L’incredibile storia della ragazza che divenne Sophia Loren, raccontata nel giorno del suo compleanno

Sophia Loren ha unito due grandi sogni dell’epoca, riassumendoli in un solo corpo ed elevandoli a potenza: Hollywood e Cinecittà.

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6 min. di lettura

I motivi per amare Sophia Loren e dedicarle la nostra incantata gratitudine sono proprio tantissimi e raccontare il suo mito significa raccontare un pezzo di storia italiana, le pagine più difficili ma anche più luminose del nostro paese. La carriera di Sophia Loren si intreccia infatti alle trasformazioni della società, dei costumi, del cinema e della moda della seconda parte del ‘900.

Sophia Loren è stata il simbolo dell’Italia che si rialzava dopo la guerra, l’icona del cinema italiano che, oltrepassando i confini nazionali, arrivò miracolosamente al cuore della cultura e dello show business contemporanei, negli Stati Uniti d’America. Oggi compie 83 anni: ecco il nostro omaggio alla più famosa delle dive italiane.

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IL SOGNO DI SOPHIA

Nata a Roma ma cresciuta a Pozzuoli, in provincia Napoli, con la madre, i nonni e la sorella, Sophia ha spesso raccontato che il cinema già a quel tempo tracciò per lei uno spazio diverso, una sorta di cerchio magico di protezione: andava al cinema con la zia Sophia bambina e, proprio attraverso i film americani, sognava una vita diversa, lontana dalla miseria dei terribili anni della guerra e della ricostruzione post-bellica. Sognava le case, gli abiti, i volti perfetti dei divi di Hollywood. Sognava la bellezza e una vita più lieve, meno dolorosa. Ma il sogno nell’arco di pochi anni, pochissimi anni, divenne incredibilmente reale. Sofia Villani Scicolone divenne Sophia Loren, incarnazione del riscatto del nostro paese, dell’Italia che risorgeva dalle tragedie e dagli infiniti dolori della guerra, della fame, dei bombardamenti e – senza dimenticare niente di ciò che era stato – tornava a risplendere, a mostrarsi in tutta la sua eterna bellezza. Sophia Loren ha unito due grandi sogni dell’epoca, riassumendoli in un solo corpo ed elevandoli a potenza: Hollywood e Cinecittà. È stata la donna di casa e la diva, la musa e la madre, l’umile e la regina del grande schermo.

UNA DIVA DALLE RADICI PROFONDISSIME

A sentirla parlare, nei racconti delle interviste, colpisce il suo desiderio di normalità. Che è rimasto intatto, inscalfito, nonostante gli Oscar, l’America, gli incredibili partner sul set, l’amore di un pubblico di portata mondiale. Sophia Loren ha radici solidissime: ha sempre aspirato, in qualche modo, alla normalità, perché la normalità, ha detto una volta, “è bella”. E con ‘normalità’ Sophia intende soprattutto i rapporti familiari, i legami profondi, le tradizioni, l’intimità, tutte cose verso cui lei ha il rispetto sacro tipico del Sud Italia.

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Ha due figli Sophia – Edoardo e Carlo Jr. – avuti dal grande amore della sua vita, il produttore cinematografico Carlo Ponti, ed è nonna di quattro amatissimi nipoti. Un’indole scritta nelle stelle, la sua: nata il 20 settembre, Sophia è Vergine ascendente Capricorno ed è proprio un tratto tipico del segno questo riserbo, questo amore per la discrezione, questo rispetto per sé e per i propri cari, mentre all’ascendente si deve la dedizione al lavoro, l’idea che solo studio e preparazione possano garantire una carriera stabile. Come ha ripetuto spesso lei stessa, Sophia Loren nasce “dalla saggezza” – il suo nome significa questo in greco –“e dalla povertà”.

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L’ITALIA CHE CAMMINA

La povertà è passata, la saggezza invece è rimasta. Sophia ha saputo trasformarsi nell’ambasciatrice dell’Italia in America e non solo, intercettando i desideri di una platea intercontinentale. Attraverso di lei l’Italia ha avuto un volto, un corpo, una personalità vibrante con cui incantare il mondo: lo testimoniano i grandi premi internazionali, gli eccezionali, tantissimi riconoscimenti a una carriera inimitabile. Roberto Benigni ha detto di lei: “Lei è molto bella, molto italiana. Quando si muove, quando cammina, è l’Italia che cammina. Vedete muoversi la Sicilia, la Toscana, la Lombardia e poi Milano, Firenze, Napoli, la torre pendente di Pisa, il Colosseo, la pizza, gli spaghetti, Totò, De Sica. C’è tutto dentro di lei”. Anche se la sua terra è soprattutto Napoli, come ha ripetuto spesso, e lo spirito partenopeo non l’hai mai abbandonata. Tutto in lei parla di Napoli, i gesti, la voce, il dialetto, l’ironia, la fierezza. Sophia è fatta di Napoli. Esordì giovanissima negli anni ‘50 tra fotoromanzi, provini e piccole parti, fino all’incontro, fatidico, decisivo, con Vittorio De Sica, che le affidò il suo primo ruolo importante, quello della prorompente pizzaiola traditrice de L’oro di Napoli (1954) e che fu solo l’inizio di un’esplosione di successi e interpretazioni che hanno fatto la storia del cinema e modellato l’immaginario collettivo.

