10 cose che dovete sapere sull’HIV e non avete mai osato chiedere

Tragicomiche “Frequently Asked Questions” per non addetti ai lavori: da leggere!

Ciascuno dei punti di cui abbiamo deciso di parlarvi in questa chiacchierata informale, è stato trattato in modo più ampio e articolato in altre nostre pubblicazioni, dal momento che Gay.it non è nato due giorni fa ed è già da un po’ che ci interessiamo alla salute sessuale e al benessere psicofisico dei nostri lettori.

In particolare l’infezione da HIV è uno dei temi caldi che riguardano la nostra comunità, ed è spesso oggetto di falsi miti, scarsa informazione, pregiudizi e moralismi di cui sarebbe bene liberarsi, una volta per tutte, per poter avere un approccio alla questione più pratico, laico e realistico. Abbiamo pensato a 10 domande che, da “addetti ai lavori” riceviamo spesso, ed abbiamo cercato di rispondere ricordandoci com’eravamo quando anche noi ne sapevamo poco o nulla.

HIV

Se ho l’HIV starò male, mi ammalerò e morirò?

Se stai leggendo Gay.it probabilmente sei italiano e/o vivi in Italia per cui possiamo risponderti serenamente che, no, arrivando in tempi ragionevoli ad una diagnosi, probabilmente non avrai mai l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita che viene causata dall’HIV se non viene trattato farmacologicamente) perché sarai preso in carico da un reparto di malattie infettive e ti sarà somministrata, gratuitamente, una terapia che terrà sotto controllo l’infezione, permettendoti di fare una vita normalissima e aiutandoti a non trasmettere il virus ai tuoi partner. Fare il test regolarmente è di vitale importanza, per noi stessi e per gli altri. E basta andare in ospedale, dove è gratuito e anonimo, e richiederlo. Già che ci siete, se avete una vita sessuale attiva, potreste controllare anche sifilide, epatite C e altre infezioni a trasmissione sessuale.

In che modo posso trasmetterlo?

L’HIV si trasmette principalmente con contatti profondi di sangue con sangue (ad esempio scambio di siringhe) o con rapporti sessuali senza preservativo in presenza di una carica virale consistente. Con rapporti sessuali, si intendono soprattutto quelli anali e vaginali, visto che in quelli orali, senza farsi venire in bocca, la trasmissione è ESTREMAMENTE improbabile. Quella di HIV, poiché naturalmente gonorrea, clamidia, etc. si trasmettono anche coi pompini. Anche se si possono curare, le altre infezioni a trasmissione sessuale possono essere molto fastidiose.

É vero che gli uomini che fanno sesso con uomini sono una popolazione particolarmente a rischio? Perché?

Sì, è vero. I motivi sono tanti: noi gay siamo una minoranza all’interno della popolazione generale. In un gruppo relativamente piccolo di persone, i gradi di separazione tra uno e l’altro sono di meno ed un’infezione su cui pesa così tanto imbarazzato silenzio si diffonde con più rapidità. Inoltre, non disponendo di una vagina, gli uomini che fanno sesso con altri uomini si dedicano soprattutto al sesso anale: la pratica in assoluto più rischiosa per la trasmissione di HIV. Inoltre, la nostra comunità ha subito il peso culturale degli anni del boom dell’AIDS e il preservativo – che è un ottimo strumento di prevenzione – sta antipatico a molti. Non che per gli etero sia tanto diverso (se anche loro lo usassero sempre, l’umanità si sarebbe estinta!), ma noi che facciamo soprattutto sesso anale, in mancanza di altri metodi, potremmo considerare una buona abitudine quella di cercare di usarlo il più possibile e testarci sempre.

Quali sono i metodi più efficaci per prevenire l’infezione?

