Google da ora pagherà le spese mediche dei dipendenti trans

di

Interventi chirurgici, terapie farmacologiche e tutto il necessario per completare la riassegnazione di genere di chi lo desidererà sarà a carico dell'azienda californiana dove hanno sede i Gayglers.

1905 0

Con effetto immediato Google ha deciso di iniziare a coprire le spese mediche sostenute dai suoi dipendenti che intendono intraprendere il percorso per il cambio di genere. La decisione è stata presa venerdì scorso e resa nota ieri. In osservanza degli standard stabiliti dalla World Professional Association for Transgender Health, l’azienda californiana si è detta pronta a farsi carico delle spese farmacologiche, chirurgiche e di qualsiasi altra terapia rientri nell’iter necessario per la riassegnazione del genere. La copertura include gli interventi ai genitali, oltre che la chirurgia al viso per femminilizzare i tratti maschili o le protesi al seno e tutti quegli interventi "ritenuti medicalmente necessari a seconda dalla situazione clinica unica della condizione e dalla vita di un determinato paziente", come recitano gli standard cui Google fa riferimento.

L’azienda di Mountain View ha anche raddoppiato la copertura per la salute dei suoi dipendenti transgender che è passata da 35.000 a 75.000 dollari, cifra minima richiesta secondo le valutazioni del Corporate Equality Index del 2012 che sarà pubblicato a breve. "Cerchiamo sempre nuovi modi per creare una cultura più inclusiva e supportare i nostri dipendenti – ha dichiarato alla rivista The Advocate Sarah Stuart, program manager del Global Diversity and Inclusion Team di Google -. La decisione di migliorare i nostri benefit per i dipendenti lgbt è iniziata come impulso che arrivava dalla base guidata dai Gayglers". E’ chiaro, poi, che Google vede questa scelta come un passaggio di una strategia più ampia che miri a mantenere competitiva l’azienda su più piani.

Google si è già fatta notare in tema di diritti delle persone lgbt per avere equiparato le coppie gay a quelle etero in termini di assistenza sanitaria e diritti riconosciuti dall’azienda alle famiglie, per essersi opposta al Doma (Defense of Marriage Act) che impedisce il riconoscimento a livello federale delle nozze gay, per i grupi costituiti al suo interno dai dipendenti lgbt, i cosiddetti "Gayglers", sempre presenti ai Pride dei paesi in cui l’azienda ha sede e per avere promosso campagne contro il bullismo e l’omofobia.

La sede di Singapore di Google, nella quale si trova uno dei gruppi di Gayglers, è uno sponsor della prima ora dell’evento Pink Dot che si svolge a giugno all’Hong Lim Park e al quale partecipano circa 10.000 persone, anche se nel paese il sesso tra uomini rimane illegale, con pene che arrivano a 2 anni di prigione.

Per questa ragione Google ha attuato politiche precise a tutela della privacy dei suoi dipendenti quando ha deciso di sponsorizzare l’evento.

"In posti in cui le opinioni in merito alle persone lgbt non sono favorevoli, dove non è considerato normale che gli omosessuali vivano apertamente la loro condizione, questi gruppi (i Gayglers, nda) fanno la differenza – ha spiegato Matt Yalowitz, tra coloro che hanno contribuito all anascita e alla diffusione dei Gayglers dentro Google -. Le persone ci hanno detto che se non ci fosse stato un grupop di Gayglers nel loro ufficio, non si sarebbero sentiti a proprio agio ad essere se stessi sul luogo di lavoro".

Leggi   Egitto, due manifestanti LGBT liberi su cauzione
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...