Nell’eros riversiamo il nostro vissuto: intervista a Pan, nuovo Mr Rubber Italia 2022

Artista nella vita, Pan ci racconta: il rubber è un fetish, letteralmente un feticcio, ma io preferisco definirlo un simulacro.

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PanMrRubberItalia2022.jpg Leather Friend Italia in collaborazione con Leather Club Roma.
7 min. di lettura

Pan è il nuovo Mr Rubber Italia 2022, l’elezione  avvenuta a Milano il 31 ottobre, dopo quasi due anni di stand-by dovuto alla pandemia, si è svolta in un weekend di tre serate organizzate dal Leather Friend Italia in collaborazione con Leather Club Roma.
Pan originario di Pesaro si divide tra la sua città natia e Milano, dove si è formato, e ha recentemente aperto il suo studio fotografico, le sue opere sono state esposte in mostre internazionali come la Biennale di Venezia del 2015 e la Biennale del Libano nel 2017.
Il nuovo Mr Rubber nella vita è un artista visivo, grazie alla sua formazione teatrale e cinematografica collabora da oltre dieci anni con numerose gallerie e festival internazionali; parte fondamentale del suo percorso artistico, professionale e di vita è il progetto fotografico “the_dark_side_of_Pan”, con il quale esplora non solamente il mondo rubber, ma l’infinita e mutevole costellazione di kinks e fetish che ci circondano. L’abbiamo incontrato per i lettori di Gay.it.

 

Nell'eros riversiamo il nostro vissuto: intervista a Pan, nuovo Mr Rubber Italia 2022 - COVER 2 - Gay.it

photo by Two for Photographers

Com’è stato diventare Mr Rubber Italy 2022?

Inaspettato ed emozionante. Inaspettato perché non credevo minimamente che potessi vincere, gli altri candidati erano molto più inseriti nelle comunità italiane che organizzano il contest, mentre io sono un po’ un outsider. Negli anni, anche e soprattutto per la mia attività di fotografo erotico e fetish, ho sempre esplorato le varie realtà italiane ed europee in modo molto libero, senza mai fare parte di una vera e propria comunità organizzata. Entrare a farne parte in questo modo è stata un’ulteriore sorpresa.
Emozionante perché per me è stata una sfida prima di tutto personale: passare dal ruolo di osservatore, di chi sta dietro la macchina fotografica, ad essere protagonista e salire su un palco. E devo dire che è stato un bel ribaltamento di sensazioni, che mi ha dato una grande carica. Era da tempo che sentivo l’esigenza di raccontare in prima persona questo mondo, e non solo attraverso i miei scatti, e mi sono trovato letteralmente catapultato in prima linea. E ora che ci sono, intendo usare questa energia per raccontare questo mondo straordinario e complesso, e strapparlo dai pregiudizi e dai cliché in cui troppo spesso viene confinato.

 

Non solo rubber, parlaci del tuo fetish preferito.

Di fetish ne ho davvero tanti e con mille sfumature diverse, è davvero difficile definirne uno “mio”. Tra tutti sicuramente quello per il rubber è preponderante. Oltre alle sensazioni fisiche che il rubber offre sul corpo, mi ha sempre attirato anche la sua valenza concettuale ed estetica. Il fatto che sia un materiale industriale che si sposa con la naturalezza del corpo e dell’erotismo crea un contrasto che io trovo sublime.
Osceno ed elegante allo stesso tempo, capace di annullare e oggettivare un corpo e contemporaneamente valorizzarlo ed esaltarlo, di cancellare l’identità di una persona e parallelamente dargliene un’altra, trasformarla, cambiargli forma in una creatura fantastica. Credo che sia la forma di fetish ideale per rappresentare questo tempo, in bilico tra la fine di un’epoca industriale, che ha teso a standardizzare le identità, e il bisogno sempre più forte di qualcosa di magico, di fantastico. Qualcosa che trasforma il mondo che abbiamo ereditato (e i suoi materiali) in qualcosa che è capace di elevare il nostro spirito, la nostra intimità, le nostre fantasie. E creare un mondo più bello e più variegato.

 

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Pan e Mr International Rubber, photo by Two for Photographers

Hai un indumento rubber preferito?

Sicuramente la catsuit integrale, che è un po’ la base di ogni feticista del rubber. La sua aderenza sul corpo, il senso di costrizione e di esaltazione che provoca è veramente qualcosa di indescrivibile. Ma amo molto anche le tracksuit in rubber, le classiche tute e felpe con cappuccio che usiamo quotidianamente, ma realizzate in gomma. Proprio perché adoro questa fusione tra il quotidiano e il fetish e amo erodere sempre di più questo confine, perché non penso che il fetish sia qualcosa da vivere solo nel privato, ma può e deve entrare a far parte della nostra quotidianità, perché non c’è nulla di cui vergognarsi. Anzi, può solo aiutarci ad esprimere totalmente noi stessi, e a presentare agli altri delle sfaccettature della nostra persona che possono essere solamente interessanti e meravigliose.

 

Sesso e gomma, qual è il legame?

