AMÉLIE & SYLVIE

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Il romantico coming out di Amelie Mauresmo

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Nel 1999, all’Australian Open, il torneo con cui prende il via la stagione agonistica del tennis mondiale, emerse il corpo scattante e robusto di Amélie Mauresmo: pantaloncini maschili, mascella squadrata e volitiva, capelli biondi lisci raccolti in una coda a volte fatta alla bell’e meglio, sguardo dolce e simpatico. La "ragazzaccia", alta e potente, giocava un tennis ispirato, che spaventava e annichiliva le antagoniste e i loro managers-allenatori.

Di livello in livello, sorprendendo chiunque la vedesse giocare, era riuscita ad arrivare ai quarti di finale. A volte, si sa, nel tennis -soprattutto quello femminile- un’emerita sconosciuta sale agli onori della cronaca per qualche match azzeccato e poi scompare di nuovo, per sempre. Perciò, anche in quel caso, nessuno si ricordò bene il suo nome fino a quando arrivò in semi-finale.

Gli occhi del pubblico si spalancarono davanti ai colpi devastanti con cui la francese batté per 7 games a 5 al terzo set "queen" Davenport, trovando la sua definitiva consacrazione. Fu una delle più intense partite femminili dagli anni degli scontri tra Martina Navratilova e Chris Evert. Gli straordinari rovesci-frisbee della Mauresmo costringevano la Davenport ad arrampicarsi in tribuna e a gridare scompostamente rinunciando al suo proverbiale aplomb.

I maligni notarono che, di tanto in tanto, Amélie si voltava a guardare, in tribuna, una ragazza un po’ mascolina -scuri capelli corti e campanella all’orecchio sinistro- che teneva gli occhi fissi sulla partita. Si accesero gli entusiasmi francesi per la loro giovanissima connazionale -Amélie aveva allora soltanto 19 anni- e le interviste alla stella nascente cominciarono a fioccare.

Mentre era seduta davanti al giornalista di turno, Amélie continuava a cercare con lo sguardo la misteriosa ragazza. La curiosità crebbe.

In finale, la Mauresmo si trovò di fronte una Martina Hingis -già numero uno al mondo- al pieno delle forze e inviperita per le attenzioni che la francese cominciava a mietere. Alla fine, distrutta perché non ancora abituata ai lunghi match, Amélie cedette il trofeo all’avversaria. La quale, però, avendo trovato notevoli difficoltà nel batterla (gli appassionati hanno ancora negli occhi le immagini sadiche di una Hingis sbatacchiata agli angoli, quasi il campo fosse un ring) esternò così il suo malcontento: "Certe persone non dovrebbero essere ammesse ai tornei. Mi sembrava di giocare contro un uomo!" Evidentemente, le malelingue avevano già cominciato a ricamare per Amélie un bel cappottino…

Ma chi cercava di debellare il ciclone Mauresmo si sbagliava di grosso: non conosceva il suo splendido carattere. Felice di poter prendere la "palla al balzo", Amélie chiamò a raccolta le più importanti testate giornalistiche francesi. E, davanti a migliaia di sportivi incollati alla tv, dichiarò di essere lesbica e di amare appassionatamente la propria compagna, Sylvie Bourdon, che vegliava su di lei come un angelo custode. Fu un gran momento per l’orgoglio omosessuale. Fioccarono foto della coppia sui giornali, interviste "a tema" su tv pubbliche e private e scatti "rubati" di baci e coccole sui tabloid. A casa Mauresmo arrivarono le lettere di entusiasmo dei militanti gay e le minacce di alcuni omofobi… Insomma, più che parlare delle capacità tennistiche di Amélie, si discusse, anche un po’ morbosamente, dei suoi gusti sessuali.

Ma lei non ci fece caso. Continuò a vivere concentrandosi sulle 2 cose che le piacevano di più: giocare a tennis e amare Sylvie.

Oggi Amélie ha 21 anni. La sua storia d’amore non mostra segni di cedimento. Sprezzante delle reazioni delle avversarie -che più di una volta si sono rivolte al giudice di gara per intimarle di smettere- ogni tanto, nel pieno del gioco, Amélie sente la necessità di cercare la sua ragazza con lo sguardo e lanciarle un bacio, facendolo volare via con un soffio dal palmo della mano.

E’ forse l’unica a poter insidiare l’attuale trimurti femminile: Venus – Giunone – Minerva: per i non addetti, Williams, Davenport, Hingis.

Ha molta strada da percorrere ma è "l’uragano Amélie"… ed è felice di essere gay.

di Debora Alessi

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