Pio e Amedeo senza freni, tra stereotipi LGBT e banalità: una “Felicissima Sera”, non per i “ricch*oni”

Pio e Amedeo mantengono fede alla promessa e pronunciano nel loro show tutte le "parole proibite" in tv, fra cui "ricch*one". "Se ve lo dicono, ridete", ma c'è ben poco da stare allegri.

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Pio e Amedeo lo avevano annunciato sulle colonne di Libero: “Pronunceremo sul palco di Felicissima Sera tutte le parole proibite in televisione”. Non era un bluff, una provocazione, come qualcuno aveva ipotizzato (e sperato). Lo hanno fatto per davvero, mettendo a segno una serie di stilettate contro il cosiddetto “politicamente corretto”, ormai bersaglio preferito di quei comici rimasti a terra, privi dei loro cavalli di battaglia contro quel gruppo sociale o quell’etnia.

Tra le parole esaminate nel monologo da Amedeo, ripreso da Pio, anche ricch*one. Insieme a “neg*o“, ma anche ad “Hitler” ed “ebrei”, parole che solo stasera apprendiamo essere bandite dal piccolo schermo, data la frequenza con cui vengono pronunciate fuori luogo, sempre in senso denigratorio; senso che alcune hanno per natura, mentre altre assumono perché sbandierate solo in occasione di metafore discriminatorie. “Se studiate l’etimologia della parola ricch*one, non c’è niente di che”, assicura il duo di comici pugliesi, certi che le parole che si usano per confrontarsi non siano poi così importanti, come urlava Nanni Moretti in Palombella Rossa. Una varrebbe l’altra, perché se un uomo volesse ferire un suo simile, potrebbe farlo anche rimanendo in silenzio.

“Ci stanno educando che la lingua è più importante della mente, ma sono la cattiveria e l’intenzione il problema”, probabilmente quella cattiveria e quell’intenzione con cui il termine “ricc*ione” viene utilizzato dalla maggior parte delle persone. La desemantizzazione della parola, il rovesciamento fortunato dell’etichetta, da dispregiativa a neutrale, sono processi che ancora vivono in uno stato embrionale. Si tratta di conquiste che di certo non possono passare tra le mani di quelli che, come Pio e Amedeo, contrappongono “Gay Pride” ed “Etero Pride” o si sganasciano parlando di Cristiano Malgioglio ed Alessandro Cecchi Paone. Conquiste che si ottengono dando valore a ben altre battaglie di fondamentale civiltà.

Che ricc*ione provenga dai recion, schiavi sessuali ai tempi del dominio politico di Venezia in Europa, o dai pesanti orecchini del popolo Inca, o dall’abitudine di toccarsi i lobi per suggerire agli altri il proprio orientamento, poco importa. L’etimo è incerta, mentre limpida come l’acqua in un bicchiere è la necessità di abbandonare un certo tipo di lessico specifico, che inevitabilmente finisce per influenzare le menti e giustificare le azioni, in qualsivoglia situazione.

Non c’è bisogno di aver letto Wittgenstein o di essere pratici di pragmatica per comprendere il concetto di fondo. Conviviamo con una manciata di parole che hanno dei connotati ben definiti, indipendentemente dalla situazione d’uso, per giunta lontane dalla tradizione comica del nostro spettacolo, ma che in alcuni suscitano quasi un fascino primordiale. Come se la proibizione ne aumentasse il desiderio, a discapito dei destinatari dei termini, che ne pagano sempre le conseguenze, in privato e in società. “La vera arma è l’autoironia, se ti dicono ricch*one ridi“, la soluzione che Pio e Amedeo suggeriscono come replica ai cattivi di professione.

Ma chi lo decide chi è il cattivo e chi non lo è? Dov’è il confine tra legittimo e illegittimo? Fuori da ogni vittimismo, a costo di quale vantaggio scoprirlo, quando l’offesa per strada è solo la punta dell’iceberg, una piccola parte del problema che è anche linguistico, inutile nasconderlo. Perché senza linguaggio una mente sarà pure “una massa amorfa e indistinta”, ma con uno viziato la situazione non migliora. Anzi.

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Franzc Dereck 1.5.21 - 12:26

Nel romanzo per ragazzi Incompreso di Florence Montgomery , la parola " Inglese " veniva pronunciata come offesa ad un un ragazzino di quella nazionalità. Per certo ogni parola può suonare spregiativa nel contesto del discorso , ma alcune , nell'accezione generale lo sono , indipendentemente dall ' intento offensivo o meno .

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patriziobuchergmailcom 1.5.21 - 10:07

Se una persona non capisce la differenza tra un insulto quale "fr***o e dall'altro canto "gay" o "omo". Dire "fr***o è come dire "ne*** di m***a invece di persona di colore non ha nessuna connotazione spregevole, negativa. Mi stavano simpatici ora non guardo più il loro programma.... sperando che lo share scenda

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