Qui si apre un grande capitolo.  Ebbene sì, oltre al preservativo, c’è il femidom (cosiddetto preservativo femminile, che in realtà può funzionare anche nel sesso anale anche se non è progettato per quello) e poi esistono protezioni non meccaniche. Sei sorpreso? Credevi davvero che tutto ciò che c’è da sapere sull’HIV fosse contenuto nella parola CONDOM? Non siamo ingenui, non è tutto così semplice. L’HIV si trasmette in determinate condizioni: la persona che ce l’ha, per poterlo trasmettere, deve averne una certa quantità nell’organismo. Tale quantità, detta Carica Virale o Viremia, viene drasticamente ridotta dall’assunzione dei farmaci antiretrovirali, per cui prendere l’HIV da una persona sieropositiva che assume correttamente i suoi farmaci è infinitamente più difficile che prenderlo dal ragazzo carino e a modo che hai incontrato due giorni fa. Visto che ti sembra un bravo ragazzo, è bello, ha abitudini salutari ed è sportivo, sicuramente sarà “SANO”, penserai. Cazzate, l’HIV non fa queste distinzioni e NON SI VEDE, passa attraverso i corpi, non attraverso le “cattive azioni”, non guarda in faccia alla morale e non ha bisogno che la persona sia cattiva o stupida per colpirla.

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Cosa comporta assumere la terapia antiretrovirale?

La terapia antiretrovirale non è più quel mostro che compare nel film Dallas Buyers Club. Come i telefoni che vedevamo in Beverly Hills 90210 si sono trasformati in favolosi Smartphone multifunzione, così anche i trattamenti per l’HIV si sono evoluti e non assomigliano neanche lontanamente ai loro avi degli anni ’90. Le formulazioni attuali sono molto più tollerabili e gestibili, molte terapie sono concentrate in una pillola unica, e molte combinazioni che sono in pillole separate possono essere prese tutte nello stesso momento. Il tema dell’aderenza (cioè dell’assunzione costante e corretta dei farmaci) non è certo una cosa da sottovalutare, ma possiamo dire che non è più il dramma che era vent’anni fa, quando si poteva arrivare a prendere anche 15 o più pillole al giorno, con effetti collaterali pesanti ed un impatto pazzesco sulla qualità della vita. Oggi no, prendi le tue pillole, o la tua pillola se è una sola, tutti i giorni, sempre alla stessa ora. E basta. Davvero, io lo faccio da anni, fidati!

Cos’è la PEP?

Si tratta di una terapia che può prevenire l’infezione da HIV dopo che ti sei esposto al rischio di trasmissione dell’HIV durante un rapporto sessuale. Consiste nell’assunzione di due o tre farmaci antiretrovirali per 28 giorni consecutivi. Come per gli altri trattamenti per HIV, va presa a orari ben precisi. I farmaci usati per la PEP sono gli stessi delle terapie antiretrovirali usate per trattare l’HIV e possono provocare i medesimi effetti indesiderati iniziali, che generalmente vanno via dopo i primi giorni: nausea, diarrea, mal di testa e stanchezza. La PEP ha maggiori possibilità di successo se iniziata nel giro di poche ore dal rapporto a rischio. Prima si comincia, meglio è. Ma può ancora essere efficace se iniziata entro 48 ore dall’incidente. La PEP non è un metodo di protezione a cui si può ricorrere continuamente, ma una strategia d’emergenza. Così come la pillola del giorno dopo non si può considerare un sostitutivo dell’anticoncezionale.

E la PrEP?

Sulla PrEP abbiamo pubblicato già tanto materiale che ti suggeriamo di consultare, ma, in breve, è una Profilassi che permette di prevenire l’infezione se assunta quotidianamente e con costanza, oppure “on-demand” ossia prima e dopo un rapporto potenzialmente rischioso. In Italia non è disponibile ed in Europa è stata implementata solo in Francia, dove viene fornita gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale. Ha un’efficacia molto alta (è il metodo di prevenzione della trasmissione sessuale dell’HIV più efficace, subito dopo l’astinenza), ma protegge solo dall’HIV: in un approccio integrato alla salute sessuale, funziona al massimo se accompagnata da altre strategie che permettano di ridurre il rischio di incappare in altre infezioni a trasmissione sessuale. Tuttavia, “piuttosto che niente, meglio piuttosto” come si dice a Bologna. Tra curare una gonorrea con un antibiotico e prendere l’HIV, direi che non c’è paragone: ricordiamo che l’HIV ha dei risvolti più pesanti e più duraturi sulla vita di chi ce l’ha, poiché non esiste una cura che lo elimini completamente, dunque si trasforma in una condizione cronica.

