figli utilizzando un corpo altrui, spesso sfruttato, anziché lottare a livello nazionale per una legge sull’adozione, che consenta loro di adottare bambin* che sono nat* in gravi difficoltà.

Maternità surrogata: la parola alle associazioni LGBTQ nazionali - Marilena Grassadonia famiglie arcobaleno base - Gay.it

E in ultimo ma non meno influente Marilena Grassadonia, presidente nazionale di Famiglie Arcobaleno , si fa intervistare ieri sera:

Parliamo solo di storie che conosciamo: i papà delle Famiglie Arcobaleno che ricorrono alla maternità surrogata fanno dei percorsi d’amore condivisi con le donne che li aiutano a diventare genitori, all’interno dei quali l’autdeterminazione delle stesse è alla base. Noi non parliamo per sentito dire, le nostre storie hanno luogo nel rispetto di tutte le persone che ne sono coinvolte. Stati Uniti e Canada sono esempi di Paesi dove le esperienze ci dicono che questo è possibile.
Fiorella Mannoia è una persona intelligente che stimiamo molto, che ha detto qualcosa di condivisibile quando parla di possibile sfruttamento delle donne; è necessario per questo assolutamente approfondire onde evitare strumentalizzazioni dell’argomento. Parlare di maternità surrogata in termini di sfruttamento e basta, senza una solida conoscenza, può essere rischioso. In questo momento ci sono lobby che non aspettano altro per poter scagliarsi contro l’omogenitorialità e tutto ciò che ne è connesso.
A noi interessa invece focalizzare l’attenzione sulla realtà e quindi sui/sulle figli* già nat*, che sono al mondo senza diritti, per questo abbiamo lanciato la campagna #figlisenzadiritti per porre l’attenzione sull’importanza che la stepchild adoption ha per la serenità delle nostre famiglie e soprattutto dei nostri bambini. E’ proprio adesso che si deve parlare di stepchild, dato che il disegno di legge la prevede e non parla di GPA o tecniche di riproduzione
. “

Interessanti opinioni sul tema che possono aiutarci a spostare l’attenzione sulla realtà oggettiva dei fatti, più che su idee o ideologismi, invitando comunque chi ricorre alla maternità surrogata a porre grande attenzione sulle condizioni delle donne coinvolte, sulla loro autodeterminazione, sul loro consenso e sui sentimenti che queste investono nel portare avanti il compito che viene loro richesto.

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