Quei dubbi sulle elezioni di Arcigay Roma

Continuano i malumori di chi era presente alle elezioni dei delegati del circolo romano. I bodyguard, il tesseramente chiuso, le riprese video dei presenti e le decine di eterosessuali "esterni".

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Proseguono le polemiche sullo svolgimento del congresso che Arcigay Roma ha tenuto lo scorso sabato per votare le due mozioni che si confronteranno all’appuntamento nazionale di Arcigay il prossimo 12 febbraio. Alcuni dei presenti hanno espresso il loro malumore in particolare per la gestione dell’assemblea dentro e fuori la sede, prima e dopo le votazioni.

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Come racconta Mauro Cioffari, del blog www.gayroma.it, sarebbero stati presenti decine di tesserati "esterni" all’associazione, e in particolare provenienti dalla vicina sede del Partito democratico di Testaccio. Truppe mobilitate, forse, in favore della mozione risultata poi vincitrice ("Inarrestabile cambiamento"). «Ho riconosciuto decine di militanti del Pd con cui lavoro abitualmente – dice Cioffari – che erano state chiamate dai dirigenti di Arcigay Roma. Nulla di irregolare, per carità, ma non avevo mai visto congressi di un associazione con una tale partecipazione di persone che non hanno nulla a che fare con la vita del circolo». «Mi hanno detto che c’erano decine di militanti eterosessuali del Pd», conferma Guido Allegrezza, del movimento We Have a dream, anche lui presente all’assemblea congressuale.

Chi ha manifestato perplessità non si è però limitato alle presenze "esterne" ad Arcigay. Il dissenso per aver chiuso la segreteria in modo molto fiscale rispetto all’orario indicato è risultato a molti incomprensibile. «Almeno una decina di persone sono state mandate via, compreso Vanni Piccolo che era dalla sede ancora prima che aprisse le porte – dice Cioffari -». Lucky Amatao di Certi Diritti scrive sul forum di Gay.it la sua versione: «Ho visto buttare fuori in malo modo Helena Velena, Vanni Piccolo (che si è sentito male dopo una terribile reazione nervosa), ho visto negare la validità delle tessere di un gruppo di persone insieme ad Anna del Corallo, apertamente schierate con Patanè e Trentini, e per questo appellarsi a non so bene quale norma del misteriosissimo (non è mai stato reso pubblico) statuto provinciale. Ho sentito un socio gridare che erano peggio del Vaticano, e per questo vederlo bloccato dalla vigilanza (modello Chile 1973), mentre uno dell’establishment di AG Roma gli urlava di declinare generalità e il numero di tessera per la revoca, e a quel punto mi sono visto oltre il limite di sopportazione dirgli anch’io che erano molto peggio del Vaticano e che le mie generalità erano pubbliche. Ho sentito minacce varie, richieste di aiuto ai Carabinieri, gente scandalizzata che urlava di tutto, stando ahimé fuori al freddo e al gelo per tre ore, insieme a Maccarone del Mieli, tutti e due tenuti fuori in quanto impossibilitati a votare come soci, e indesiderati come uditori».

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«Il fatto che si dovessero fare due file – spiega Cioffari -, una per l’accreditamento e un’altra per il rinnovo delle tessere, ha impedito di essere da entrambe le parti in tempo utile.» «Regnava la disorganizzazione più totale – racconta -. A una persona è stata addirittura sequestrata la tessera che aveva da anni per via di un errore della data di nascita. Per non parlare di chi aveva fatto un rinnovo nei giorni precedenti ma che aveva una posizione non aggiornata sui tabulati della segreteria». Matteo Proromo, blogger di queerworld.splinder.com racconta su Facebook di come «Marrazzo (presidente di Arcigay Roma, ndr) si è inventato che l’orario massimo per firmare la lista erano le 16:30 e alle 16 e 29 minuti e 59 secondi dei delegati con la penna in mano in procinto di firmare si sono visti togliere di mano il documento perché la segreteria doveva chiudere».

L’atteggiamento descritto del personale amministrativo addetto alle tessere e agli accrediti è stato descritto in generale come «aggressivo e arrogante». Forse anche a causa della presenza di due bodyguard all’ingresso. «Non so se fossero soci e privati cittadini – dice Allegrezza -. Ne ho visto solo uno: alto 1 e 80 circa, rasato, ben piazzato, tatuaggio sul collo, pugnali alle orecchie (forse di Paciotti, dice scherzando)». «E’ stato di cattivo gusto per un congresso che avrebbe dovuto essere a porte aperte mettere all’ingresso due vigilantes per far entrare solo chi aveva fatto in tempo ad accreditarsi», dice invece Cioffari. «E le loro facce non invitavano certo a contraddirli», aggiunge. «Uno dei due aveva una bella M tatuata sul collo: si trattava dell’iniziale di Mussolini?», si chiede Alessandro Chini, in passato coordinatore del gruppo giovani di Arcigay Roma.

La presenza delle telecamere non ha, infine, portato la serenità a chi ormai l’aveva perduta. «Siamo stati ripresi durante tutto il congresso senza che nessuno ci avesse chiesto l’autorizzazione alle immagini – dice Cioffari -. C’era un operatore con una telecamera mobile che andava dentro e fuori la sede a riprendere tutto quello che succedeva. Io credo che qualcuno avesse dovuto chiedere l’autorizzazione ai presenti, invece nulla». «Alcuni di noi – aggiunge Chini – gli hanno chiesto di smetterla con le riprese. Lì dentro ci sarebbero potute essere persone non visibili, ma è stato inutile».

La vittoria della mozione "Inarrestabile cambiamento" su quella "Essere futuro" è stato schiacciante: 167 a 20. Ma in tanti sono tornati a casa col mal di pancia, per altri motivi.

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