Sesso è un termine molto riduttivo per descrivere questo mondo. Perché qui si parla di Eros, che è qualcosa di molto più complesso del mero piacere sessuale. È un insieme di stimoli fisici, mentali e anche spirituali. Perché nell’Eros noi riversiamo tutto il nostro vissuto, le nostre esperienze, le nostre paure e i nostri desideri, i nostri traumi e i nostri successi. L’Eros è quella dimensione in cui possiamo catartizzare tutte le energie contrastanti della nostra anima e della nostra psiche, e trasformarle in bellezza, in piacere. Un piacere che, appunto, non è solo fisico e sessuale, ma coinvolge e travolge tutti i nostri sensi e i nostri pensieri in un’esperienza sinestetica, che può veramente portare all’estasi.
In questo contesto il rubber è un fetish, letteralmente un feticcio, ma io preferisco definirlo un simulacro. Un materiale che per le sue caratteristiche mi richiama e mi scatena tutta una serie di sensazioni e che racchiude al suo interno, in modo per me immediato, gran parte di quell’universo variegato che è il mio erotismo.

 

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photo by Alain Nouchy

Qual è la cosa più strana e più bella che ti piace fare quando sei in rubber?

Strana è una parola che ho proprio eliminato dal mio vocabolario, perché è un concetto talmente soggettivo da essere inutile in qualsiasi confronto. Io vedo solo bellezza ed interesse per le diversità mie e degli altri. E non riesco neanche a trovare una preferenza in questo contesto, perché in rubber posso andare anche solo in giro, a fare la spesa o a bere una birra con gli amici. E mi piace! Così come mi piace indossarlo ad una serata o vestirlo per una sessione BDSM. Non lo vedo come un costume di Batman, che vesto per diventare qualcun altro o per fare qualcosa di specifico, ma fa parte di me e come tale mi piace averla con me in qualsiasi ambito. Ed è proprio quella la cosa più bella, sentirne la sensazione addosso e le sensazioni che è capace di creare nei differenti contesti.

 

Nell'eros riversiamo il nostro vissuto: intervista a Pan, nuovo Mr Rubber Italia 2022 - pan self2 scaled - Gay.it

 

Qual è stato il tuo primo approccio alla realtà rubber?

Ho sempre avuto una forte attrazione ed interesse per la cultura fetish, fin da giovanissimo. Soprattutto nel passaggio all’età adulta ho visto come molti miei coetanei perdessero un po’ alla volta l’entusiasmo e la fantasia che contraddistinguono l’essere bambini, e pian piano imbruttirsi, diventare parte di una società che ho sempre trovato un po’ noiosa, che schiaccia l’individuo nei suoi doveri e responsabilità, offrendo in cambio solo dei palliativi come la televisione, lo shopping, l’intrattenimento passivo. Nel mondo fetish ho trovato degli adulti capaci di mantenere viva quella dimensione, quell’entusiasmo, quella fantasia e quella vitalità del gioco che abbiamo da bambini. Che trovo davvero sacra, perché ci spinge a vivere la vita nella sua interezza, nella sua dimensione totale, reale e irreale. Questo è ciò che mi ha spinto a fare i primi passi in un mondo che sentivo mio, e che ho iniziato ad esplorare e tutt’ora esploro. L’attrazione verso il rubber è stata prima di tutto estetica, era un qualcosa che mi affascinava moltissimo vedere sugli altri, fotografarla per creare quei mondi fantastici che avevo in testa, ma che inizialmente non vedevo su di me. Poi c’è stato un incontro con una persona estremamente feticista del latex, che mi ha invitato a passare un weekend da lui e giocare insieme in full rubber. Appena ha iniziato a vestirmi con i primi indumenti in gomma, in me si è scatenata una serie di sensazioni che mai avevo provato prima; che molto probabilmente in parte erano già dentro di me, ma che nel momento in cui ho sentito il rubber avvolgere il mio corpo sono letteralmente esplose. Ho passato quasi l’intero weekend completamente “rivestito” in gomma, e da lì è stato un viaggio senza ritorno!

 

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photo by Alain Nouchy

Qual è l’altra tua grande passione oltre la gomma?

L’arte, nel modo più assoluto. Tanto da averne fatto la mia professione e missione di vita. Ho sempre avuto una grande sensibilità e un occhio molto attento verso tutto quello che mi circonda, e ho sempre avuto l’innato bisogno di raccontare ciò che vedevo o che intuivo  agli altri. Questo mi ha portato a lavorare come artista in diversi campi: dal teatro, all’audiovisivo fino alla fotografia.
E anche il rubber e il fetish in generale sono parte integrante di questa mia passione: da 12 anni con il progetto fotografico “the_dark_side_of_Pan” cerco di raccontare con i miei scatti il mondo fetish, BDSM e in generale tutte le sfumature che può assumere l’erotismo, stando attento a raccontarlo nella sua complessità, complicità e delicatezza proprio per non essere complice di quella narrativa che lo descrive come un mondo di perversione, violenza o perdizione. Quando invece è esattamente il contrario. È un mondo fatto di grande rispetto, ascolto reciproco e bellezza.

Che messaggio ti piacerebbe mandare ai lettori di Gay.it?

Non abbiate paura di vivere i vostri fetish, le vostre fantasie e i vostri desideri.
E non abbiatene mai vergogna.
Cercate il confronto, sperimentate, cercate di condividere con gli altri questa parte della vostra intimità.

Vi si spalancherà davanti un mondo meraviglioso.

 

https://www.instagram.com/thedarksideof_pan/

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