Polonia, una città anti-LGBT diventa anti-discriminazione, grazie all’Unione Europea (e ai suoi soldi)

La storia di Świdnik, città nella quale ora campeggiano manifesti con la scritta: L'Amore è Amore!

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free lgbt zone poland polonia swidnik
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L’Unione Europea è riuscita a sbaragliare il piano polacco di istituire sul proprio territorio “Aree LGBT Free”, e cioè zone che si impegnavano a combattere e fermare una presunta “ideologia LGBT”.

Curiosa la storia di Świdnik, una città che per timore di perdere i soldi dell’Unione Europea è passata, dalla guerra verso la comunità LGBTQIA+, alla guerra alle discriminazioni, anche verso minoranze per orientamento sessuale. Un esempio è il cartello apparso nelle strade di Świdnik, che mostriamo nell’immagine di copertina, sul quale è scritto “L’amore è amore” su una bandiera rainbow LGBTQIA+.

Città di 40mila abitanti, situata ad est della Polonia, a poche decine di km dai confini con Ucraina e Bielorussia, nel 2019 Świdnik fu una delle prime ad autoproclamarsi area libera dall’ideologia LGBT. La risoluzione fu approvata con i voti dei consiglieri di Legge e Giustizia (PiS), il partito politico attualmente al potere a Varsavia con il 44% dei voti e sondaggi favorevoli per le elezioni di fine 2023. Il PiS è il partito integralista cattolico fondato dai gemelli Kaczyński nei primi anni 2000. Da subito il PiS iniziò una dura propaganda omofobica sul territorio polacco, ben supportata dalle influenze cattoliche provenienti da Roma. Almeno dal 2002 in Polonia è in atto una sistematica propaganda avversa alle persone LGBTQIA+ in quanto tali.

A causa del manifesto anti-LGBT il consiglio comunale di  Świdnik a maggioranza PiS nel 2021 ha perso 8,5 milioni di euro di fondi dalla Norvegia (paese non UE): il governo norvegese non aveva alcuna intenzione di sovvenzionare territori polacchi che avevano approvato risoluzioni anti-LGBT.

Successivamente si è mossa l’Unione Europea, che attraverso la Commissione ha cercato di impedire che i territori anti-LGBT ricevessero fondi comunitari.

Nel 2021 la piccola città di Świdnik ha rimosso la menzione esplicita “ideologia LGBT” dalla risoluzione del 2019. Non solo. Terrorizzato dall’idea di perdere i soldi UE, a fine dicembre 2022 il consiglio comunale di Świdnik ha approvato una nuova dichiarazione che promuove “tutela dei diritti e delle libertà fondamentali”.

Se non fosse una notizia che riguarda la vita di migliaia di persone LGBT, ci sarebbe da ironizzare. Da zona che fa la guerra alle persone LGBT, ora la città di Świdnik ha approvato un documento che afferma quanto segue:

“La dignità di ogni essere umano è un valore inalienabile soggetto a speciale tutela”.

“È necessario opporsi a ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza, l’origine etnica, la nazionalità, la religione, la denominazione, le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Il testo riportato sostituisce sia l’iniziale testo anti-LGBT del 2019, sia quello privo di riferimenti alla comunità LGBT del 2021. Secondo il quotidiano locale Nowy Tydzień, i consiglieri comunali del PiS hanno confermato che l’obiettivo del nuovo documento è quello di garantire che Świdnik riceva i fondi dell’Unione Europea.

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Un cartello che a annuncia la LGBT FREE ZONE – fonte Notes from Poland

LA POLONIA E LE LGBT FREE ZONE

In Polonia l’istituzionalizzazione di zone anti-LGBT iniziò nel 2019 – qui un articolo con cui Gay.it iniziava a parlarne – quando Varsavia diede il via libera affinché alcuni comuni e intere regioni aderissero all’autoproclamazione di “LGBT Free Zone”. Una vera e propria guerra sul territorio alle persone LGBT, per schiacciare la loro dignità, vietare qualsiasi affermazione della propria identità, relegarle ai margini silenziosi e possibilmente nascosti della società.

Un piano scioccante, che scosse l’Europa, e che fece emergere le pesanti responsabilità della cultura cattolica polacca, particolarmente regressiva e storicamente legata a un campione di omofobia, che la Chiesa di Roma ha nominato santo: Karol Wojtyla.

E per anni la repressione della comunità LGBT attraverso le LGBT Free Zone è continuata indisturbata in Polonia, fino ad approvare nel febbraio 2022 una legge anti-LGBTQ+ per le scuole, definita dagli attivisti polacchi “agghiacciante censura di Stato”.

Ma proprio nel Febbraio 2022 l’Unione Europea ha preso posizione (in particolare proprio su Polonia e sull’Ungheria): se un Paese UE non rispetta le regole democratiche previste dai Trattati dell’Unione (leggi qui >) può andare incontro ad un blocco di tutti i finanziamenti.

Davanti al timore di perdere soldi a pioggia provenienti dall’Unione Europea, la Polonia ha fatto marcia indietro, di fatto annullando le aree LGBT Free, che resistono soltanto in alcuni sparuti territori. Meglio i soldi, che fare la guerra ai gay, insomma. Sic transit gloria mundi.

 

 

Fonti: The Guardian, Notes from Poland, Europa Today, Nowy Tydzień
Foto di copertina: Notes from Poland

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gaymotel 20.8.23 - 8:44

I peggiori nemici dei gay non sono i polacchi....Sono gli stessi gay. "Il mondo omosessuale" vive solo di giovinezza, sesso e soldi. Vedete mai foto di gay 50/60 enni sulle riviste gay?No.....Perchè chi mostra il culo tonificato sui carri del gay pride ha di solito 20-30 anni !

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