Novara, violenta aggressione omofoba ai danni di una lesbica: “Sei una vergogna, ti ucciderò”

Jen, soprannome dell’attivista, ha rivendicato il proprio essere lesbica con rara ed ammirevole determinazione.

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Arriva da Novara l’ultima denuncia di omofobia all’italiana di questo 2019 che è stato un autentico bollettino di guerra quotidiano. Pochi giorni fa un’attivista nigeriana di AfricArcigay, con sede a Vercelli, è infatti stata vittima di una violenta aggressione omofoba nei pressi della stazione di Novara. A denunciare l’accaduto Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia.

L’autore del crimine ha fisicamente e verbalmente aggredito la ragazza in seguito al rifiuto di alcune avance da lui manifestate. Jen, soprannome dell’attivista, ha rivendicato il proprio essere lesbica con rara ed ammirevole determinazione.

Due giorni fa, all’uscita della stazione di Novara, intorno alle ore 18, una nostra iscritta nigeriana è stata aggredita da un connazionale, tale Solomon. La ragazza, il cui soprannome è Jen, aveva conosciuto il suo aggressore in precedenza e fin da subito, in seguito ad alcune prime avances, aveva chiarito di non essere interessata alla compagnia di uomini e di essere lesbica. All’uscita della stazione Jen ha cercato di evitare Solomon, che però l’ha seguita e per l’ennesima volta le ha insistentemente chiesto di uscire, non accettando un ulteriore rifiuto. Solomon le ha indirizzato con rabbia frasi del tipo “nel nostro Paese queste cose non sono ammesse” ma Jen è stata nuovamente molto chiara rispondendo “ora sono in Italia, sono libera di fare ciò che mi fa stare bene”. A quel punto Solomon ha continuato ad insultarla, dicendole “sei una vergogna!”, per poi arrivare ad aggredirla colpendola al volto proseguendo con “non finisce qui, nel nostro Paese uccidono le lesbiche e ti ucciderò”. Mentre Solomon la picchiava, un capannello di italiani che osservavano la scena non hanno mosso un dito, neanche per chiamare le forze dell’ordine. Jen è riuscita a telefonare a Junior, un suo amico, collega di lavoro e nostro iscritto anche lui, il quale ha chiamato un’ambulanza. Tre giorni di prognosi. Ieri Jen si è recata in Questura per sporgere denuncia, spera che la giustizia faccia il suo corso, e che quella italiana funzioni meglio di quella in Nigeria. Jen ora è spaventata, dopo tutto quello che ha passato crede di non poter essere al sicuro neanche in Italia. Ha passato così tanti anni a nascondersi e a vergognarsi di essere lesbica che non vuole ripiombare la propria vita nell’invisibilità e nella paura. Ci ha chiesto di parlarne pubblicamente, perché è una donna, nera e lesbica e sa quanto può essere difficile reagire per tante donne come lei: vuole diffondere la sua storia per dare coraggio a chi non riesce a denunciare un’aggressione. Chiediamo a gran voce una legge contro l’omotransfobia perché questi atti succedono ogni giorno e dobbiamo smettere di credere che sia normale.

Vicinanza a Jen è arrivata anche da NovarArcobaleno. Una legge contro l’omotransfobia, attualmente in discussione in Parlamento, è chiaramente sempre più urgente.

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massimom76icloudcom 22.12.19 - 21:17

Mi dispiace sempre sentire queste notizie. Invio quindi un caloroso abbraccio e un bacio a Jen....

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bacibaci 22.12.19 - 16:26

Questa donna è meravigliosa, tra gli altri motivi, perchè ha piena consapevolezza dell'importanza del coming out, dell'importanza di denunciare le aggressioni che si subiscono, dell'importanza di dare risalto mediatico a queste vicende così che i giovani gay si sentano meno soli, in questo caso in primis quelli di colore, e prendano coscienza dei pericoli cui è esposta la comunità lgbt e della necessità di lottare, perchè nascondersi significa solo accettare l'idea omofobica che il nostro posto sarebbe nel buio di luoghi di cruising o nel chiuso delle proprie case. Inoltre questa storia parla di 2 africani, uno non integrato e l'altra, Jen, invece ben integrata, conscia dei principi di laicità, di autodeterminazione delle persone, dell'importanza dell'attivismo nelle associazioni lgbt. Baci abbracci ed applausi a Jen.

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