Come si fa ad avere una relazione senza passarsi il virus?

Beh, se hai l’HIV e non vuoi passarlo, prima di tutto assumi correttamente la tua terapia. In termini tecnici, in inglese, si dice TasP, che sta per Therapy as Prevention, terapia come prevenzione. Che cosa vuol dire? Quello di cui abbiamo parlato poco fa, cioè che più bassa è la viremia, più improbabile diventa la trasmissione.  “L’analisi statistica ha evidenziato che, se la carica virale non è rilevabile, il rischio di trasmissione diminuisce del 99,5% in caso di sesso vaginale e del 99% in caso di sesso anale” (del 96% quando c’è eiaculazione). I ricercatori, tuttavia, sono convinti che in realtà l’efficacia del trattamento come prevenzione si attesti praticamente sul 100%, anche se – come hanno sottolineato i principali autori dello studio – probabilmente non sarà mai possibile dimostrare con certezza matematica che il rischio di trasmissione da parte di una persona che assume una ART efficace sia completamente azzerato. Inoltre, il preservativo è uno strumento molto efficace che, oltre a proteggere il tuo partner dall’HIV, protegge te da tante cose, quindi ci sono molte buone ragioni per usarlo.

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Se ho l’HIV devo parlarne con tutti i partner?

Con chi devi o non devi parlarne, è una scelta unicamente tua, assolutamente personale e non esiste un comportamento “giusto” e uno “sbagliato”, non
c’è una regola che valga per tutti, dal momento che noi esseri umani siamo tutti diversi, le nostre storie sono uniche e le nostre relazioni complesse. Fatta questa premessa, essere responsabili in due è più semplice e, in questo senso, parlarne può essere utile e liberatorio. Inoltre, se qualcosa va storto, averne parlato prima ti mette sempre dalla parte della ragione, poiché entrambi siete informati dello stato sierologico l’uno dell’altro. ALT! Ho detto l’uno dell’altro: tu sai di avere l’HIV, ma lui cosa ne sa della sua salute? L’ultimo test quando l’ha fatto? Ah, tre anni fa? Allora forse non sei proprio sempre tu l’unico a dover parlare di salute sessuale solo per il fatto di avere l’HIV. Lo stato sierologico è una cosa che riguarda entrambi. Se siamo sieronegativi e pensiamo che una persona con HIV sia sempre OBBLIGATA a dircelo, ci siamo mai chiesti se noi lo diremmo a tutti? In molti casi, non facciamo il test proprio perché nemmeno lo vorremmo sapere, magari aspettiamo un attimo prima di dare agli altri lezioni sul coraggio e sull’onestà? Se non ne parlate, però, conviene usare il profilattico!

Se conosco una persona che ha l’HIV, come faccio a non essere inopportuno?

Arriviamo ad un punto che ci sta molto a cuore: una persona con HIV ha la sua storia, che merita rispetto, come quella di chiunque altro: “Sai com’è successo/sai da chi l’hai preso?” è una domanda tanto inopportuna quanto stupida. Imbarazzante e stronza come chiedere alla tua amica incinta “Sai chi è il padre” davanti a suo marito. La nostra curiosità nei confronti di chi ci dice una cosa del genere probabilmente è ingenua, naturale e spontanea, ma teniamocela per noi finché non capiremo se e quanto l’altro abbia voglia di raccontarci. Dopotutto, la diagnosi di HIV è, nella maggior parte dei casi, un passaggio doloroso e complesso, che divide in due la vita che attraversa. Rispetto, attenzione e delicatezza, per favore.

Paolo Gorgoni

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