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LA DONNA CHE SI INCRNÒ NEL CINEMA

Sophia ha parlato spesso della determinazione di quella ragazzina degli anni ‘50, delle rinunce fatte all’epoca, di divertimenti e piccoli amori trascurati, rinunce che, alla fine, non le sono mai pesate, perché, ha detto, “è importante fare qualcosa di buono per se stessi nella vita”. Una diva dello studio, del lavoro, Sophia, intimamente persuasa che il talento debba essere coltivato, accudito, protetto. Le parole della sorella, Maria Scicolone, ci portano dritti al cuore di questo talento: “Quando parte il ciak, si apre tutto un mondo, si apre l’anima. Sophia esprime, attraverso il cinema, la sua vita, i suoi dispiaceri. Riesce a essere se stessa davvero solo davanti alla macchina da presa, attraverso altri personaggi, dove lei non è esposta in prima persona”. Signora dai grandi sodalizi è stata Sophia, dalle grandi amicizie personali e professionali: De Sica e Mastroianni soprattutto, il primo l’ha diretta nei tanti film “come un direttore d’orchestra col suo strumento” e il secondo, l’amico di una vita – il “delizioso impreparato”, come l’ha definito per il vizio di dimenticarsi le battute – con cui ha recitato alcune delle sue scene più iconiche. I personaggi di Sophia Loren sono tantissimi, uno più carismatico dell’altro e i film che ha girato costituiscono alcune delle pagine più belle e importanti della storia del cinema italiano. Molte le scene che si sono impresse nella cultura visiva contemporanea: nella Ciociara (1960), il film per cui vinse l’Oscar, il lancio della pietra con gli insulti strazianti all’indifferenza dei soldati; il memorabile mambo in abito rosso per Pane amore e… (1955); il sexy ma anche ironico spogliarello per Mastroianni in Ieri, oggi, domani (1963); il volto struggente e segnato dal tempo di Una giornata particolare (1977) di Ettore Scola. La scrittrice Dacia Maraini ha detto di lei: “Si è come incarnata nel cinema. Ha trovato un’identificazione con lo strumento del cinema. Si è fatta corpo. È un pezzo di Cinecittà, è un pezzo del cinema italiano”.

UNA DONNA CHE NON FINGE

Ad un tempo sex symbol e bellezza sofisticata, ha saputo incarnarsi in tanti figure indimenticabili: da icona dell’età dell’oro della commedia italiana all’intensità tragica delle polverose e arruffate eroine del neorealismo fino al fascino stellare della diva che è tuttora. Fiera e statuaria, è stata un’interprete amatissima dai registi, per la sua personalità energica e la sua magnifica presenza. Woody Allen ha detto: “Lei aveva la presenza e la meravigliosa recitazione, aveva tutto. Molte poche donne sono così, alcune sono molto belle, altre molto sexy, altre ancora sono buone attrici: lei le aveva tutte. Aveva la bellezza, il sex appeal e il talento”.

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È stata la chiassosa popolana napoletana ma anche la raffinata donna dell’alta società – in ogni caso sempre e comunque appassionata, donna dai grandi sentimenti, col cuore in mano, amante della vita vissuta fuori dalla retorica e dalle convenzioni, appassionata al commento pieno di verve, ai risvolti buffi dello show business, all’umanità – che viene prima di tutto. Francesco Rosi, regista di Bellissima e di C’era una volta… (1967), il film in cui Sophia recitò con Omar Sharif ha detto: “Sophia è una donna vera, una donna che non finge, non scherza con le cose, con i sentimenti”. È stata il simbolo della forza, del carisma, della dignità dell’Italia. Delle sue tanti anime, dei suoi colori, della tradizione che sa proiettarsi nel futuro.

Per quel che stato e che ancora sarà, dunque, grazie, Signora Sophia.

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Giovanni Di Colere 20.9.16 - 10:55

Sofia non è la saggezza ma la sapienza e infatti la Loren è una che la sa lunga. Mi domando sempre quante Loren magari ci sono o ci sarebbero che oggi non emergono solo perché in Italia si scrivono film provinciali noiosi romanocentrici impegnati solo nel senso che a guardare il responso del pubblico e il giudizio di chi ama il cinema dovrebbero dare in pegno i beni di chi li ha scritti prodotti diretti e interpretati. Non lo sapremo mai. Eppure di storie interessanti da raccontare ne avremmo.

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